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Borse alla prova del rally di fine anno

di Vittorio Carlini

La Borsa è all'ultimo giro di giostra del 2011. Gli investitori, ancora una volta, leggeranno le carte dei rendimenti dei titoli di Stato dell'Ue. Analizzeranno supporti e resistenze; guarderanno alle stime sulla congiuntura.
Lo scopo? Tentare di predirre il futuro dell'ultima settimana dell'anno. A ben vedere, però, gli operatori rimangono abbottonati. «Il leit motive – dice Luca Ramponi, direttore investimenti di Aureo gestioni sgr – sono i volumi scarsi. Il mercato, volatile e sottile, si muoverà a seconda delle notizie positive o negative». «L'operatività – fa da eco Mario Spreafico, direttore investimenti Schroeder Italia – sarà, poi, ancora legata alle ricoperture di fine anno».
Insomma, il trend non è delineato. Anche perché gli appuntamenti che influenzano i mercati non mancano. In Italia, per esempio, domani il Tesoro metterà all'asta 9 miliardi di BoT; mercoledì, invece, tra CcTeu e BTp potrebbero essere offerti oltre 9 miliardi di titoli. Un doppio passaggio il cui esito non va sottovalutato. Così come, al di là dei dati macro Usa, non può dimenticarsi la spada di Damocle del downgrade di Parigi. Alla fine, leggere sui fondi di bicchiere della Borsa è difficile. Fin qui, l'incerto futuro di fine anno. Tuttavia, al netto di sconvoglimenti sempre possibili, c'è chi può stappare lo spumante e festeggiare. Che cosa? È semplice: una performance positiva, soprattutto dove i ribassi hanno colpito di più, cioè in Europa.
Le blue chip che guadagnano
Si tratta dei titoli salmone, cioè delle società in grado di andare contro corrente. Un gruppo selezionato di cui, peraltro, fanno parte anche diverse blue chip. Grandi capitalizzazioni che, alla chiusura di venerdì scorso, vantavano sull'anno un trend al rialzo.
Già, il trend positivo: ma quali, nel dettaglio, le società? In quel di Piazza Affari (-25,8%), a ben vedere, le blue chip-salmone sono una rarità. Tra queste spicca Lottomatica: da inizio gennaio, il gruppo ha guadagnato il 25,7%. Qui, paradossalmente, la crisi non «gioca» troppo contro. Certo, rileva l'esposizione su mercati differenti da quello domestico (soprattutto grazie alla controllata Usa GTech). Inoltre, essenziale è la diversificazione sui vari tipi di game. Tuttavia, è importante anche la particolarità del consumo anticiclico legato al business. La recessione, infatti, colpisce lo shopping dei beni d'investimento ma non i piccoli acquisti d'impulso. In particolare le spese, come nel caso del biglietto della lotteria, «spinte» dal sogno di un guadagno che risolva le difficoltà. Un mondo, quello del consumo anti-ciclico, che peraltro caratterizza il business di un altro titolo salmone. Quale? È presto detto: il beverage della Campari. Anche qui, al di là della positiva gestione aziendale, il settore ha aiutato e, da inizio anno, il titolo è in rialzo (+5,54%). Diverso, invece, il discorso per Pirelli. Il comparto degli pneumatici, infatti, è legato a quello dell'automotive che, nel 2011, non ha di certo fatto sfracelli. Nel caso in questione, però, da un lato ha giovato l'azzeccata strategia d'impresa (per esempio, il focus sul segmento premium e la spinta su mercati emergenti quale quello brasiliano); dall'altro, l'attenzione sulla gestione dei costi. Un mix che ha spinto all'insù i fondamentali del gruppo e i corsi azionari (+8,68%).
L'Europa «difensiva»
Più diversificato, giocoforza, il gruppo delle blue chip-salmone in Europa: dal tabacco (Imperial Tobacco +21,8%) all'energia fino alle infrastrutture. La varietà però, al di là delle singole storie aziendali , è attraversata da precisi fil rouge: il primo è l'investimento difensivo. Su questo fronte spiccano le performance delle società farmaceutiche: da Sanofi (+15,8%) a Merck (+27,4%) fino a Fresenius Med (+19,35%). «È un settore – sottolinea Spreafico – che gli operatori, di fronte ai crolli dei mercati, mantegono in portafoglio. Le medicine, e la salute, non soffrono la congiuntura». Un altro filo rosso è, poi, quello delle conglomerate esposte ai mercati emergenti. L'esempio? Il comparto del lusso (Hermes +42,5%): qui la domanda anelastica dei ricchi d'Occidente si lega alle richieste delle nuove upper class cinesi e russe.
Meno importante, in Europa, è invece il dividendo. La cedola, infatti, rileva laddove il rendimento dei titoli di stato non è concorrenziale. Così, negli Usa, la performance di Ibm (+25,8%) è stata aiutata anche dal suo dividendo: nel quinquennio è cresciuto di oltre il 116%. Ma è un po' tutto il vecchio Dow Jones (+6,19%) che, nel 2011, ha dato la polvere agli altri listini. Dai panini di McDonald (+30,4%) al petrolio di Chevron (+17,8%), fino alla Kraft (+19,7%) è il successo della old economy sulla finanza innovativa. E non solo.

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