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Borse deboli, bene l’asta dei BoT

In una giornata dal carattere semifestivo gli investitori hanno approfittato per prendere profitto sulle Borse europee. Niente di cui realmente preoccuparsi, in fin dei conti, perché gli indici del Vecchio Continente arrivavano dalla miglior settimana dallo scorso luglio, e perché di temi davvero nuovi sul mercato non se ne sono visti. Tutto, quando si parla sia di mosse delle banche centrali, sia di utili societari è rimandato al resto della settimana anche perché ieri a New York si è davvero viaggiato a mezzo servizio: Wall Street è rimasta aperta, ma si è mossa nell’incertezza, mentre banche e mercati obbligazionari hanno osservato la ricorrenza del Columbus Day.
Chiusa anche Tokyo per festività, in Europa non si è dato molto peso al rimbalzo di Shanghai (+3,55%) e si è preferito navigare a vista. Milano ha così lasciato sul terreno lo 0,75%, comportandosi leggermente peggio degli altri listini europei: Parigi ha ceduto lo 0,27%, Londra lo 0,7% mentre Francoforte è riuscita a spuntare un +0,23 per cento. Debole in effetti a Piazza Affari è stato l’andamento delle banche, con esclusione di Ubi Banca (+1,5%), la cui assemblea ha dato sabato il via libera alla trasformazione in Spa (prima Popolare in Italia dopo la riforma). Male anche Mediaset (-3,3%) e Finmeccanica, mentre Fca ha chiuso in leggero rialzo (+0,9%) con l’avvio del collocamento di Ferrari.
Di poco conto si sono dimostrati anche gli spostamenti sui mercati del reddito fisso (il differenziale BTp-Bund è leggermente risalito a 110 punti base, con il rendimento del decennale italiano che invece si è ridotto all’1,68%), con volumi limitati rispetto alla media. Il tutto mentre l’euro consolidava i guadagni delle giornate precedenti e tornava a sfiorare 1,14 dollari, prima comunque di assestarsi stabilmente sopra quota 1,13.
L’attività ridotta non ha però ostacolato l’opera del Tesoro italiano, che ha collocato BoT a 12 mesi per 7 miliardi di euro registrando tassi leggermente più bassi rispetto a settembre (0,023%). «Ieri – ha spiegato un operatore all’agenzia Radiocor – le festività dei mercato Usa e di quello giapponese hanno limitato molto il mercato. È comunque positivo che in un contesto di scambi ridotti e con livelli di rendimenti sempre più vicini allo zero i BoT annuali siano stati collocati senza difficoltà. Anzi registrando un leggero aumento delle richieste rispetto all’asta precedente». La domanda è infatti stata come di consueto sostenuta e pari a 11,41 miliardi, con un rapporto di copertura di 1,63 volte rispetto all’1,53 registrato a settembre.
Più impegnativo per il Tesoro italiano potrebbe rivelarsi il compito quest’oggi, quando sul mercato finiranno BTp a 3, 7 e 15 anni per un valore complessivo che potrebbe raggiungere i 7 miliardi. L’attenzione del mercato non dovrebbe però mancare, soprattutto sulle scadenze più lunghe: «I bassi livelli di inflazione – ha aggiunto l’operatore – le attese per un’espansione del Qe e l’outlook favorevole sulle scadenze dei BTp a lungo termine continuerà a favorire il tratto di curva compreso tra i 7 e i 15 anni nel breve-medio termine». Anche per effetto di queste dinamiche ci si attende un leggero rialzo (attorno allo 0,3%) per il rendimento del nuovo BTp a 3 anni, mentre il tasso sulla scadenza a 7 anni potrebbe registrare una flessione all’1,28% dall’1,37% dell’asta di settembre.

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