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Borse in affanno, cadono Milano e Madrid

Il certificato finale, inequivocabile, è stato stampato nero su bianco ieri: l’Europa viaggia a due velocità tanto in economia quanto sui mercati finanziari. La Borsa di Milano ieri ha perso il 2,60%, portando al 4,38% il ribasso da inizio anno. Il listino di Madrid ha ceduto il 2,55%, accumulando un passivo del 19% da inizio anno. Gli altri listini, invece, hanno mostrato variazioni minori: Parigi ha addirittura chiuso in rialzo dello 0,42%, mentre Francoforte ha perso lo 0,75%, Londra lo 0,93% e Wall Street lo 0,25%. Discorso analogo sui titoli di Stato. Ieri la Germania ha toccato i nuovi minimi storici di rendimento sulle scadenze a due, cinque, dieci e trent’anni (segnale di iper-acquisti). Mentre tassi dei titoli di Stato italiani e spagnoli sono leggermente saliti al 5,55% e al 5,85% sulla scadenza decennale, tanto da far aumentare gli spread ancora a 394 e 424 punti base. Insomma: l’economia si muove a due velocità, i mercati si muovono a due velocità.
Dall’economia alle Borse
Ieri a spingere verso il basso i listini, con velocità diverse, sono stati infatti gli ennesimi dati congiunturali negativi. Prima gli indici Pmi di tutti i paesi dell’area euro: tutti sono calati, tutti sono sotto la soglia dei 50 punti (segnale di contrazione economica). Ma per Italia e Spagna il calo è stato più pronunciato. Poi è arrivato il dato sulla disoccupazione europea, diffuso da Eurostat: altra doccia fredda. La Germania mantiene la disoccupazione ai minimi dalla riunificazione (anche se inizia a mostrare i primi segnali di deterioramento), mentre per Paesi come Italia (9,8%) e Spagna (24,1%) il peggioramento è netto. Poi è arrivata una terza doccia fredda: anche negli Usa il mercato del lavoro arranca, riducendo le speranze di una ripresa economica globale. Morale: tutte le Borse ne risentono, ma quelle dei paesi più deboli economicamente soffrono di più. Italia e Spagna in primis.
Il rischio politico
Anche perché su questi paesi pesa maggiormente l’incognita della tornata elettorale del fine-settimana. L’incertezza non è tanto sulle elezioni francesi (che comunque impensieriscono perché potrebbero cambiare la politica francese in Europa), quanto su quelle in Grecia. Ad Atene sono candidati 32 partiti politici e la campagna elettorale si è giocata a suon di anti-austerità e anti-euro. Il problema è che il nuovo Governo, qualunque esso sia, dovrebbe subito varare nuove misure di austerità per 11 miliardi per rispettare i patti con l’Unione europea.
Ebbene: il rischio che questo non accada, e che la crisi greca possa evolversi verso scenari imprevedibili, inizia ad impensierire il mercato. Ieri alcuni report di banche d’affari evidenziavano questo rischio (Rbs è arrivata anche a non escludere l’uscita della Grecia dall’euro), che potrebbe portare l’onda d’urto della speculazione fino a Italia e Spagna.
Soffre più la Borsa
Eppure, da qualche giorno, a soffrire è più la Borsa che il mercato dei titoli di Stato. I BTp hanno aumentato lo spread, anche ieri. Ma l’allargamento della forbice Italia-Germania è stato in gran parte dovuto al nuovo calo dei rendimenti tedeschi. I BTp decennali, invece, sono saliti solo leggermente al 5,55%. Ed è da un po’ di tempo che il legame tra Borsa e titoli di Stato è meno evidente: dal 10 aprile Piazza Affari ha perso l’1,7%, mentre i BTp decennali hanno ridotto i rendimenti dal 5,66% al 5,56%. Questo significa che sono stati acquistati, mentre le azioni venivano vendute.
Questo conferma che gli occhi degli investitori sono più puntati sull’economia, che penalizza maggiormente le Borse. Non è un caso che ieri, a Piazza Affari, le performance peggiori non le abbiano registrate solo le banche (-5,07% medio) o le assicurazioni (-2,79%), ma anche le società industriali (-2,70%), i media (-4,62%) e le tlc (-3,11%). Preoccupa la congiuntura. Quella ripresa che non c’è.

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