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Borse colpite ma pronte a rialzarsi

di Alberto Ronchetti

Prima l'insurrezione dei popoli nel Nordafrica, la crisi libica e i rischi connessi all'attacco Onu. Poi il terremoto giapponese, con lo tsunami e il drammatico allarme nucleare. Nell'ultimo mese i mercati azionari hanno vissuto settimane difficilissime, un susseguirsi di pugni che avrebbero steso chiunque. Però, dopo tutto, hanno saputo reagire bene.

Dal 17 febbraio, quando è iniziata l'insurrezione di popolo contro Gheddafi, i listini occidentali si sono sostanzialmente mangiati – chi più, chi meno – i guadagni da inizio anno. Hanno lasciato sul campo fra il 6 e l'8%, una percentuale tutto sommato modesta, rispetto alla rilevanza degli avvenimenti che hanno innescato la fase ribassista.

«Al momento siamo ancora in una fase di correzione, non di inversione di tendenza, che si configura quindi come un'opportunità di acquisto nelle Borse», osserva Francesco Caruso, analista tecnico indipendente (www.francescocaruso.ch) e Master of financial technical analysis, in uno studio presentato sabato 19 marzo in una conferenza di IwBank.

I fatti che si sono susseguiti nelle ultime settimane hanno scosso i mercati nelle loro fondamenta di ottimismo, spargendo un panico diffuso, ma la struttura generale dei listini resta solida. «La discesa è stata composta – osserva Caruso – e le azioni sono tornate a livelli più ragionevoli. I titoli azionari hanno ancora molto valore in pancia, come indica sinteticamente il modello di valutazione Fed (grafico in pagina), quindi a questo punto può iniziare una nuova fase di accumulazione».

Ma come potrà evolvere il mercato equity nei prossimi trimestri e nei prossimi anni? Su questa domanda si aprono risposte molto intriganti. «Negli ultimi vent'anni – aggiunge Caruso – in ben tredici occasioni (l'ultima nel 2009) l'indice leader, l'S&P 500, ha registrato un minimo significativo di breve termine fra marzo e metà aprile. Otto di questi tredici minimi sono stati anche i bottom dell'anno e, in ultima analisi, le migliori opportunità di acquisto nei mesi successivi in termini di rapporto fra rendimento potenziale e rischio».

L'ipotesi per l'oggi è che dai livelli correnti («o da eventuali nuovi minimi nelle prossime 2-3 settimane, comunque non con discese drammatiche come quelle viste nell'immediato passato») possa partire una rapida fase riaccumulativa in vista di top raggiungibili fra luglio e settembre, con estensione temporale possibile fra fine 2011 e inizio 2012, anche a livelli più alti rispetto ai massimi raggiunti a metà febbraio.

Un obiettivo ipotetico – basato anche sulle considerazioni statistiche relative al terzo anno di un mandato presidenziale Usa, come il 2011 per Obama, che di solito è il migliore per i listini, visto l'allargamento dei cordoni della spesa per favorire la rielezione del presidente – potrebbe essere compreso fra i 1.400 e i 1.500 punti dell'S&P 500 entro fine 2011 («Ma il target più probabile è nella fascia bassa, tra 1.400 e 1.450 punti»).

Questo livello, raggiungibile «ovviamente escludendo altri shock esogeni», porterebbe il mercato a essere pienamente prezzato – quindi molto vulnerabile – e rappresenterebbe una straordinaria occasione per prendere profitto, prima di una fase di ribasso confermata da molte tecniche di analisi. Inoltre c'è anche da considerare che le azioni – come è evidente anche dal modello di valutation equity della Fed (grafico) – hanno ancora molto valore in pancia, malgrado l'aumento dell'avversione al rischio vista nelle ultime settimane.

Quindi, riassumendo, l'idea è che entro due o tre settimane potrebbe esaurirsi la discesa dei listini, poi potrebbe partire un rialzo del 10-15% fino a tutta l'estate, seguita da una nuova e profonda fase correttiva. Che continuerà fino a quando? «Un'ipotesi, avvalorata dal confronto fra diverse tecniche di analisi grafica e fondamentale – conclude Caruso – individua nel 2013-2014 una prima fondamentale giuntura di acquisto, seguita da un'altra conferma attorno al 2018, in vista dell'avvio di una nuova fase di rialzo secolare, della durata di almeno 10-20 anni, caratterizzato dal Toro delle Borse e dall'aumento dell'inflazione».

 

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