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Borse deboli, Apple spinge il Nasdaq

di Vittorio Carlini

Da un lato i listini europei. Dall'altro Wall Street. I primi deboli, senza troppa direzione. La seconda, invece, ancora in buon rialzo anche grazie ad Apple (+2,6%).
Può riassumersi così la giornata di ieri in Borsa. Una seduta che, nel Vecchio continente, ha visto gli operatori sempre attenti ai movimenti di differenziali e spread. Quello tra BTp e Bund ha proseguito, seppur con calma, la sua discesa: da quota 281 di venerdì scorso ha "chiuso" a 278 punti base, con il rendimento del decennale italiano a 4,84% (2,06% quello del titolo tedesco). Direzione contraria, invece, per il differenziale spagnolo: da 314 è "salito" a 316 basis point. Certo, la quantificazione numerica lascia un po' il tempo che trova: è sufficiente individure il dato qualche minuto prima, o dopo, per modificare il quadro d'insieme. Inoltre, le differenze sono minime. Tuttavia, non può negarsi che anche ieri c'è stato un po' più di nervosimo sui titoli iberici. Tanto che la differenza tra Spagna e Italia è cresciuta a 38 punti base. In un simile contesto, il meccanismo della correlazione inversa tra gli spread e le Borse ha funzionato solo parzialmente. Piazza Affari (+0,3%) ha infatti beneficiato del minore "stress" sul debito italiano; l'Ibex, in rialzo dell'1,24%, non è stato invece schiacciato dalla salita del differenziale spagnolo. Ma su questo fronte, evidentemente, gioca il fatto che quello iberico è l'unico listino europeeo a non aver partecipato al rally di inizio anno (+0,3% da gennaio): c'è più spazio, insomma, per la rimonta. Al di là del balzo spagnolo, le altre Borse del Vecchio continente, anche per le inevitabili prese di beneficio dopo i recenti rialzi, hanno archiviato la giornata praticamente piatte (Londra -0,07%; Francoforte -0,05) o in leggero ribasso: il Cac 40 francese ha ceduto lo 0,47%. Proprio in quel di Parigi, peraltro, ieri è andata in "scena" un'asta di titoli di Stato: sono stati collocati circa 3,64 miliardi di Btf a 3,6 e 12 mesi. La domanda è stata buona e, sulla scadenza a 13 settimane, il rendimento è stato basso: lo 0,04 %.
Inevitabilmente più alto, ma pur sempre espressione di un collocamento positivo, lo yield dei bond emessi dal fondo salva Stati. L'Efsf, nella giornata che ha visto individuare in circa 1,9 miliardi il conto presentato agli emittenti dei Cds sulla Grecia, ha "piazzato" 1,25 miliardi di bond ventennali. Il rendimento, a fronte di una richiesta per 4,8 miliardi, si è assestato sul 3,956%. Un valore considerato non eccessivo dagli esperti.
Il rally di Wall Street
Quegli esperti, tuttavia, che ieri si sono concentrati sulle notizie in arrivo dagli Stati Uniti. In primis, c'è stato il dato positivo sull'immobiliare. L'indice della "fiducia" dei costruttori, misurato dalla National Association of Home Builders -Wells Fargo è rimasto a quota 28, cioè il massimo livello dal giugno 2007. Il numero, da un lato, ha spinto all'insù le Borse statunitensi; dall'altro, a fronte di una visione più ottimista dell'economia Usa, ha indotto ulteriore vendite sui treasury. Tanto che, per esempio, il rendimento del decennale è arrivato a toccare il massimo dell'anno a quota 2,392%. Ma non è stato solo la rotazione dal reddito fisso all'equity. Un altro elemento ha spinto Wall Street (l'S&P500 è cresciuto dello 0,4%). Quale? È presto detto: il buy back di Apple (che ha chiuso oltre 600 dollari)e la sua mega cedola hanno dato fiducia. Lasuggestione è che la Corporate America stia seguendo l'esempio di Cupertino. Nuova liquidità, insomma, che sosterrebbe le Borse. Ieri, l'effetto annuncio ha spinto il Nasdaq (+0,76%) .

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