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Borse, aste e Bce spingono Milano e Madrid

In termini più tecnici può definirsi: riallocazione dei portafogli. In un linguaggio più semplice è la ricerca di rendimento. Cioè: venuta meno la percezione (almeno per adesso) del possibile “Armageddon” sull’euro, gli investitori non si accontentano più dei saggi risibili dei beni rifugio; bensì, guardano ad asset più rischiosi e remunerativi. In un simile contesto ben può comprendersi, in primis, il successo dell’asta spagnola di ieri. Un collocamento dove Madrid ha emesso 5,8 miliardi di titoli a medio lungo termine, a fronte di un target iniziale di 5 miliardi. Il tutto con rendimenti in discesa. Tanto che, sul secondario, il Bonos decennale ha chiuso con un rendimento del 4,89%. Il meccanismo, in linea di massima, si è replicato in quel di Roma. Qui, nell’asta dei BoT a 12 mesi, il tasso di aggiudicazione è stato dello 0,864%, il minimo da tre anni.
Rendimenti in calo
Insomma, la giornata sul fronte del debito pubblico europeo è stata positiva. Tanto che lo spread BTp-Bund, anche grazie alle parole di Mario Draghi, ha archiviato la seduta a 260 punti base (erano 280 due giorni fa), con il saggio del decennale al 4,15%. La riduzione del differenziale, cui ha contribuito anche la crescita del tasso del Bund (1,56%), ha fatto riportare le lancette dello spread al luglio del 2011. Cioè, all’inizio della tempesta perfetta che di lì a poco si sarebbe abbattuta su Italia e Spagna.
Le Borse europee
Il cielo sereno (almeno nella giornata di ieri) sui Buoni dei due Paesi periferici dell’Ue, inevitabilmente, ha portato il buon umore anche sulle Borse di Italia e Spagna. Certo, nel passato la correlazione inversa tra rendimenti dei titoli di Stato e mercati azionari avrebbe spinto molto di più i listini. E, tuttavia, il meccanismo ha comunque funzionato. A Piazza Affari, la migliore in Europa, il Ftse Mib (+0,72%) è salito, anche grazie a media e banche, a quota 17.451 punti. E ha raggiunto così i livelli dell’agosto 2011. L’Ibex, da canto suo, ha chiuso in rialzo dello 0,15%, replicando le quotazioni del marzo del 2012. Differente, invece, l’andamento delle altre piazze Ue: a fronte dell’Euro stoxx praticamente invariato (+0,07%), solo Londra ha resistito sopra la pari (+0,05%). In calo, al contrario, sia Parigi (-0,39%) che Francoforte (-0,16%).
Il Dax rallenta
Già, Francoforte. Un tempo, non troppo distante, il listino tedesco vestiva i panni della star europea. Da inizio anno, però, ha messo a segno la misera crescita dell’1,26% a fronte del balzo (+7,24%) del Ftse Mib.
Cosa è successo? «È la conseguenza di un mix di cause – risponde Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia -. In primis, c’è il meccanismo del “reverse flight to quality”. Vale a dire, la ricerca di rendimento non implica solamente minore esposizione al Bund ma anche al Dax». Inoltre, rileva il peso dei titoli ciclici sul paniere tedesco. «Nel momento in cui cala lo stress sulla finanza, la macroeconomia torna market-mover. Il dato deludente di due giorni fa sulla produzione industriale di Berlino, giocorza, penalizza la Borsa tedesca». Così proprio ieri, tra gli altri, sono scesi il settore dei consumi (-0,84%), quello delle costruzioni (-0,58%) e le utility (-0,97%). In quest’ultimo caso, però, gioca un ruolo anche la ripresa del rendimento del Bund. Le utility, da sempre titoli “da cedola”, vengono considerati, in prospettiva, meno interessanti. E, di conseguenza, venduti (almeno un po’).
Le parole di Draghi
Al di là delle strategie di portafoglio, un ruolo importante è stato però interpretato dalla Bce. La Banca centrale europea, come era nelle attese, non ha toccato il costo del denaro (rimasto allo 0,75%). E non solo: riferendo di una decisione all’unanimità, ha allontanato la probabilità di un taglio nel prossimo futuro. A ben vedere, questa scelta avrebbe dovuto penalizzare l’equity. E così, in parte, è stato. Tuttavia, l’intervento del presidente di Eurotower, se da un lato ha sottolineato le difficoltà della congiuntura europea, dall’altro ha rimarcato come i mercati finanziari siano tornati alla normalità.
Moody’s «taglia» Cipro
Quegli stessi investitori che, fiduciosi nella Bce, hanno comprato euro (anche se ieri Moody’s ha tagliato di tre “notch” a Caa3 il rating di Cipro, indebolita nel sistema bancario). Il cross euro-dollaro è comunque salito sopra 1,32. E Wall Street? A fronte di dati sui sussidi di disoccupazione non negativi, e nella speranza di una buona tornata di trimestrali, ha chiuso in rialzo.

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