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Borse giù, banche sotto pressione

Piazza Affari cede il 2,51% – Lo spread BTp-Bund sfonda 160 punti, poi ripiega a quota 153
L’avversione al rischio è tornata ai massimi livelli ieri sui mercati su cui si è abbattuto il ciclone Donald Trump. Lo scenario di una vittoria del candidato repubblicano, fino a un mese fa considerato poco probabile anche alla luce di confronti televisivi che avevano visto prevalere nettamente la rivale democratica, inizia ad essere prezzato dagli investitori a una settimana dal voto. A muovere i mercati in particolare è stato l’ultimo sondaggio condotto da Abc News e Washington Post e pubblicato martedì che ha dato in vantaggio Trump per la prima volta da maggio. Facile intuire l’influenza che ha avuto in questo cambiamento dell’umore degli elettori la notizia della riapertura da parte dell’Fbi delle indagini sull’«emailgate» che ha riguardato Hillary Clinton quando era segretario di Stato. L’incertezza su quello che potrebbe essere l’impatto economico della vittoria di Donald Trump (la cui ricetta di politica economica prevede un certo grado di protezionismo) ha provocato una netta impennata della volatilità (l’indice Vix è balzato ai massimi dal post-Brexit) e una forte avversione al rischio tra gli investitori come dimostra il rally di «beni rifugio» come l’oro, lo yen, il franco svizzero e i titoli di Stato dei Paesi a massima affidabilità creditizia.
In questo contesto ad essere penalizzate sono state le Borse, ieri tutte in deciso calo con Francoforte (-1,47%), Madrid (-1,85%), Parigi (-1,24%) e Londra (-1,04%). Per l’indice europeo Stoxx Europe 600 (-1,13%) quella di ieri è stata l’ottava seduta consecutiva chiusa in ribasso. Tra i principali listini continentali il peggiore è quello di Milano che ha perso il 2,51 per cento. Alla generale vulnerabilità legata al difficile contesto generale Piazza Affari aggiunge un elemento di debolezza tutto suo che riguarda il settore bancario tornato ieri ad essere pesantemente colpito come dimostra la flessione del 4,2% dell’indice Ftse Italia Banche. I ribassi hanno colpito soprattutto le azioni della Bpm (-7,69%) e del Banco Popolare (-7,05%), le due banche prossime alla fusione, senza risparmiare Bper (-5,62%), Unicredit (-4,95%) e ovviamente il Monte dei Paschi di Siena (-4,25%). L’aumento di capitale da 5 miliardi di euro della banca senese viene considerato, a torto o a ragione, il banco di prova per l’intero settore creditizio alle prese con i ben noti problemi di qualità del credito. Sulla difficile operazione di rafforzamento patrimoniale della banca pende peraltro l’incognita politica legata al risultato del referendum costituzionale del 4 dicembre. Un appuntamento elettorale che, in caso di vittoria del «no», rischia di minare la tenuta del governo Renzi e la fiducia dei cosiddetti «anchor investors» interessati ad aderire al piano.
L’incognita elettorale ha pesato in queste settimane anche sui corsi dei titoli di Stato italiani come dimostra, ad esempio, la risalita dello spread Italia-Spagna (vedi articolo sotto). Nelle prime ore di contrattazione ieri si è registrata una brusca impennata del differenziale Bund-BTp balzato oltre quota 161 punti riportandosi sui massimi da luglio 2015. Una fiammata che però è frutto soprattutto del crollo dei tassi dei Bund tedeschi fortemente gettonati in quanto «bene rifugio». Al termine degli scambi il tasso a 10 anni tedesco si è attestato allo 0,13% in netto ribasso rispetto allo 0,17% della vigilia. Il calo dei rendimenti, inizialmente confinato ai soli titoli rifugio, ha comunque interessato anche gli altri titoli di Stato. Il tasso del BTp a 10 anni è così sceso dall’1,76 all’1,66 per cento.

Andrea Franceschi

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