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Borse impaurite dai lockdown ma gli esperti non vedono nero

“Lockdown”. Il termine inglese abbiamo purtroppo imparato a conoscerlo bene. E avremmo voluto non sentirlo più. Nemmeno le Borse. Invece, la seconda ondata del Covid-19 ha riportato le chiusure (parziali, notturne) d’attualità. Tanto che nell’ultima seduta i mercati, consci anche del continuo stallo sul nuovo piano di auti negli Usa, si sono messi nella classica modalità di “risk off”: fuori dal rischio. Così, da una parte, i principali listini europei hanno chiuso in rosso: Parigi ha ceduto il 2,1%, Francoforte il 2,5%e Milano il 2,77% E, dall’altra, i tipici beni rifugio sono saliti: il rendimento del Bund decennale, ad esempio, è diventato più negativo (-0,6%). Il tutto mentre l’euro verso il dollaro ha perso di forza: in serata era in calo dello 0,4%.

Il ritracciamento

Al di là delle dinamiche giornaliere dei singoli asset, una domanda circolava ieri nelle sale operative: i nuovi annunciati, o prospettati, “lockdown” sono per le Borse uno spauracchio passeggero oppure inducono il cambiamento di scenario? Gli esperti, come conferma in linea di massima un sondaggio di BofA (vedere grafico in pagina), sono piuttosto concordi: per adesso l’impostazione di fondo dei mercati non muta. «I listini- dice Gian Marco Salcioli, esperto di mercato di Assiom Forex – potranno subire ulteriori vuoti d’aria. L’ennesima incertezza indurrà gli operatori sulla difensiva e, quindi, a prendere profitto». Anche perchè, non va dimenticato, «Wall street, nonostante tutto, è sui massimi». In generale, però, «l’attuale dinamica laterale non dovrebbe venire meno».

Il rischio politico e la Fed

Ciò detto quello che può, diversamente dal recentissimo passato, dare fastidio «è lo sfasamento temporale riguardo all’immediato intervento delle banche centrali, soprattutto della Fed» afferma Antonio Cesarano, Chief global strategist di Intermonte sim. Vale a dire? «L’istituto centrale, per evitare polemiche a pochi giorni dal voto per la presidenza Usa» e in attesa del nuovo piano di stimoli fiscali del Congresso, «difficilmente interverrà prima del 3 novembre». Di conseguenza, e proprio in assenza dell’intesa tra Democratici e Repubblicani sulla politica fiscale, «gli scossoni sul mercato potranno farsi sentire». Ovvio che, nel caso la situazione dovesse precipitare, la Fed e la stessa Bce interverrebbero. Come al solito il “monetadone” non sarà di certo lesinato ai listini drogati di liquidità. E questi, indipendentemente dalle sorti dell’economia reale, avranno un sostegno in più per resistere.

Già, resistere. «A ben vedere- aggiunge Lorenzo batacchi, portfolio manager di Banca Bper – una maggiore speranza sul fronte finanziario, e non solo, è data anche dai passi in avanti verso il vaccino». Certo, non bisogna cedere a facili illusioni: «sarà necessario vedere quando realmente potrà essere prodotto su scala industriale». Inoltre la compressione dei tempi di sperimentazione, unitamente ai diversi stop sui test, ha indotto una certa cautela nell’opinione pubblica. «Con il che bisognerà capire come verrà realmente accolto il vaccino». Ciò detto, però, «è indubbio – fa da eco Michele De Michelis, Chief investment Officer di Frame AM – che la situazione è diversa dalla prima ondata del virus». Dapprima perché adesso «c’è una maggiore conoscenza, al di là del vaccino, di come affrontarlo e gestirlo dal punto vista clinico». E poi perchè, statisticamente, «la seconda ondata è meno aggressiva della prima». Insomma, i gestori «seppure bisogna comunque essere sempre pronti a mutare la propria idea» conclude Batacchi, non vedono così nero sui listini a causa dei “lockdown”.

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