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Borse al record, BTp ai nuovi minimi in asta

Una spinta dalla Cina, un aiuto da Wall Street, il fermento delle fusioni e acquisizioni societarie e ovviamente tutta la forza della liquidità che la Banca centrale europea (Bce) continua a iniettare quotidianamente. La ripresa delle Borse europee e quella dei titoli di Stato dopo una settimana di incertezze si spiega soprattutto con un simile mix di ingredienti, che ha sostenuto gli indici azionari e compresso ulteriormente i tassi dei titoli sovrani, relegando al tempo stesso in secondo piano i timori che circondare ancora la crisi greca.
Dalla Banca centrale cinese sono arrivati segnali che lasciano intendere l’adozione di una politica monetaria più accomodante: un fattore che ha lanciato i mercati asiatici e creato le condizioni per un buon avvio in Europa. New York, da parte sua, ha approfittato di una serie di notizie e di indiscrezioni su possibili operazioni societarie (soprattutto nel settore medico) per riprendere la strada del rialzo dopo una settimana complicata e ha quindi favorito l’accelerazione finale nel Vecchio Continente. Il bilancio finale parla di un rialzo dell’1,2% per Piazza Affari che è stato però superato dal +1,8% di Francoforte, mentre Parigi e Madrid sono salite rispettivamente dell’1% e dello 0,9 per cento.
Nel mezzo della giornata sono arrivate finalmente indicazioni favorevoli dal versante macro con un balzo della fiducia in Europa e soprattutto in Italia. Nel nostro Paese l’indicatore legato alle imprese è cresciuto a marzo a 103 da 97,5 punti e quello relativo ai consumatori a 110,9 da 107,7 punti: segno che le mosse della Bce (e soprattutto il loro impatto sull’euro, ieri poco sopra 1,08 dollari) iniziano a esercitare effetti sull’economia, anche se per il momento soltanto a livello di fiducia.
L’Eurotower, sotto questo aspetto, prosegue spedita con il proprio piano di acquisti (Pspp) come dimostrano i dati diffusi ieri: nell’ultima settimana la Bce ha comprato 14,7 miliardi di titoli di Stato, un quantitativo leggermente inferiore alle precedenti, ma ha accelerato sui covered bond (2,9 miliardi) e sugli Abs (638 milioni). Nel complesso, al 27 marzo sono stati già ritirati obbligazioni sovrane per 41 miliardi, oltre a covered bond per 62,86 miliardi e Abs per 4,65 miliardi (questi ultimi piani sono stati già avviati lo scorso autunno): liquidità a pioggia sui mercati in grado a sua volta di scatenare il rastrellamento da parte degli investitori dei titoli che offrono ancora un minimo di rendimento.
Anche in questo modo si può spiegare l’ennesima asta (terza consecutiva dopo quelle di giovedì e venerdì) andata in porto per il Tesoro italiano con tassi ai minimi storici: ieri sono stati collocati BTp a 5 e 10 anni per complessivi 4,5 miliardi a tassi rispettivamente allo 0,55% all’1,34%, oltre a un nuovo CcT indicizzato all’Euribor allo 0,71% per ulteriori 3 miliardi. Il confronto fra i decennali sul mercato secondario parla inoltre di uno spread Italia-Germania di nuovo in calo a 110 punti base per effetto di un BTp all’1,31% e di un Bund allo 0,21 per cento.
Oggi peraltro per i mercati si conclude un trimestre da incorniciare, il primo del 2015, tutto nel segno del quantitative easing: a lungo invocato, il piano di riacquisti targato da Mario Draghi non ha certo tradito le attese portando a rivedere massimi di lungo periodo sui listini dell’Eurozona (storici per il Dax di Francoforte) e schiacciando all’inverosimile i rendimenti dei titoli di Stato dell’area (oltre un terzo dei quali hanno ormai tassi negativi).
Era dal 1995 che non si vedeva una rincorsa simile in avvio d’anno: finora la migliore performance, a livello borsistico, se la contendono Francoforte e Milano, entrambe più in alto di oltre il 20% rispetto a tre mesi fa. Non è un caso, perché al di là delle valutazioni dei singoli titoli (relativamente alte quelle tedesche, decisamente più a buon mercato quelle di Piazza Affari) Germania e Italia sono fra i Paesi maggiormente orientati all’export e quindi favoriti dall’indebolimento dell’euro conseguente alle mosse di Draghi. Per rendere sostenibile la ripresa dei mercati manca ancora la spinta dei consumi e della domanda interna, che resta debole: i dati sulla fiducia di ieri fanno ben sperare, ma occorrono conferme.
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