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Borse caute, resta la tensione sull’Eurozona

di Maximilian Cellino

Non negativa, ma neanche poi tanto entusiastica. L'accoglienza dei mercati allo scioglimento della riserva sull'incarico di Governo e alla successiva comunicazione della lista dei ministri da parte di Mario Monti potrebbe essere definita «tiepida»: nella reazione sulla Borsa e sui BTp si intravede fiducia sì da parte degli operatori, ma anche tanta voglia di mettere alla prova il nuovo esecutivo fin dai prossimi giorni.

Piazza Affari ha registrato sì un rialzo dello 0,8% a fine giornata, e lo spread fra BTp e Bund si è leggermente ridotto a 519 punti dai 534 della sera prima. Ed è anche vero che entrambi questi progressi si sono verificati nel pomeriggio, cioè dopo che Monti è uscito dal Quirinale. Amplificare la portata di simili movimenti potrebbe però essere fuorviante, perché se non ci fossero state le vicende italiane quella di ieri sarebbe stata derubricata a seduta interlocutoria: una di quelle, per la verità, che non si vedevano da qualche tempo (e anche questa può in fondo essere una notizia).

Guardando altrove si scopre infatti un andamento senza direzione per i listini azionari europei: un po' meglio Madrid (+0,8%) e Parigi (+0,5%), più deboli Francoforte (-0,3%), Londra (-0,1%). New York è invece scesa sul finale di giornata (-1,7% Nasdaq e S&P 500) sui timori di contagio innescati anche da un report di Fitch, che teme come la crisi europea metta a rischio anche il rating delle banche Usa.

Anche sui titoli di Stato del Vecchio Continente si è assistito a un consolidamento delle posizioni, visto che gli spread di Spagna (462 punti base), Belgio (310), Francia (189) e Austria (182) si sono mantenuti sui massimi dall'entrata nell'euro. Per la verità la giornata era iniziata in tutt'altro modo, con Borse e bond sovrani in recupero, ma a raffreddare gli entusiasmi ci ha pensato stavolta José Manuel Barroso: il presidente dell'Unione europea, parlando all'Europarlamento, ha ricordato che la crisi è «profondamente sistemica» e che «richiede più impegno da parte di tutti e misure aggiuntive», e ha poi aggiunto che la modifica dei trattati europei «non può essere una soluzione immediata».

Quest'ultima frase, in particolare, non deve essere suonata bene agli orecchi dei mercati, che premono sempre più verso un intervento più massiccio della Bce sui titoli di Stato dei Paesi in difficoltà, un'operazione che vede la ferma opposizione della Germania e che dovrebbe probabilmente passare attraverso una modifica dello stesso statuto dell'Istituto di Francoforte. Più in generale, ieri si è avuta la conferma della tendenza delle giornate precedenti: l'epicentro della crisi sta gradualmente tornando dall'Italia al cuore dell'Europa, «Triple A» comprese visto che si sono risentite le voci ormai ricorrenti di un imminente declassamento della Francia (che poi non hanno trovato conferma).

Il paradosso europeo è tutto racchiuso nell'asta degli Schatz, i titoli di Stato a due anni tedeschi che fanno fatica ad attirare investitori perché ormai rendono una miseria. Ieri era in programma il collocamento di obbligazioni con scadenza dicembre 2013 e cedola dello 0,25% per 6 miliardi di euro, ma l'ammontare non è stato coperto e Berlino si è dovuta accontentare di piazzare 4,8 miliardi a un tasso medio dello 0,39%. L'altro aspetto per certi versi difficilmente spiegabile è la «resistenza» dell'euro nel momento in cui i Paesi che ne fanno parte sono sotto tiro. Ieri la valuta comune si è leggermente indebolita, ma resta comunque sopra quota 1,35 nei confronti del dollaro: un risultato forse sorprendente per un mercato che, se si considerano gli spread sovrani, sembra già guardare alla disgregazione dell'Unione monetaria.

Intanto l'industria del risparmio gestito italiana ha chiuso il terzo trimestre 2011 con i conti in rosso per 11,7 miliardi, in netto peggioramento sulle cifre di fine giugno (-6,7 miliardi). La tendenza è in atto ormai da tempo e ha portato il settore a viaggiare con una perdita da inizio anno di oltre 17 miliardi. Pesante il bilancio dei gruppi italiani che nel trimestre hanno totalizzato una perdita di 11,2 miliardi, mentre gli esteri hanno limitato il passivo a 472 milioni. Il patrimonio gestito, infine, è sceso sotto la soglia dei mille miliardi, archiviando il trimestre a quota 958 milioni.
 

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