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Borse giù, poi risalgono

Chiusura sopra la parità per le borse europee, tranne quella tedesca. I listini, dopo una falsa partenza dovuta allo scivolone di Wall Street e dell’Asia avvenuto martedì, hanno trovato la forza di rimbalzare. A Milano il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,55% a 22.331 punti, mentre in mattinata era sceso sotto quota 22 mila toccando un minimo di giornata a 21.918. In primo piano restano le tensioni sui dazi doganali. Nel resto del continente hanno guadagnato terreno Londra (+0,64%) e Parigi (+0,29%), mentre si è mossa in controtendenza Francoforte (-0,25%). Lo spread Btp-Bund è sceso di tre punti a 134.A livello macroeconomico la crescita del pil Usa, nella lettura finale del quarto trimestre, è stata rivista al rialzo da +2,5 a +2,9%: il dato ha battuto il consenso degli economisti. Intanto il tasso dei Treasury, i titoli del debito pubblico americano con scadenza decennale, è salito ai massimi da sette settimane al 2,769%: la causa va ricercata nella forte discesa dei titoli tecnologici di martedì al Nasdaq e nella debole domanda alle due aste di ieri del debito pubblico a stelle e strisce.

A Piazza Affari il comparto delle utility è stato premiato dagli acquisti: Terna +4,77%, Snam +4,66%, Enel +3,71%, A2A +2,41%, Italgas +1,75%. Bene i titoli bancari: Unicredit ha chiuso in progresso dell’1,29%, Intesa Sanpaolo dello 0,91%, Ubi B. dello 0,73%, Mediobanca dello 0,48%, Banco Bpm dello 0,23%. Segno negativo, invece, per Bper (-0,53%) e soprattutto per Mps (-2,32%), vittima di un lungo andamento ribassista.

Denaro su Telecom Italia (+0,74%), con le azioni di risparmio che hanno messo a segno un +1,42% a 0,67 euro. Bernstein ritiene che la conversione delle risparmio in ordinarie sia la mossa giusta: garantirebbe benefici a tutti gli azionisti tranne Vivendi. Pesante Stm (-5,32%), che ha pagato i forti ribassi dei tecnologici Usa.

Nel resto del listino in gran spolvero Igd (+9,63% a 7,978 euro), su cui Société Générale ha alzato la raccomandazione a buy, con il prezzo obiettivo che passa da 11,10 a 11 euro. In caduta libera Fincantieri (-14,49% a 1,216 euro). A catalizzare le vendite è stato il giudizio di Kepler Cheuvreux, che ha ridotto la raccomandazione da buy a hold, con target price a 1,45 euro: per gli analisti i numeri del piano industriale sono in linea con le attese, tranne l’utile per azione più basso delle previsioni.

Nei cambi, l’euro ha chiuso sotto 1,24 dollari a 1,2357. Per le materie prime, petrolio in discesa, con il Brent a 69,70 dollari (-42 centesimi) e il Wti a 64,51 (-74 cent). Giù l’oro, che cedeva 15 dollari a 1.330.

Massimo Galli

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