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Borse fredde sul dietrofront spagnolo

L’incertezza sul piano di aiuti a favore della Spagna continua a condizionare i mercati finanziari. In discussione non è la richiesta in sé da parte di Madrid, data ormai pressoché per scontata, ma la tempistica dell’operazione. Gli operatori si mostrano sempre più impazienti e spingono per un’attivazione immediata, così l’appetito per il rischio riprende a crescere quando si parla di svolta imminente, come lunedì sera con le indiscrezioni rilanciate dall’agenzia Reuters, per ritornare sui propri passi alla smentita ufficiale successiva.
L’evidenza di questo «tira e molla» per certi versi estenuante la si è avuta ieri, quando a riportare la situazione al punto di partenza ci ha pensato direttamente il primo ministro spagnolo, Mariano Rajoy, dichiarando che la richiesta di aiuti non è imminente (cioè non arriverà entro il prossimo fine settimana). Il tentativo di rialzo inscenato dalle Borse all’apertura si è arenato e i listini europei hanno terminato nel grigiore: Milano ha ceduto lo 0,18% con i titoli bancari che si sono rimangiati i guadagni delle prime ore, e altrettanto hanno fatto Parigi (-0,6%), Francoforte (-0,28%) e Londra (-0,19%).
Curiosamente la sola Madrid ha mantenuto vigore terminando in rialzo dell’1,07%, con Bbva e Santander a tirare il gruppo. Sulla Spagna si allontana, almeno per il momento, la scure di Moody’s, che ha ieri fatto sapere di aver rimandato la decisione sul rating (per adesso «Baa3», l’ultimo gradino prima di scivolare fra i bond «spazzatura») a fine mese. Oltre l’Atlantico il torpore ha investito anche Wall Street, che ha terminato attorno alla parità per il secondo giorno consecutivo (+0,09% S&P 500 e +0,21% Nasdaq). Qui la scarsa attività degli investitori risente, oltre che dell’alternarsi delle vicende europee, anche dell’attesa per i dati sulla disoccupazione Usa in programma venerdì e per l’avvio effettivo della stagione delle trimestrali societarie che come da tradizione partirà con l’annuncio di Alcoa martedì prossimo.
Qualche movimento in più si è visto per la verità sull’euro (risalito oltre quota 1,29 dollari) e sul reddito fisso. Il titolo decennale italiano è tornato a sfiorare la soglia del 5% prima di terminare al 5,08%, un valore che permette di riportare il differenziale di rendimento nei confronti della Germania da 369 a 362 punti base. Nel complesso però i volumi restano limitati, anche per i Bonos spagnoli (decennale al 5,72%, spread a quota 427) che attendono probabilmente il test impegnativo di domani, quando Madrid metterà sul mercato un ammontare compreso fra 3 e 4 miliardi di euro di titoli con scadenza di 3 e 5 anni. Ieri intanto Austria (1,3 miliardi di euro di bond scadenza 2019 e 2044), Belgio (circa 3 miliardi di titoli a 3 e 6 mesi) e il fondo Efsf (2 miliardi di titoli a 3 mesi) non hanno avuto difficoltà a intercettare la domanda degli operatori.
Minore è invece, almeno questa volta, l’attesa per il consiglio Bce che si terrà domani a Francoforte: Mario Draghi ha svelato le linee guida del piano anti-spread un mese fa e non sembrano per il momento esserci margini per un’ulteriore sforbiciata ai tassi (a maggior ragione dopo il dato superiore alle previsioni dei prezzi alla produzione nell’area euro rilasciato ieri). Tutto sembra ruotare sui tempi della richiesta di aiuto da parte della Spagna.

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