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Borse deboli, il petrolio sotto quota 40

Una volta le tensioni geopolitiche, gli attentati e gli scenari bellici spingevano gli investitori a comprare beni rifugio (come l’oro o i titoli di Stato), a vendere in Borsa e a puntare su un rincaro del petrolio. Ma oggi, in una «nuova normalità» che di «normale» ha ben poco, anche queste banali reazioni istintive dei mercati sono venute meno. Così da venerdì scorso, giorno in cui Parigi è stata ferita dal terrorismo, nulla di quanto ci si sarebbe potuti aspettare è accaduto. Il petrolio Wti è sceso ieri sotto i 40 dollari al barile per la prima volta da agosto, perdendo l’1,57% dalla data degli attentati, salvo poi chiudere a 40,75. L’oro (tradizionale bene rifugio) è arrivato a toccare i minimi da oltre 5 anni a 1.064 dollari, perdendo da venerdì l’1,38%. Le Borse ieri sono rimaste deboli (Milano -0,98%) per le prese di profitto, ma da venerdì sono tutte in rialzo. Wall Street è invece salita anche ieri. E in Europa non si trova un settore azionario che da venerdì sia in negativo: persino le società petrolifere, nonostante il ribasso del barile, segnano in Borsa un rialzo medio del 5,70%.
Insomma: gli attacchi di Parigi, che seguono di poche settimane l’aereo abbattuto in Sinai e i meno recenti attentati a Charlie Hebdo e nella spiaggia in Tunisia, non hanno alcun impatto. Neppure se seguiti da ripetuti allarmi-bomba negli stadi e in alcune capitali europee. Nemmeno se seguiti da un probabile evento bellico in Siria. Tutto questo, avvenuto in così poco tempo, non ha minimamente cambiato l’atteggiamento degli investitori su nessuno dei mercati che tradizionalmente reagisce – almeno un poco – a eventi del genere. Non solo: se si leggono le cronache finanziarie di ieri, si scopre che il calo delle Borse europee è legato all’attesa dei verbali della Federal Reserve e non agli sviluppi geopolitici. Degli eventi drammatici di questi giorni, che affollano giornali e trasmissioni Tv in tutto il mondo, sui mercati non si vede traccia. Solo le Borse di Russia (si veda articolo sotto), Egitto e Turchia hanno mostrato una qualche reazione, la prima salendo e le altre scendendo. Ma per il resto, calma piatta. Business as usual.
Sebbene da molti anni i mercati finanziari dimostrino totale noncuranza per gli attentati (l’impatto fu minimo anche nel 2004 e nel 2005 quando furono colpite Madrid e Londra), questa volta la non-reazione è ancora più clamorosa se paragonata alla portata degli eventi di questi giorni. I mercati dimostrano con forza che a determinare le scelte degli investitori non sono i terroristi o le guerre, ma altri fattori. Innanzitutto le banche centrali. Gli eventi di Parigi hanno dato agli investitori la convinzione che la Bce il 3 dicembre debba aumentare gli stimoli monetari all’economia più di quanto previsto in precedenza: in questo senso, dunque, gli attentati sono stati addirittura positivi per i mercati. C’è poi un altro elemento positivo, secondo Andrea Delitala di Pictet Am: «L’Isis è riuscito a ricompattare l’Occidente, con un riavvicinamento tra Europa, Stati Uniti e Russia – osserva -. Questo è positivo per la stessa Europa, non solo per Mosca». Ci sono poi vari motivi tecnici, che spingono gli investitori a restare positivi sui mercati. Ma la realtà è che i mercati sono mossi da altre logiche, e la geopolitica non è più una tra queste.
Così il petrolio continua a scendere (sebbene ieri in tarda serata sia rimbalzato e abbia chiuso in positivo) per i motivi di sempre: eccesso di offerta e calo della domanda. Le società petrolifere, invece, vengono sostenute in borsa dai dividendi che continuano a pagare e dalla convinzione degli investitori che molte di loro abbiano fatto una certa pulizia di bilancio. L’oro scende perché viene penalizzato dal rialzo del dollaro dovuto all’imminente rialzo dei tassi Usa da parte della Federal Reserve (confermato ieri sera dalle minute della banca centrale Usa). Le Borse salgono per gli stimoli monetari della Bce. E i rendimenti dei titoli di Stato restano bassi per lo stesso motivo: la Bce. Niente di nuovo.
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