Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borse caute in attesa della Bce, l’euro si mantiene a quota 1,19

Sempre e soltanto le Banche centrali, o quasi. Sono in fin dei conti loro a muovere le fila del mercato, a maggior ragione in questi primi giorni di settembre particolarmente densi di appuntamenti che le riguardano. Ieri la Banca centrale del Canada ha inaspettatamente deciso di aumentare i tassi e di portarli all’1% dal precedente 0,75%, spiegando che i dati economici si sono rivelati superiori alle attese, mandando così in orbita il dollaro canadese nei confronti di tutte le altre valute e innescando vendite sui titoli di Stato.
Inutile però nascondere che l’attenzione è tutta concentrata sull’appuntamento odierno di Francoforte, sulle decisioni che saranno prese dal board della Bce e soprattutto su come queste verranno spiegate dal presidente Mario Draghi. Nell’attesa i listini azionari si sono mossi in ordine sparso – con Milano in rialzo dello 0,35%, la Borsa tedesca a +0,75%, mentre Madrid e Londra hanno ceduto rispettivamente lo 0,48% e lo 0,25% – e sui titoli di Stato si è vista qualche presa di beneficio dopo la recente rincorsa (il rendimento del BTp decennale si è attestato al 2,03%).
L’euro si è mantenuto sostenuto, oltre 1,19 dollari, ed è proprio quello dell’apprezzamento del cambio un argomento rilevante e tale da rendere la Bce ancora più prudente. «La forza della moneta unica – conferma Andrea Iannelli di Fidelity International – rappresenta un ulteriore freno all’inflazione, gia bassa, dell’Eurozona. E dunque prevedibile che il Consiglio assuma una posizione cauta per evitare un ulteriore rafforzamento dell’euro». Anche per questo il mercato non si aspetta annunci che riguardino la riduzione del piano di acquisti (del cosiddetto tapering si potrebbe parlare a ottobre) e soltanto una correzione delle stime sulla crescita (al rialzo) e sull’inflazione (al ribasso).
Nella retorica Bce potrebbe trovare invece spazio qualche frase che possa frenare l’avanzata della valuta, sull’efficacia delle quali non tutti gli analisti sono però d’accordo. «Non si potrà dire niente per arrestare davvero il rally: i mercati sanno che il programma di acquisti sarà ridotto molto lentamente e, più importante, che i tassi di riferimento resteranno bloccati ancora più a lungo. Tutto ciò sosterrà l’euro, utilizzare le parole per muovere la valuta è come avere un’arma spuntata a disposizione e Draghi lo sa», sottolinea per esempio Patrick O’ Donnell di Aberdeen Standard Investments.
Altro motivo che induce alla cautela è l’approssimarsi del voto tedesco, fissato per il 24 settembre: «Crediamo che qualsiasi decisione riguardante alla sorte piano di riacquisti sarà rimandata ulteriormente, principalmente per possibili controversie politiche in vista delle ormai imminenti elezioni in Germania», conferma Sandra Holdsworth, co-manager del Kames Capital.
La questione qui sta tutta o quasi nella scarsità di Bund presenti nella lista della spesa della Bce. Ad agosto, secondo i dati diffusi nei giorni scorsi, per il quinto mese consecutivo l’Eurotower ha comprato meno titoli targati Germania di quanto preveda il criterio di distribuzione legato alle quote detenute nel capitale dell’istituto centrale: non proprio una deroga a una delle questioni più «spinose», ma un segnale comunque significativo. «Anche se l’ammontare degli acquisti mensili dovesse essere ridotto – aggiunge Holdsworth – non sarebbe ancora abbastanza per sopperire a questo problema e per continuare lo shopping nel 2018 la composizione del piano dovrebbe deviare dalla suddivisione decisa da Francoforte: meno Germania e più Francia e Italia». Un boccone decisamente difficile da far digerire all’opinione pubblica tedesca.

Maximilian Cellino

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa