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Borse, Chicago lancia la sfida per il primato in Europa

Una sfida di cui si parla poco. Una battaglia per lo scettro delle Borse in Europa che ha tra i protagonisti gli Usa. Il Cboe Europe equities, diramazione del Chicago Board Option Exchange (Cboe), negli ultimi anni ha conteso ad Euronext e Londra il primato negli scambi cash nell’Ue. Certo: il Lse e il consorzio pan europeo, considerando i volumi tradizionali (cosiddetti “electronic order book”), rimangono in testa. Nel 2020 Euronext e Londra sono rispettivamente la prima (22% degli scambi totali) e seconda (18,1%) piazza europea. Il Cboe, europe equities invece, è quarto dietro anche a Deutsche Boerse.

Ciò detto però Be Shaping the future, elaborando i dati Fese, fa notare che, sempre lo scorso anno, il discorso cambia se si considerano gli scambi alternativi. Cioè: gli “off-electronic order book” «che, di fatto – spiega Anna Kunkl, Director di Be Shaping the Future- sono compravendite concordate tra gli operatori ma ricondotte comunque alle sedi d’esecuzione». In questo caso il listino controllato dagli americani raggiunge il 25% del turnover totale. Un valore superiore sia a quello di Londra (19%) che di Euronext (18%). Si dirà: un caso eccezionale! Non proprio. Anche nel 2018 e 2019 la situazione vede la Borsa di Chicago sul primo gradino del podio. Insomma: zitto zitto, senza fare troppo clamore il mercato di Chicago, sempre considerando l’ “off electronic order book” ha “fatto le scarpe” ai listini tradizionali europei.

Evoluzione storica

«La situazione -dice Kunkl- trova le sue radici in alcuni passaggi specifici». Vale a dire? «La Borsa Usa, acquisendo le principali piattaforme alternative (Multilateral trading facilities, ndr) ha sfruttato, il superamento», stabilito dalla direttiva Mifid1 nel 2007, della cosiddetta “concentrazione degli scambi”.

Questa era la regola secondo cui, in linea generale, il titolo collocato sulla Borsa (tradizionale) poteva essere scambiato con i massimi requisiti di trasparenza ed efficienza solo su quel mercato. Cancellata la norma, i Multilateral trading facilities (Mtf) hanno avuto il campo libero. In particolare due Mtf sono diventati rilevanti. In primis il Chi-X Europe, nato proprio nel 2007. Poi, l’anno successivo, il Bats Europe (lanciato dall’operatore statunitense Bats global market). Com’era lecito attendersi queste piattaforme alternative da un lato hanno conquistato quote di mercato e, dall’altro, sono state oggetto di consolidamento. Nel 2011 Bats global market ha comprato Chi-X Europe, diventando Bats Chi-X Europe. Successivamente, nel 2017, il Cboe ha a sua volta fatto suo Bats Chi-X Europe. Un’operazione, quest’ultima, che ha permesso al Cboe Europe equities di assumere il ruolo che vanta oggi. «Insomma –afferma Kunkl – il mercato Usa ha usato come “cavallo di Troia” le piattaforme alternative».

Le finalità degli alternativi

Già, le piattaforme alternative. «Queste – aggiunge Tullio Grilli, capo brokerage elettronico di Banca Akros -sono sfruttate, anche in forza della loro efficienza tecnologica, soprattutto dagli investitori istituzionali». In particolare rispetto ad ordini di grande dimensione i quali, «nel momento in cui venissero eseguiti totalmente sul listino tradizionale, avrebbero un impatto eccessivo sulle stesse quotazioni». Il loro spacchettamento tra gli stessi “alternative exchange” (o “dark pools”), che per quanto siano stati maggiormente regolati rimangono sempre più opachi sul fronte delle informazioni nelle transazioni, permette di evitare simili effetti collaterali.

Geopolitica finanziaria

Al di là di ciò rimane il fatto che, seppure considerando le compravendite concordate, una Borsa americana vanta il primato in Europa. «Il che – sottolinea Rony Hamaui, docente di economia monetaria alla Cattolica di Milano – è una situazione da non sottovalutare. Sia chiaro: non si tratta di sostenere forme di sovranismo finanziario». Bensì di avere chiaro che la Borsa non è solamente il luogo dove si incontrano domanda e offerta sui titoli quotati «ma anche un presidio strategico per la ricchezza di un determinato territorio».

«In tal senso basta, ad esempio, ricordare -fa da eco Kunkl – all’attività di quotazione delle società di uno Stato». Nel caso in cui, come accade nel nostro Paese, il tessuto industriale è contraddistinto da aziende medio piccole è importante avere una sede d’esecuzione che, oltre alla presenza globale, sia anche contraddistinta dalla finanza di prossimità. «Per questo è positivo l’ingresso di Borsa Italiana in Euronext. Così facendo, anche grazie alla presenza di soci italiani sia pubblici che privati, è stata rafforzata una sede di esecuzione a trazione europea nel Vecchio continente».

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