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Borse ai top da gestire con cautela

Il Dow Jones a metà della scorsa settimana ha raggiunto e superato i suoi massimi storici, andando oltre i 14.300 punti. Anche il Nikkei giapponese venerdì scorso ha sfondato i massimi degli ultimi quattro anni oltre quota 12.280. Senza contare i Paesi periferici europei che, da quando a luglio la Bce ha annunciato di voler difendere a tutti i costi l’euro, hanno messo a segno forti guadagni.
Ma questo rialzo è solido? Difficile affermarlo, considerando lo stato dell’economia reale. Per ora è la liquidità che – se vuol trovare rendimenti che non siano in quantità omeopatica – deve per forza cercare il rischio e quindi l’opportunità di guadagno sul mercato azionario. Ma bisogna andare cauti perchè la debolezza generale del quadro macro rende possibile, da un momento all’altro, una pesante correzione.
Anche perchè come ha scritto sul New York Times il premio Nobel Paul Krugman, un keynesiano convinto, «mentre l’economia continua a essere profondamente depressa, i profitti aziendali hanno messo in atto una forte ripresa. E questa è una brutta cosa! Non solo i lavoratori non riescono a condividere i frutti della propria produttività in aumento, ma centinaia di miliardi di dollari si stanno accumulando nelle casse delle società che, di fronte a una domanda debole dei consumatori, non vedono alcuna ragione per mettere quei dollari al lavoro».
Ma fino a quando può proseguire il rialzo? La gran parte degli analisti fondamentali ragiona sul fatto che, almeno nel primo e nel secondo trimestre di quest’anno, i buoni risultati aziendali possano sostenere le Borse. Vedremo.
Se vogliamo una conferma “esoterica” a questo ragionamento, possiamo, almeno per chi si fida, guardare al siderografo di Bradley. È uno “strano” strumento – usato dagli analisti tecnici che guardano più all’astrologia che alle statistiche e ai grafici, basato sullo studio delle posizioni planetarie – del quale abbiamo parlato l’ultima volta sul Sole 24 Ore del lunedì del 26 novembre scorso (e prima il 12 dicembre 2011). L’anno scorso ha beccato i massimi di metà marzo e anche i top di metà settembre e, nel 2013, la partenza di una nuova fase rialzista dall’ultima decade di gennaio. Cosa che si è verificata. Adesso la prossima correzione (a questo punto probabilmente ribassista) dovrebbe iniziare verso fine giugno e continuare per tutta la seconda parte del 2013.
Ancorandosi a ragionamenti più solidi, gli analisti di Morgan Stanley ritengono che a breve termine in Europa il rapporto rischio-rendimento per le azioni stia peggiorando per la debolezza dei dati macroeconomici e per l’incertezza politica italiana. Quindi è possibile che nelle prossime settimane, scrive l’ultima European Strategy di Morgan Stanley, si vada verso un periodo di consolidamento. Anche perchè gli indici sono vicini ai target stimati e vi è poco spazio, secondo gli analisti di Morgan Stanley, per migliorare le attese di utile per azione e di price earning sui mercati europei.
Anche da Banca Intermobiliare viene un invito alla cautela. «Pensiamo resti valida la view strategica sugli asset rischiosi – dicono i suoi strategist – perchè resta premiante il supporto delle politiche monetarie in un contesto di crescita (seppure contenuta) e bassa inflazione. Al tempo stesso, vi sono però elementi che lasciano aperta la possibilità di una correzione sui mercati e che suggeriscono un atteggiamento più neutrale in un’ottica tattica».
Anzitutto sui principali mercati azionari il quadro tecnico inizia a essere un po’ tirato. Poi il sentiment degli investitori si colloca su punte di ottimismo piuttosto elevate, livelli che rendono i mercati vulnerabili. Infine l’economia, complice anche un effetto stagionale e l’impatto del sequester (tagli automatici al bilancio federale Usa per il mancato accordo fra Democratici e Repubblicani sulla riduzione del deficit), potrebbe entrare in una fase di rallentamento per alcuni mesi.
Quindi, anche se al momento il trend è positivo, meglio essere cauti. E attendere conferme. «L’S&P 500 – osserva Francesco Caruso, analista tecnico indipendente e animatore del sito www.cicliemercati.it – è vicinissimo ai massimi storici: dovesse avere la forza di superare stabilmente in chiusura di mese l’area 1.545-1.570 potrebbe spingersi a 1.640». Comunque, conclude Caruso, attualmente non pare esserci una bolla sui mercati, neppure quelli più vicini ai massimi come gli Usa. «Tuttavia, se le cose andranno avanti con la nostra logica, i prossimi mesi vedranno un’accelerazione degli eventi e un progressivo aumento della volatilità. La bolla che non c’è ora potrebbe crearsi con un notevole rialzo dei corsi nei prossimi mesi, fino a un top tra la seconda metà del 2013 e l’inizio del 2014».

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