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Borse caute, ma Atene vola

di Maximilian Cellino

Chi ha paura della Grecia? I negoziati per salvare Atene tirano per le lunghe, la parola «default» è più che mai sulla bocca di tutti gli operatori e i mercati azionari reagiscono con un'alzata di spalle: i listini europei scendono, ma di un'inezia, e altrettanto fa Wall Street. Alla fine lo 0,3% lasciato ieri sul terreno da Piazza Affari è ben poca cosa se si tiene conto del recupero pari al 14% rispetto ai minimi di un mese fa. Stesso discorso per Francoforte (-0,03% ieri e +15% da inizio anno) o per New York (-0,04% l'S&P 500 e -0,13% il Nasdaq, con quest'ultimo ormai ai massimi da fine 2000), mentre Atene ha recuperato addirittura il 3%.
Soltanto qualche settimana fa l'estenuante tira e molla, l'ennesimo segnale di indecisione da parte dei Governi d'Europa avrebbe sortito ben altro effetto sulle Borse, e il ricordo dei rovesci d'estate e d'autunno è ancora troppo vicino per essere dimenticato. Certo, non è detto che l'accordo sulla Grecia non possa essere raggiunto fin dalle prossime ore e questo darebbe spazio a quanti hanno una visione ottimista della vicenda. Dopotutto anche lo stesso cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ribadito ieri sera in un'intervista congiunta con il presidente francese, Nicolas Sarkozy, che l'Europa non può «accettare un fallimento di Atene».
C'è però la sensazione che anche in caso di esito avverso delle trattative gli investitori siano ormai preparati al peggio, e che il vento sui mercati sia decisamente cambiato. Chi tende ad allontanare l'attenzione dalla crisi greca (e in subordine da quella portoghese) punta il dito da una parte sui progressi compiuti nelle trattative per la costruzione del cosiddetto «firewall», la rete di protezione dal contagio della crisi del debito europeo, e dall'altra sottolinea i dati macro diffusi di recente, che non lascerebbero presagire una recessione profonda.
Per la verità, le buone notizie arrivano più che altro da Oltreatlantico, e il dato sul mercato del lavoro Usa che ha contribuito a inescare il rialzo di venerdì scorso lo conferma. Se si punta lo sguardo sull'Europa si vede una Germania che viaggia su un binario a sé (di ieri le cifre sugli ordini di beni manufatti di dicembre, cresciuti dell'1,7% sul mese precedente grazie soprattutto all'export) e il resto del Continente che arranca. Bloomberg ricorda che delle 65 società quotate in Borsa e appartenenti all'indice Stoxx 600 che finora hanno diffuso i dati di bilancio 2011, più della metà (il 52%, per la precisione) hanno presentato dati inferiori alle attese degli analisti.
Ma è pur sempre vero che gli operatori guardano oltre l'attualità e preferiscono concentrarsi sugli indicatori anticipatori (indici dei direttori d'acquisto, Pmi) che invece mostrano segnali di ottimismo. Possono farlo però anche per un'altra ragione, visto che hanno le spalle ben protette da tutto ciò che ha fatto la Bce negli ultimi tempi. Il flusso di denaro che ha inondato le banche europee è ancora ben presente nel sistema e lo dimostra quell'eccesso di liquidità di quasi 500 miliardi che si traduce nell'enorme quantità di fondi depositati presso lo stesso istituto di Francoforte (511 miliardi di euro venerdì scorso, secondo ammontare di sempre). Ma non basta, perché ormai tutti gli occhi sono puntati sulla seconda delle aste di rifinanziamento a 3 anni in programma a fine mese. Gli analisti intervistati da Reuters prevedono in media una domanda pari a 400 miliardi dopo i 489 miliardi aggiudicati lo scorso 21 dicembre, ma c'è anche chi parla di cifre vicine ai 1.000 miliardi. Non tutta sarà liquidità in eccesso, ma di sicuro il carburante per far viaggiare il motore dei mercati non mancherà.

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