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Borse giù, la volatilità non dà tregua

Le Borse chiudono in rosso un agosto pessimo, quantomeno di correzione, se non qualcosa in più. Ennesimo ribasso da Shanghai (-0,82%) a cui ha fatto sponda in Asia il calo di Tokyo (-1,1%). Forte volatilità in Europa (Eurostoxx -0,5%) dove il Dax 30 tedesco ha ceduto lo 0,38%, Parigi lo 0,5%. Ha limitato le perdite il Ftse Mib di Piazza Affari (-0,24%) grazie agli acquisti su Eni (che pesa per circa il 20% nel calcolo dell’indice delle blue chip di Milano) dopo la scoperta di un giacimento di gas in Egitto.
Il conteggio del mese di agosto la dice tutta: Francoforte ha perso il 9%, Milano il 6,7%, Tokyo l’8%, Shanghai il 12%, Wall Street il 6%. Per i listini europei si tratta del peggior ribasso da agosto del 2011 (Eurostoxx -9,19%), per Piazza Affari del peggior calo da giugno 2013.
Non ci sono certezze, ma dal simposio di Jackson Hole tra banchieri centrali concluso domenica sono aumentate le possibilità che la Federal Reserve rialzi il costo del denaro (di 25 punti base) a settembre. Il vicepresidente della Federal Reserve, Stanley Fischer ha lasciato aperta la porta, nonostante le turbolenze provocate dai timori per l’economia cinese. La sensazione è che al di là della Cina, il vero snodo per l’andamento dei listini è proprio la scelta che la Fed comunicherà il 17 settembre. «La turbolenza del mercato continuerà nell’immediato futuro. La Cina è il catalizzatore ma la vera ragione del sell-off è il nervosismo per il primo rialzo dei tassi Usa», osserva Koen De Leus, senior economist di Kbc.
Oggi intanto c’è attesa per il dato Pmi manifatturiero in Cina ad agosto. Sotto osservazione la soglia 50, che delimita l’espansione economica dalla contrazione. Un dato sotto le attese potrebbe incrementare la volatilità, che resta abbondantemente sopra i livelli di guardia. Ieri il Vix, l’indice che la misura, è tornato a salire dopo qualche seduta di rifiatamento. Con un balzo del 7% ha superato i 28 punti, sopra la media di lungo periodo di 20, e sopra i livelli di serenità nel settore dell’equity (10-15 punti).
Wall Street ha limitato le perdite nel corso della serata quando, a mercati europei chiusi, dopo essere arrivato a cedere oltre il 2%, il petrolio ha virato in positivo. A New York il Wti è salito di oltre l’8% in area 49 dollari al barile, mentre il Brent di Londra ha segnato un rialzo rialzo superiore al 4% oltre i 52 (+25% dai minimi del 24 agosto, si veda articolo a pagina 26). Questo dopo l’apertura dell’Opec (l’Organizzazione dei principali Paesi esportatori) che ha fatto sapere di essere «pronta a parlare con altri produttori» per raggiungere «un prezzo giusto». Inoltre l’Energy information administration (Eia) ha tagliato le stime sulla produzione Usa dei primi sei mesi dell’anno. Il rafforzamento del petrolio ha spinto in ribasso il dollaro con l’euro che è tornato oltre quota 1,12 nei confronti del biglietto verde. Sul cambio più scambiato al mondo influiscono però anche le crescenti aspettative di un rialzo dei tassi negli Usa, una forza che fa pendere la bilancia a favore di un ulteriore apprezzamento del dollaro. Ma da qui fino al 17 settembre, non sono escluse sorprese. Fintanto che la volatilità resterà alta, i mercati potrebbero continuare nell’attuale schizofrenia. Vendite più composte sul mercato dei titoli di Stato (lo spread BTp-Bund è sceso a 117 punti perché sono stati venduti più Bund, con il rendimento del decennale salito allo 0,8%, che BTp, con il rendimento all’1,95%). Il mercato resta sotto l’alveo protettivo della Bce che giovedì, quando ci sarà il meeting a Francoforte, potrebbe anche aprire le carte a un’ulteriore espansione del piano di acquisti. Nel frattempo si naviga a vista.

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