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Borse e spread brindano all’asta spagnola

di Luca Davi

Qualche operatore, forse in un eccesso di entusiasmo, si azzardava pure a bollare la seduta di ieri come l'avvio di un piccolo rally. Di sicuro quello cui si è assistito sui mercati globali è stato un lampo di ottimismo nel buio delle ultime sedute. Basti pensare che gli indici mondiali hanno registrato il maggiore rialzo delle ultime tre settimane. La Borsa di Francoforte, ad esempio, ha guadagnato il 3,11%, quella di Milano il 2,87%, Parigi il 2,73%, Madrid il 2,44%. Un po' più contenuto il rialzo di Londra (+1,02%) mentre Wall Street è stata ancora più brillante, con l'S&P 500 in progresso del 2,98% e il Nasdaq del 3,2%. A mostrarsi tonici sono stati anche i bond sovrani: lo spread tra i BTp decennali italiani e quelli tedeschi è calato di circa 30 punti (a 458 su dati Bloomberg, a 470 su dati Reuters) così come si è raffreddato quello dei Bonos spagnoli (-17 punti base, al 4,99%).
Come si spiega tutta questa euforia da parte delle sale operative? Una risposta univoca, ovviamente, non esiste. Certo è che i motivi per guardare con più convinzione al futuro del debito periferico europeo, e alle condizioni di salute dell'economia mondiale, non sono mancati. A partire dal dato sulla fiducia delle imprese tedesche: mettendo a segno il miglior rialzo mensile da luglio 2010, l'Ifo di dicembre è balzato a sorpresa oltre i 107 punti contro i 106,6 di novembre. Secondo gli economisti dell'istituto tedesco, il periodo natalizio si sta rivelando molto positivo per i retailer della Germania e, per ora, non vi è alcun segno di un possibile rischio recessivo nel Paese continentale.
Subito dopo la diffusione dei numeri tedeschi, è stata la volta di Madrid, la cui asta dei titoli di Stato a 3 e a 6 mesi ha avuto un esito tanto positivo quanto inatteso: a fronte di un'offerta di 4,5 miliardi di euro, la domanda ha superato i 5,6 miliardi. Ma ciò che più conta è che sono crollati i rendimenti. I titoli a 6 mesi sono stati collocati al 2,43% (contro il 5,22% della precedente asta di novembre) e quelli a tre mesi all'1,73% (5,11% a novembre). Come in un effetto domino, anche i BTp italiani hanno preso fiato, tanto che il rendimento del decennale è sceso al 6,52%. Meglio ancora è andata al titolo biennale, che risente più fedelmente degli umori degli investitori, che ha visto scendere il rendimento di 18 punti al 4,76%.
L'improvviso raffreddamento della tensione sui titoli spagnoli è stato interpretato da molti osservatori come l'assaggio di quello che potrebbe succedere a partire da oggi. In mattinata la Bce metterà a disposizione delle banche fondi fino a 3 anni al tasso dell'1%. Una mossa, questa, che punta ad attutire la crisi di liquidità interbancaria ed evitare che si prosciughino i prestiti a imprese e famiglie. L'operazione di rifinanziamento dell'Eurotower – che in teoria dovrebbe spingere le banche europee a finanziarsi a tassi moderati per investire su titoli di Stato più redditizi in una sorta di carry trade – nel medio periodo potrebbe quindi limare i rendimenti dei titoli di Stato periferici, da tempo nell'occhio del ciclone dei mercati.
Ulteriori motivi di incoraggiamento, nel pomeriggio, sono arrivati infine dal mercato immobiliare americano. Le richieste di permessi per nuove costruzioni negli Stati Uniti hanno toccato il massimo da un anno e mezzo. Ecco perchè Wall Street si è messa da subito in territorio positivo e ha trascinato con sé soprattutto i titoli bancari (+3,26% lo Stoxx di settore) e automobilistici (+5%) europei, e con loro tutti i listini del Vecchio Continente. A volare a Wall Street sono state soprattutto le banche (+4,3% il settore), dopo che la Fed ha proposto un provvedimento quadro nell'ambito della legge di riforma della finanza (Dodd-Frank Act) che chiede ai maggiori istituti finanziari del Paese (con asset superiori a 50 miliardi $) di ridimensionare l'assunzione di rischio. In questo modo verrebbe ridotto l'impatto che un loro fallimento avrebbe sul sistema finanziario.
Tutto a posto, quindi? Non proprio. Per molti traders la parola d'ordine ora è: cautela. Cautela perché gli spread europei, italiano in primis, sono ancora a livello d'allarme. Cautela perché quelli di ieri, su mercati azionari e obbligazionari, sono risultati raggiunti in uno scenario di volumi sottili e appaiono poco rappresentativi. Ecco perché, sottolineano gli analisti, il risultato di ieri va comunque preso con le pinze.

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