Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borse giù, tassi in rialzo all’asta BTp

La paura fa «novanta». Ieri il timore sull’incapacità dell’Europa di prendere per le corna la crisi ha dettato il ritmo delle danze in Borsa. Non un valzer, bensì un rock acrobatico con annesso capitombolo sul parterre. Tutti i listini Ue, infatti, hanno chiuso in calo. Da Madrid (-2,58%) a Parigi (-2,24%); da Francoforte (-2,24%) a Milano (-1,79%), il segno rosso è apparso sui tabelloni elettronici delle piazze europee. Quel Vecchio continente dove lo Stoxx 600 ha bruciato circa 100 miliardi di capitalizzazione.
Il ballo degli spread
Un mercoledì «nero» insomma che, seppure non con la stessa forza di qualche tempo fa, ha visto tornare in auge la correlazione inversa tra mercati azionari e spread. Questi ultimi, soprattutto nei Paesi periferici dell’Unione monetaria, hanno rialzato la testa, con decisione. Il differenziale BTp-Bund sulla scadenza decennale è salito a 464 punti base (erano 438 l’altro ieri); quello spagnolo è entrato in orbita e, dopo aver toccato il record di 539, ha chiuso a 534 basis point. L’allargarsi del differenziale, peraltro, ha riguardato anche la parte più breve della curva dei rendimenti. Sulla scadenza a 5 anni, ad esempio, lo spread del BTp (secondo il terminale Bloomberg) è cresciuto di 36 punti base; mentre sui 2 anni è salito di 38,9. Un trend replicato perfettamente in quel di Madrid: i differenziali dei Bonos quinquennali e a 2 anni sono aumentati degli stessi punti di quelli italiani. Seppure, va ricordato, i valori della Spagna sono ben più alti di quelli dei BTp.
Titoli in offerta
Già, i BTp. Ieri il focus era sull’asta dei titoli di Stato italiani. I Tesoro era atteso, dopo i collocamenti di CTz, BTp€i e Bot dei giorni scorsi, all’appuntamento clou: la vendita fino al massimo di 6,25 miliardi di bond governativi. Un’offerta suddivisa in due tranche: la prima di BTp a 5 anni; la seconda di titoli decennali. Ebbene, rispetto alla scadenza più breve il rapporto di copertura è stato di 1,35, con un rendimento in asta del 5,66%. Il titolo decennale, invece, ha visto un Bid to cover ratio dell’1,4 e lo yield al 6,03%. Numeri positivi o negativi? «Numeri più o meno attesi – risponde Chiara Manenti, di Intesa Sanpaolo -. Nel contesto attuale, sperare in un risultato diverso è un po’ utopia». «L’importante – fa da eco Angelo Drusiani, di Albertini Syz- è collocare i buoni senza troppa difficoltà. E così è stato». Diversi operatori, in realtà, sono rimasti delusi: «Ma – riprende Drusiani – chi si straccia le vesti su un risultato simile dovrebbe ragionare sul fatto che» l’ottuso egoismo di Berlino, oggi in grado di finanziarsi sui 10 anni all’1,26%, «blocca le soluzioni necessarie all’Europa». Quelle riforme, sia di breve che di lungo respiro, peraltro attese con bramosia dai mercati.
L’Europa che manca
La prova? È presto detto: basta dare un’occhiata a cosa è successo ieri sui listini a metà seduta. Dunque: alle 13 è stata rilanciata la notizia che la Commissione Ue vuole l’uso del Fondo salva Stati per aiutare direttamente le banche in difficoltà. In un attimo, lo Stoxx 50 è passato da 12.830 punti a oltre 13.050. Un balzo verticale comune a tutti i listini europei «che, invece – sottolinea Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia – avevano dato meno peso all’asta dei BTp». Non appena, però, l’indicazione della Commissione per un “Unione bancaria” ha trovato i soliti distinguo da Berlino i listini hanno ingranato la retromarcia. È tornata quella paura per la Spagna che, guarda caso, il britannico Financial Times aveva pensato di rinfocolare fin dal mattino. L’austero foglio, infatti, era in edicola con la notizia di una presunta bocciatura da parte della Bce del salvataggio della spagnola Bankia. Una news, però, smentita successivamente da Eurotower. «Al di là del fatto particolare – afferma Spreafico – è chiaro che senza una decisione netta su Eurobond, Esm e su una maggiore integrazione europea il pessimismo avrà sempre la meglio ». Quei mercati che ieri non sono stati aiutati nemmeno da Wall Street. I listini d’Oltreoceano, in un gioco a rimpiattino dove non si capisce bene se è più l’Europa a influenzare l’America o viceversa, hanno chiuso anch’essi in negativo: l’S&P500 ha perso l’1,43% mentre il Nasdaq ha ceduto l’1,17 per cento.
Euro ed elezioni ad Atene
Un calo, quest’ultimo, indubbiamente aiutato anche dal continuo rotolare verso il basso dell’euro. La divisa unica, schiacciata tra i timori per le elezioni di Atene (17 giugno), il referendum di oggi in Irlanda sul fiscal compact e la paura sugli istituti di credito spagnolo, è scesa sotto quota 1,24 rispetto al dollaro. Il valore più basso degli ultimi due anni. E si sa: nel classico meccanismo di «risk off» (fuori dal rischio), l’euro debole significa fuoriuscita dall’equity e acquisti su Bund e Treasury. Meno, ovviamente, sui BTp (ieri il decennale rendeva sul secondario il 5,908%) che di certo non è considerato “bene rifugio”.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Gaetano Miccichè lascia il consiglio di amministrazione di Rcs MediaGroup. Il presidente della div...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Rinvio per tre provvedimenti chiave del governo Draghi per accompagnare l’attuazione del Recovery...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se mai ci fosse stato un dubbio, il Csm ha messo nel mirino tutta la situazione che sta incendiando...

Oggi sulla stampa