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Borse deluse da Draghi, sale lo spread

Brutta giornata per le Borse europee. I mercati archiviano il fatto che per questo Natale non riceveranno alcun regalo dalla Banca centrale europea. Nelle ultime sedute Borse e titoli di Stato della periferia erano saliti in modo corposo (e allo stesso tempo l’euro si era deprezzato sotto 1,23 dollari rivedendo i livelli del 2010) andando già in parte a scontare un forte annuncio espansivo da parte della Bce nel meeting di ieri. Ma il governatore Mario Draghi ha deluso le attese. Ha preso tempo, aspettando di capire gli effetti che potrebbero avere sulla crescita economica dell’Eurozona i minori costi di approvvigionamento del petrolio (il cui è prezzo ha perso il 40% da giugno). Per questo motivo il fantomatico quantitative easing (allentamento monetario) con annesso acquisto di titoli di Stato è stato sì rievocato da Draghi tra le possibilità all’orizzonte, ma non è stato lanciato. Come dire, il bazooka è tepronto. Ma è prematuro azionarlo prima di Natale. 
In reazione, i listini hanno reagito bruscamente. Piazza Affari – che oscillava intorno alla parità anche dopo le 13.45 quando il consiglio direttivo della Bce ha lasciato invariati i tassi, inchiodati al minimo storico dello 0,05% – ha girato in netto ribasso dopo le 14.30, quando Draghi si è rivelato appunto evasivo sui tempi e sulle modalità dell’allentamento monetario. Il Ftse Mib ha chiuso con un ribasso del 2,77%, segnando la peggiore performance tra le principali Borse europee. Ad affossare il listino sono state le vendite sui titoli bancari, decisamente esposti sui titoli di Stato, a ruota penalizzati dalle parole della Bce. Regina dei ribassi è stata Banca Mps (-4,5%). Profondo rosso anche per UniCredit (-4%) e Intesa Sanpaolo (-3,4%). In controtendenza il settore del lusso che ha beneficiato del balzo mattutino della Borsa di Shanghai (+4,3%) in scia all’ipotesi di nuove misure espansive della banca centrale cinese. Bene anche Telecom Italia che ha chiuso la seduta in rialzo dell’1,58% nell’attesa di novità sul fronte brasiliano e sull’offerta per Metroweb.
Sul mercato dei titoli di Stato, i rendimenti dei BTp sono risaliti a 2,04%, sette punti base in più rispetto al minimo storico segnato mercoledì (1,97%). Lo spread con il Bund è salito a 127 punti.
Certo i numeri registrati ieri, anche quelli che riguardano l’euro (si veda articolo in basso). sono quelli di una tipica giornata da avversione al rischio. Ma il sentiment, quello resta positivo. «Crediamo che queste vendite possano essere temporanee e durare solo qualche settimana. Difatti Draghi è stato abbastanza convincente per un’azione nei prossimi meeting – spiegano gli esperti di Ig -Il movimento dei mercati di oggi ci induce a pensare che gli operatori in fondo credevano in un annuncio di uno «qe» già oggi. La mancata azione sta portando a delle prese di profitto, ma il quadro rimane nel complesso positivo. In fondo abbiamo l’impressione che Draghi abbia imbracciato il bazooka e stia aggiustando il mirino prima di aprire il fuoco».
È vero, non c’è stato il regalo di Natale. E Wall Street si è infiammata a metà seduta (per poi chiudere comunque sotto la parità) dopo le indiscrezioni di Die Welt secondo cui tre dei sei membri del Comitato eseutivo della Bce avrebbero votato contro il documento sostenuto da Draghi che, dunque, avrebbe perso la maggioranza. Ma gli operatori hanno pochi dubbi sul fatto che l’istituto di Francoforte lanci a breve il quantitative easing con tanto di acquisti di titoli di Stato. Ciò che non mette d’accordo gli esperti sono i tempi. «Un piano di allentamento quantitativo di più ampia scala dovrebbe partire il 22 gennaio, ossia al prossimo meeting della Bce» sottolinea Patrice Gautry, capo economista di Union bancaire privée. Secondo Paolo Guida, vice presidente di Aiaf-Associazione italiana degli analisti e consulenti finanziari «il direttivo ha dichiarato che soltanto al’inizio del prossimo anno verrà fatta una valutazione della situazione economico-finanziaria e l’effettivo annuncio, si evince dal commento di Draghi, potrebbe arrivare addirittura a inizio marzo».
L’altra grande incognita riguarda le quantità degli eventuali acquisti. Gli effetti sarebbero proporzionali. «Nel caso la Bce mettesse sul piatto 500 miliardi di euro lo spread BTp-Bund potrebbe scendere a quota 100 – prevede Andrea Delitala , head of invetment advisory di Pictet Asset Management -. Se fosse ancor più aggressiva sui governativi con un importo di 800 miliardi il differenziale potrebbe scendere a 80 punti».
Ma in fin dei conti è ancora presto per dirlo visto che Draghi ieri ha preso altro tempo. E i mercati, per quest’anno, accontentarsi di mangiare il panettone senza canditi.
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