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Borse, bond, oro, liquidità: dove investire nei prossimi sei mesi  

 

Il divorzio di Londra dall’Unione europea prenderà molto tempo. E ci vorranno settimane, mesi, affinché il groviglio di implicazioni economiche e finanziarie scaturito dalla Brexit venga dipanato, fino a trovare un punto di equilibrio sui mercati. Ma l’esito inatteso del referendum britannico è solo l’ultima sferzata, in un semestre che ha visto il vento cambiare direzione più volte, scompigliando i portafogli degli investitori. Basta guardare l’andamento delle principali classi di attivo in questa prima metà anno.

Le cifreDiecimila euro investiti in oro a inizio gennaio avrebbero fruttato il 22%. Chi avesse destinato una somma analoga all’acquisto di un paniere di azioni italiane, invece, oggi si ritroverebbe in tasca solo 7.288 euro (-27%), nonostante i 10 punti percentuali recuperati tra l’11 febbraio, punto minimo degli ultimi tre anni, e il 27 maggio, vigilia di un nuovo scivolone per i listini azionari, sui timori crescenti di un’uscita di Londra dall’Ue.

Intanto, al netto del rimbalzo messo a segno all’indomani del referendum, il biglietto verde si è leggermente indebolito, rispetto alla moneta unica, -1,33% da inizio anno. Le azioni globali hanno perso quasi sei punti percentuali, Tokyo il 6,5%, l’Europa è a quota -16% e Wall Street cede il 2,5%. A ben guardare, l’istantanea delle performance di metà anno fotografa un mondo alla rovescia rispetto a quello ipotizzato dagli operatori a gennaio: quando BofA Merrill Lynch registrava una preferenza dei grandi gestori di fondi per Europa e Giappone, a scapito dell’azionario americano. E (quasi) tutti scommettevano su un rialzo del dollaro, alla luce di ciò che era ritenuto il probabile sentiero di risalita dei tassi: vale la pena ricordare che i 78 economisti interpellati dal Wall Street Journal ai primi di gennaio nel consueto sondaggio mensile, avevano previsto in media tre ritocchi da parte della Federal Reserve nel corso del 2016.

La frenataIl seguito è storia nota: l’avvitamento dei mercati nel circolo vizioso che lega dollaro forte, materie prime e Paesi emergenti ha costretto la Fed a rimodulare i piani di normalizzazione della politica monetaria. L’atteggiamento più accomodante della presidente, Janet Yellen, ha attenuato le pressioni sul dollaro, innescato il rally di materie prime e mercati azionari, favorendo la sovra-performance degli Emergenti.

E adesso? Brexit ha rimescolato di nuovo le carte. Potrebbe trascinare Londra in recessione. Eserciterà un impatto negativo sulla crescita della zona euro, fino a mezzo punto percentuale di Pil, secondo le stime di Mario Draghi, presidente della Bce. Senza dubbio, peserà sulla fiducia di consumatori, imprese, investitori, europei e non. È anche per tale motivo, del resto, che la Fed molto probabilmente posticiperà il prossimo intervento sui tassi americani. Secondo la banca d’affari Morgan Stanley, rimarranno congelati nella forbice tra 0,25 e 0,50 almeno fino alla fine del 2017. «In questo quadro, i titoli di Stato europei e americani avranno poco da offrire. Nei Btp c’è più valore. Ma il mercato dice che se vuoi accedere a rendimenti appetibili, devi alzare l’asticella del rischio — spiega Mario Spreafico, responsabile investimenti di Schroders wm —. Le obbligazioni high yield europee hanno subito una correzione eccessiva. Anche il debito emergente in valuta locale può rappresentare un’opportunità d’acquisto».

A sua volta, secondo Chris Iggo, capo del reddito fisso di Axa im, il debito emergente in valuta forte beneficerà di un calo dei rendimenti sui titoli del Tesoro Usa. «Il credito di qualità investment grade sembra sicuro — aggiunge —. Anche le obbligazioni indicizzate all’inflazione sono interessanti, perché le banche centrali continuano a immettere liquidità».

Nel frattempo, le Borse della zona euro — e i titoli finanziari in particolare — potrebbero restare sotto pressione. «Le autorità europee devono trovare con urgenza una soluzione efficace e credibile per mettere in sicurezza il sistema finanziario. Non hanno scelta. A quel punto, Piazza Affari si candida a realizzare una probabile sovra-performance». Per adesso è Wall Street a mettersi in evidenza, come possibile rifugio per gli investitori azionari spaventati dall’esito del referendum che rischia di scoperchiare il vaso di Pandora delle spinte centrifughe nel Vecchio Continente. «Anche i mercati emergenti potrebbero attirare flussi di capitale — ipotizza Spreafico —. Rappresentano infatti una possibile valvola di sfogo per chi vuole stare alla larga dall’Europa, epicentro della nuova fase d’incertezza, e al tempo stesso diffida delle elevate valutazioni del mercato azionario americano».

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