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Borse «calde» fino all’estate

di Alberto Ronchetti

Dai massimi di marzo le Borse occidentali sono scese mediamente, tracollando nelle due settimane a cavallo della Pasqua, del 4-6% in America e del 12-14% in Europa. Una caduta violenta, dovuta al riaccendersi dei timori sulla tenuta dell'area euro, che ha avvicinato gli indici agli obiettivi del ribasso che gli analisti si attendevano dopo la corsa iniziata a fine 2011.
A questo punto c'è da chiedersi se vi sono o no le prospettive per un rimbalzo nelle prossime settimane. Prima di tutto, però, bisogna capire esattamente la "qualità" degli ultimi movimenti rialzisti, che si sono mostrati estremamente fragili.
I rimbalzi, dal 2009 in poi, sono guidati solo dalla liquidità, che le Banche centrali immettono – attraverso i programmi di Quantitative easing e Twist negli Stati Uniti, di Ltro in Europa – in dosi massicce sui mercati per cercare di evitare una nuova caduta recessiva, mentre un'economia reale in fase di stallo, se non di caduta, non ha dato nessuna spinta ai listini.
Il grafico accanto è molto esplicativo su cosa significhi concretamente questo. L'S&P 500, negli ultimi anni, è partito al rialzo solo nelle fasi di erogazione di liquidità da parte della Federal Reserve, altrimenti è stato laterale-ribassista e comunque senza spunti.
Certo, le aziende poi sono piene di liquidità e hanno realizzato (almeno fino all'ultimo trimestre dell'anno scorso) utili soddisfacenti, considerando il contesto generale. Ma operando quasi esclusivamente sulla razionalizzazione dei costi e sull'efficientamento della produzione, non certo per un forte incremento delle vendite.
Un paracadute contro la crisi, secondo la gran parte dei gestori, è dato dalle aziende che pagano un buon dividendo. E in effetti molte quotate, anche in Italia, offrono oggi rendimenti cedolari di assoluto interesse (a partire da Enel attorno all'8-9% di yield, a fronte però di un calo del 40% di prezzo in un anno).
«Il tema dei dividendi – spiega l'ultimo Research Monthly di Credit Suisse – resta una delle nostre prime idee per il 2012, indicato per chi ha un profilo di rischio leggermente asimmetrico (pronti a partecipare al rialzo, ma meno tolleranti alle perdite). Un elemento a favore è che lo spread fra rendimenti delle obbligazioni corporate e yield azionario è ai minimi da almeno 40 anni. Inoltre i bilanci delle imprese restano molto solidi e dovrebbero permettere di continuare a pagare le cedole, anche in uno scenario di crescita moderata».
Però c'è chi invita alla cautela. «Le aziende dovrebbero tenersi ben stretta la cassa per ripagare i debiti – osserva Gianluca Gabrielli, direttore degli investimenti a Soprarno Sgr –, quindi io preferisco chi, in questo periodo, non paga dividendi e ha una visione di più lungo respiro per l'utilizzo delle risorse liquide a disposizione».
Ma torniamo all'ultima correzione. Francesco Caruso, analista tecnico indipendente (www.francescocaruso.ch), spiega che questa può essere sfruttata per aumentare leggermente le posizioni, privilegiando i mercati più forti (Germania e Stati Uniti), con obiettivo aree 7.200-7.500 del Dax e 1.430-1.480 dell'S&P 500. «Ma – aggiunge Caruso – sarà quasi sicuramente l'ultima volta che comprerò azioni nei prossimi mesi: da maggio-giugno in poi avrò tutti le spie rosse accese».
Non tutti, però, la pensano così. Per esempio Tim Stevenson, gestore del fondo Henderson Horizon Pan European Equity, ha una visione più rosea a 6-12 mesi: «A Pasqua i volumi sono molto sottili, quindi anche "piccole" decisioni hanno un forte impatto sui mercati. Quello che abbiamo visto non è niente più di una correzione molto salutare. Sono ottimista nel medio perido, anche se nel breve non vedo alcun driver concreto».
Qualche buona notizia comunque c'è, conclude Stevenson: «La forza economica del Regno Unito è ancora evidente, la Cina vede i primi segni di ripresa e in Europa le economie nazionali hanno smesso di peggiorare. Credo proprio che nel secondo semestre i mercati europei produrranno dati economici migliori».

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