Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borse emergenti per i tempi lunghi

I mercati azionari dei Paesi emergenti – primi fra tutti quelli più importanti, cioè i Bric (Brasile, Russia, India e Cina) – negli ultimi mesi battono in testa. Se guardiamo il grafico accanto dove si vede l’andamento degli indici Msci Emerging markets generale, dei Bric e del World Index (la sintesi dell’andamento dei più importanti listini industrializzati) nell’ultimo anno, è evidente come, dopo una corsa che dall’inizio della scorsa estate è proseguita fino a febbraio-marzo, le traiettorie si siano poi divaricate.
«Le rinnovate preoccupazioni sulla crescita economica cinese, così come i timori per una fine anticipata del quantitative easing da parte della Fed e il conseguente possibile ridimensionamento dei prezzi azionari e obbligazionari, hanno pesato sui corsi», spiega l’ultimo Emreport di Raiffeisen Capital Management. «A livello globale – continua lo studio – negli ultimi mesi l’andamento dei listini emerging è stato più debole rispetto ai prezzi dei mercati sviluppati. Un trend che – accanto ai prezzi delle materie prime in calo, agli indicatori congiunturali anticipatori di molti Paesi e all’andamento del commercio mondiale – indica sempre più il pericolo di una nuova ondata deflazionistica globale».
L’ipotesi, fatta propria dalla maggioranza dei gestori, è che la performance negativa dell’azionario degli emerging markets rispetto al resto alle nazioni industrializzate per il momento potrebbe ancora continuare e che, quindi, l’ipotesi di un investimento in queste aree del mondo – che peraltro restano il motore della crescita – vada visto con molta cautela e con tempi lunghi.
Detto questo, però, le opportunità non mancano. Solo che bisogna saper assumere rischio prospettico. Prendiamo la Russia, «verso la quale – dice Daniele Mellana, responsabile per l’Italia di East Capital – guardano molti investitori attratti dalle valutazioni depresse, restando però cauti per il rischio di una value trap: il prezzo dei titoli è conveniente, però non cresce di valore». Il price earning del mercato russo è basso da due anni, ma nello stesso periodo l’Msci Russia ha sottoperformato del 40% l’S&P 500.
«La situazione macro russa – osserva ancora Mellana – è per molti aspetti invidiabile: il rapporto debito/Pil è attorno al 10%, le riserve valutarie sono fra le maggiori al mondo e l’economia domestica è fra le più vivaci a livello globale (i consumi interni annui ammontano a mezzo milione di miliardi di dollari). La delusione è sul fronte della crescita: a inizio 2013 si pensava a un Pil in salita del 4% nell’anno, ora le stime sono per un più 1,9%, meno della metà».
Un driver di crescita potrebbe essere la sostituzione del primo ministro Dmitrij Medvedev, che il presidente Putin accusa di indolenza nel promuovere le riforme economiche, con l’ex ministro delle Finanze Alexei Kudrin, una figura autorevole e apprezzata internazionalmente. «In ogni caso – pensa Mellana – oggi la Borsa russa è interessante dal punto di vista valutativo ed è a un buon punto di ingresso ragionando in termini tecnici. Se poi farà un rally da qui a Natale non lo so, ma certo – pur tenendo presente che si tratta di un listino volatile e ad alto beta – merita attenzione».
Anche la Cina rallenta e questo frena, nel breve, l’andamento del suo listino. Ma bisogna saper guardare sull’orizzonte lungo. «Nonostante il fatto che questa economia stia affrontando molte sfide strutturali, che agiscono da freno per la crescita – dice Kristina Sandklef, macroeconomista Asia di East Capital –, dovremmo ricordarci che solo attuando le riforme potrà esserci più crescita».
Ma come si può muovere l’investitore? «Il settore dei consumi – spiegano Vincent Lagger e Jian Shi Cortesi, gestori del Jb Chindonesia Fund di Swiss & Global Asset Management – continua a beneficiare di una politica governativa molto favorevole; ciononostante, gli investitori devono essere selettivi. Con l’intensificarsi della concorrenza nel mercato dei consumi cinese, investire in società leader con marchi forti rimane una buona strategia per trarre il massimo vantaggio dalla crescita dei consumi locali. Vediamo con favore i settori dei consumi in senso lato, dell’informatica e della sanità, che traineranno la crescita futura della Cina».
L’India soffre da un paio d’anni di un rallentamento economico, aggiungono Lagger e Shi Cortesi, «dovuto allo stallo delle attività d’investimento. Tuttavia, alcuni aiuti agli agricoltori uniti a condizioni meteorologiche favorevoli hanno creato terreno fertile affinché negli ultimi anni i consumi delle aree rurali crescessero e superassero addirittura la spesa effettuata nelle città. Pertanto continuiamo a guardare con favore, nel lungo termine, i settori rurali delle banche, delle auto, del cemento e dei beni durevoli».
Comunque, ragiona Matthew Vaight, gestore di M&G Global Emerging Markets fund, «c’è un sentiment negativo verso i mercati più grandi come la Cina, la Corea e il Brasile, ma crediamo che le preoccupazioni degli investitori siano state più che prezzate». Ma, continua, «penso che siano enormi i profitti che si possono ottenere con un approccio di lungo termine basato sui fondamentali. Al momento, ci sono molte sacche di rischio nei mercati emergenti più grandi, ma penso che questi fattori siano più che scontati e vi siano interessanti opportunità per chi investe con un orizzonte lungo».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nonostante la pandemia tante aziende hanno deciso o subìto il lancio di un’Opa che le porterà a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Peugeot-Citroën ha annunciato di aver parzialmente rimarginato le ferite della prima parte dell’a...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Meno macchine, meno motori termici, e un ritorno al futuro nei modelli. Ecco la ricetta del nuovo am...

Oggi sulla stampa