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Borse, il caso-Deutsche colpisce l’Europa

Crolla il titolo della banca tedesca (-7,5%), ondata di vendite sul settore del credito
Gli algoritmi dei mercati tornano a colpire le banche europee penalizzando a cascata i principali listini azionari. Il sottoindice bancario europeo ha ceduto ieri il 2,3% in una seduta in cui gli investitori hanno preso di mira Deutsche Bank. Il titolo della prima banca tedesca ha perso il 7,5% toccando il minimo a 10,55 euro. Tornano alla ribalta le incertezze legate al contenzioso aperto dal ministero di Giustizia Usa che ha chiesto un risarcimento di 14 miliardi di dollari nell’ambito di una disputa legale legata alla crisi dei derivati subprime del 2008.
La banca continua a dichiarare di non aver bisogno né di aiuti di Stato né di aumenti di capitale. Dichiarazioni che non bastano a rasserenare i mercati. Le Borse europee hanno chiuso con un calo medio dell’1,9%. Maglia nera Francoforte (-2,2%) seguita da Parigi (-1,8%). In rosso anche Piazza Affari con il Ftse Mib che ha perso l’1,58%. Tra i bancari vendite consistenti ai danni di UniCredit (-3,63%, la banca starebbe puntando ad attuare un piano di cessione di attivi con lo scopo di ridurre fino a 5-6 miliardi l’aumento di capitale). Mentre ha chiuso in controtendenza (+1,43%) Banca Mps nel giorno del primo cda del nuovo amministratore delegato Marco Morelli. Un ulteriore slancio (nel corso della seduta il titolo è arrivato a guadagnare il 7%) è stato dato dalle speculazioni di un interesse da parte di quattro fondi del Qatar e dell’area del Golfo Persico che potrebbero intervenire nell’aumento di capitale sottoscrivendo 250 milioni di euro ciascuno. Mentre resta in piedi il progetto di perseguire una parte del rafforzamento patrimoniale attraverso la conversione in azioni di bond subordinati Mps nelle mani di investitori istituzionali.
Dal punto di vista macro i mercati hanno archiviato il rafforzamento del clima di fiducia delle imprese tedesche a settembre. Lo rileva l’Ifo salito a 109,5 punti, il livello più alto dal 2014, contro i 106,2 punti di agosto scorso quando scontò l’effetto Brexit.
Sul tema crescita è intervenuto il governatore della Bce Mario Draghi nel corso di un’audizione al Parlamento europeo sottolineando che la ripresa prosegue ma è moderata, con «uno slancio leggermente inferiore di quanto previsto a giugno».
Se le Borse hanno sofferto sul mercato dei bond gli acquisti sono proseguiti e i principali titoli governativi europei hanno chiuso in rialzo. I rendimenti – che si muovono in direzione opposta – sono scesi. Il rendimento del BTp decennale è sceso all’1,19% mentre il Bund si è portato a -0,1% (non lontano dal minimo storico a quota -0,2%). Non va dimenticato che da giugno la Bce ha iniziato a comprare anche bond societari e che da domani questa azione sarà intrapresa anche dalla Bank of England (la stessa che ad agosto ha tagliato i tassi da 0,5% a 0,25% e non ha escluso ulteriori sforbiciate). In questo clima le banche centrali continuano a foraggiare i bond favorendo un appiattimento della curva dei rendimenti in tutta Europa.
Sul mercato delle valute continua a rafforzarsi l’euro sul dollaro (oltre quota 1,125). Pur evidenziando una volatilità bassissima e fluttuazioni risicate il cambio vede in questa fase favorito l’euro dato che i mercati a questo punto hanno smesso preoccuparsi per una stretta negli Usa. Se ne riparlerà a dicembre ma prima bisognerà digerire l’esito delle elezioni presidenziali americane. L’esito è assolutamente imprevedibile: nel balletto dei sondaggi sembrerebbe che il candidato repubblicano stia recuperando terreno nei confronti della democratica (che resta comunque favorita).
Altro tema forte nelle prossime sedute sarà il petrolio. Ieri sera ha preso il via ad Algeri il vertice fra i Paesi produttori dell’Opec, più la Russia. Sul tavolo c’è la proposta dell’Arabia Saudita di congelare la produzione agli attuali livelli per stabilizzare i prezzi (ieri in rialzo del 2% dopo il -4% di venerdì).

Vito Lops

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