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Borse, chiusura debole

Dopo un’apertura sopra la parità, le borse europee si sono portate in territorio negativo a metà mattinata e hanno accentuato i cali nel corso della seduta. A Milano, peggior listino del continente, il Ftse Mib ha ceduto l’1% a 22.568 punti. In discesa frazionale Londra (-0,64%), Francoforte (-0,53%) e Parigi (-0,48%).

Wall Street era chiusa per festività. Lo spread Btp-Bund è salito di circa due punti a 131.

A Piazza Affari in luce Tenaris (+3,03% a 13,585 euro) dopo che il Dipartimento del commercio Usa ha proposto di introdurre dazi sulle importazioni di acciaio e alluminio. Equita sim (buy, prezzo obiettivo 15,5 euro) pensa che l’eventuale imposizione di dazi sull’import potrebbe migliorare lo scenario sui prezzi dei tubi in America per il gruppo italiano.

Nel comparto bancario, Banco Bpm (+0,70%) ha beneficiato del via libera della Bce all’adozione dei propri sistemi interni di risk management. Positiva anche Ubi B. (+0,13%), mentre hanno prevalso le vendite su Mediobanca (-0,40%), Bper (-0,67%), Intesa Sanpaolo (-0,96%) e Unicredit (-1,78%). In gran spolvero Banca Carige (+8,22%) grazie all’appeal speculativo sull’m&a legato alla salita del finanziere Raffaele Mincione al 5,428% del capitale. Profondo rosso, invece, per Craval (-7,13%, articolo a pagina 23).

In lieve rialzo Telecom Italia (+0,26%): in un’intervista l’a.d. di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, ha confermato la strategia di costruire un grande progetto europeo che sviluppi e distribuisca contenuti premium. Poco mossa Poste italiane (+0,15%) prima della pubblicazione dei conti 2017.

Nel resto del listino ben comprata Ima (+1,80%), che ha accelerato dopo i conti 2017 che hanno superato le stime degli analisti. Su di giri Cad It (+7,35% a 5,26 euro), che ha raggiunto il prezzo dell’opa totalitaria di Quarantacinque srl a 5,30 euro per azione.

Nei cambi, l’euro ha chiuso in calo sotto 1,24 dollari a 1,2395. Il rapporto con lo yen è stato fissato a 132,06. Nei giorni scorsi la moneta unica era volata sopra quota 1,25, ai massimi da tre anni, grazie all’aspettativa di una riduzione del Quantitative Easing da parte della Bce. La debolezza del biglietto verde era invece legata all’aumento del deficit di bilancio degli Stati Uniti dopo le manovre messe in atto dall’amministrazione Trump.

Per le materie prime, quotazioni petrolifere in progresso di circa 70 centesimi, con il Brent a 65,55 dollari e il Wti a 62,44. Qualche presa di profitto ha invece interessato l’oro, che cedeva 6 dollari a 1.348 dopo essere arrivato al top da un anno e mezzo.

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