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Borse deboli in attesa di Fed e Bce

Difficile per gli investitori prendere una posizione ben precisa alla vigilia di una due giorni che mette in fila appuntamenti del calibro della riunione della Federal Reserve sui tassi (oggi), della prima tornata della nuova Tltro della Banca centrale europea e del referendum sull’indipendenza scozzese (domani). E infatti ieri i mercati europei si sono mossi in modo estremamente prudente, anche se sul filo sottile di una debolezza che ormai prosegue da qualche settimana.
Così Piazza Affari ha terminato in calo dello 0,3%, più o meno in linea con il resto d’Europa: Parigi ha ceduto lo 0,50%, Francoforte lo 0,40%, Madrid lo 0,39% e Londra lo 0,18 per cento. Sono risaliti anche i rendimenti dei titoli di Stato italiani (2,47% per il BTp decennale, che si era spinto anche fino al 2,50%) e la loro distanza da quelli tedeschi (141 per lo spread).
Più che di avversione per il rischio vera e propria si tratta però di una correzione dei movimenti rialzisti che si erano visti a fine agosto e a inizio di questo mese quando Mario Draghi aveva ripetutamente accennato alle potenziali mosse ultra-espansive della Bce (poi in parte confermate nella riunione del 4 settembre scorso). Misure che prenderanno effettivamente il via proprio domani con la prima tranche di prestiti alla banche europee vincolati alla concessione di credito alla clientela (le ormai note Tltro appunto).
In un clima d’attesa come quello di ieri, i mercati hanno in gran parte ignorato anche le indicazioni macroeconomiche. Paradossalmente è stata infatti proprio la «cattiva» notizia del calo della fiducia degli investitori tedeschi ad arrestare il calo dei listini verso metà mattina. L’indice Zew è sì sceso a 6,9 punti nel mese di settembre da 8,6 del mese precedente, scivolando fra l’altro per la nona volta consecutiva e portandosi ai minimi dal dicembre 2012. Ma gli operatori temevano che l’influsso negativo dettato dalla questione ucraina (e dalle sanzioni ai danni della Russia, con la minaccia di ritorsioni) potesse essere addirittura maggiore, e questo ha finito per ridurre la pressione sui listini.
Qualche movimento in più in un mercato sostanzialmente ingessato lo si è visto nel tardo pomeriggio, quando le piazze europee erano però ormai già chiuse, ed è collegato alle decisioni che questa sera il Fomc, il comitato operativo della Banca centrale statunitense, comunicherà in materia di politica monetaria. Le speculazioni del mercato su un aumento dei tassi di interesse più ravvicinato nel tempo di quanto non si potesse pensare, che si erano diffuse nei giorni scorsi, si sono infatti in parte stemperate.
Jon Hilsenrath del Wall Street Journal (una sorta di portavoce «ufficioso» della Fed) ha sottolineato che nel comunicato diffuso questa sera la Banca centrale Usa continuerà a sostenere che i tassi resteranno bassi per un periodo «considerevolmente lungo»: la svolta attesa di Washington potrebbe dunque tardare e tanto è bastato per far risollevare la testa a Wall Street (dove l’S&P 500 è tornato a sfiorare quota 2mila) e per far tornare indietro i rendimenti dei treasury Usa (2,56% il decennale). E anche per indebolire il dollaro, riavvicinando a sua volta l’euro alla soglia di 1,30 dollari come non accadeva da quasi due settimane.

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