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Pnrr: 48 riforme, nove entro giugno

La madre di tutte le battaglie è sempre lei, la sburocratizzazione: “decreto legge semplificazioni e riduzione oneri burocratici in connessione all’avvio del Pnrr”. Da approvare entro maggio ma già un po’ in ritardo, dal momento che la data prevista inizialmente a Palazzo Chigi del 20 maggio è slittata più prudentemente a fine mese. Questa è classificata nel Piano di rilancio e resilienza inviato a Bruxelles come riforma “orizzontale”, ossia che rientra nell’ambito di quelle innovazioni strutturali dell’ordinamento d’interesse trasversale a tutte le missioni del piano. Ma entro maggio vanno varate anche le riforme “abilitanti” – ossia tra gli interventi funzionali a garantire l’attuazione del piano – relative alle misure urgenti di semplificazione dei contratti pubblici e di semplificazioni in materia ambientale. Per ogni decreto è poi prevista la presentazione di una legge delega alle Camere entro la fine del 2021. E siamo solo dentro il capitolo sburocratizzazione. In tema di giustizia, da approvare entro la fine dell’anno, ci sono altre quattro leggi delega: riforma del processo civile e riforma del processo penale (già all’esame delle Camere in commissione), riforma dell’ordinamento giudiziario (Csm) e riforma della giustizia tributaria.

Sono in tutto 48 le riforme previste dal Pnrr, con tanto di cronoprogramma con scadenza nel 2021 e nel 2022 per le più importanti divise appunto in “orizzontali” e “abilitanti”. Oltre a queste ci sono le cosiddette riforme “settoriali”, ossia innovazioni normative relative alle singole missioni, e le riforme di “accompagnamento”, ossia riforme che seppure non comprese nel perimetro del piano sono destinate ad accompagnarne l’attuazione: tra queste ultime alcuni temi importantissimi come la riforma fiscale, il sostegno alla famiglia, gli ammortizzatori sociali. E via scorrendo si trovano la legge quadro sulla disabilità, le riforme del sistema di reclutamento degli insegnati e del sistema scolastico, il trasporto pubblico locale, il dissesto idrogeologico… E in più ogni anno, da qui al 2026, va varata la legge annuale sul tema delicatissimo della concorrenza.

Un cronoprogramma da far tremare le vene e i polsi, sul quale gli uffici tecnici di Camera e Senato sono già al lavoro da giorni e che abbiamo provato a riassumere nella tabella in pagina. Non è un caso che, a pochi giorni dal warning lanciato dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia ai partiti della maggioranza sulla necessità di correre spediti in tema di riforma della giustizia senza perdersi nella difesa ideologica delle bandiere di partito altrimenti i fondi del Recovery Fund semplicemente non arriveranno, sul tema dei tempi di attuazione delle riforme indispensabili al Pnrr è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nel suo incontro di mercoledì con i presidenti delle Camera Elisabetta Casellati e Roberto Fico. Il punto è che per «assicurare un percorso efficace e tempestivo di esame e approvazione dei numerosi provvedimenti normativi che attuano il Piano presentato dall’Italia alla Commissione europea, necessari per ottenere il trasferimento delle previste risorse», come recitava il comunicato del Quirinale al termine dell’incontro, non basta una maggioranza extra-large come quella attuale ma occorre una maggioranza coesa e che non si distragga dall’obiettivo fondamentale, appunto l’approvazione delle riforme nei tempi stabiliti. Maggioranza coesa, ma anche opposizione collaborativa: l’ostruzionismo di Fratelli d’Italia è legato alla questione della presidenza del Copasir, che per legge spetterebbe all’opposizione ma che la Lega entrata in maggioranza non vuole lasciare.

Dati i ritmi di lavoro parlamentare e la doppia lettura prevista dal nostro bicameralismo paritario non ci sarà un minuto da perdere. E non ci sarà a maggior ragione spazio e tempo per i disegni legge bandiera, quelli che servono solo come richiamo per le urne e finiscono per bloccare le Aule parlamentari. Né ha molto senso lanciare un referendum sulla giustizia come ha fatto il leader della Lega Matteo Salvini (e ieri si è aggiunto l’appoggio del leader di Italia Viva Matteo Renzi) invece di concentrarsi sulle leggi Cartabia. La giornata di ieri in Senato è stata emblematica in questo senso. Dopo giorni di liti furibonde sulle riaperture e sul coprifuoco, ieri pomeriggio in Senato sono state ritirate tutte le mozioni presentate dalla maggioranza sul tema (una di Forza Italia e Lega, una di Italia Viva, una terza di M5s-Pd-Leu) per confluire in un ordine del giorno comune in cui si chiede al governo di «superare progressivamente il regime di coprifuoco» e di «proseguire con le progressive riaperture delle attività più colpite dalle restrizioni». Esattamente quello che il governo aveva già deciso di fare a partire dalla prossima settimana. Il tutto mentre il decreto Sostegni 2 è slittato di un’altra settimana proprio per le tensioni all’interno della maggioranza.

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