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Borse attendiste alla vigilia del voto britannico

Prese di profitto a Piazza Affari dopo un +6% in tre sedute. La sterlina si conferma oltre 1,46 dollari
Oggi i cittadini del Regno Unito saranno chiamati alle urne per decidere se restare nell’Unione europea o uscire. L’evento politico più atteso dell’anno insieme alle elezioni presidenziali negli Stati Uniti che si terranno a novembre. I mercati finanziari, che in queste settimane hanno oscillato nervosamente al ribasso o al rialzo seguendo le indicazioni di questo o quel sondaggio, ieri hanno registrato una seduta tipicamente “attendista”. Cioè senza troppi scossoni. Per Piazza Affari, che da giovedì scorso a ieri ha guadagnato il 6,6%, è stata una giornata all’insegna delle prese di profitto con l’indice Ftse Mib in calo dello 0,62 per cento. Per tutte le altre Borse continentali invece è stata un’altra giornata positiva con Francoforte in rialzo dello 0,55%, Madrid dello 0,4%, Parigi dello 0,29% e Londra dello 0,56 per cento.
Dopo una prima parte del mese in cui sono stati sopratutto i timori di una vittoria del «Leave» a condizionare le scelte degli investitori nell’ultima settimana il clima è cambiato. In particolare dopo l’assassinio della parlamentare Labour e leader del fronte «Remain» Jo Cox di giovedì scorso. Un fatto drammatico su cui i mercati hanno cinicamente scommesso nella convinzione che questo evento possa rafforzare le possibilità di vittoria del «Leave». Il voto di oggi dirà se hanno avuto ragione oppure no. Intanto le quote dei bookmakers e i sondaggi di opinione danno indicazioni contrastanti: secondo il mercato delle scommesse le probabilità di Brexit sono passate dal 43% della scorsa settimana all’attuale 25% ma i sondaggi di opinione continuano a indicare un testa a testa.
Le quotazioni della sterlina riflettono il cambio di clima in vista del voto: dai minimi toccati il giorno dell’assassinio (1,4149 dollari) ai massimi di giornata toccati martedì (oltre quota 1,47 sui massimi da sei mesi) il pound ha guadagnato oltre il 5 per cento. Ieri la valuta britannica si è attestata sopra la solglia di 1,46.
Se sui mercati valutari c’è chi compra la sterlina su quelli reali c’è chi preferisce altro. Un portavoce della società Post Office ha fatto sapere ieri che gli acquisti online di valuta straniera da parte dei suoi clienti nel Regno Unito hanno subito una netta impennata (+381% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno). Segnale che tra la gente comune c’è il timore della eventuale maxi-svalutazione che rischia di subire la sterlina in caso di vittoria del «Leave». E i contraccolpi in questo caso rischiano di essere pesanti. L’indice che, sulla base delle quotazioni del mercato dei derivati, misura la volatilità attesa della sterlina ha toccato a inizio mese un nuovo massimo dall crisi finanziaria del 2008. Numeri che fanno ipotizzare a Iain Clark di Efficient Frontier Consulting e Saeed Amen di Thalesians un crollo del pound fino addirittura 1,10 dollari. Il vero vincitore in caso di Brexit potrebbe essere l’oro, bene rifugio per eccellenza sempre molto gettonato nelle fasi più turbolente di mercato. Si stima che il metallo giallo possa registrare un rialzo del 10% in caso di voto contrario alla permanenza nella Ue.

Andrea Franceschi

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