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Borse a rischio software piattaforme sotto stress

di Vito Lops

Borse europee, un'altra giornata di ordinario black-out. Alle ore 9.05 il Cac 40, il paniere principale della Borsa di Parigi, segna sui book elettronici -0,72 per cento. Sarà così fino alle 9.53. In questo range restano imballati anche i valori sintetici dei listini telematici di Amsterdam, Bruxelles e Lisbona, gli altri indici europei gestiti da Nyse Euronext, nata nel 2007 dalla fusione della Borsa di New York Nyse e il gruppo di Borse europee Euronext, che il 15 febbraio ha raggiunto un'intesa per la fusione con la tedesca Deutsche Börse.

La notizia arriva mentre in Libia va in scena un'altra giornata di bombardamenti. Tutto questo a sole 48 ore dal black-out di Piazza Affari che martedì, dopo una sospensione di 6 ore, ha aperto alle 15.30, con lo stesso fuso orario di Wall Street, ma a 6.650 chilometri di distanza. In questo scenario l'Fbi ha confermato a inizio mese che nel corso del 2010 un gruppo (non ancora identificato) di hacker ha violato per un anno il sistema informativo del Nasdaq e sbirciando fra i dati per 12 mesi, pur non compromettendo la piattaforma di trading.

Insomma, cosa sta succedendo alle Borse mondiali? È forse il fantasma del baco del nuovo millennio che ha deciso di uscire allo scoperto 11 anni dopo? Oppure qualche emulo del protagonista di War Games che da qualche sperduto garage va a caccia di falle nei sistemi che governano la finanza mondiale?

Le verifiche su quanto accaduto, tanto a Piazza Affari quanto sul circuito Nyse Euronext che al Nasdaq, sono in corso. In ogni caso, a sentire i diretti interessati le defaillance così ravvicinate non hanno nessun collegamento interno, né con le tensioni nell'area Medio orientale.

Da Nyse Euronext confermano al Sole 24 Ore che quello di ieri è stato «un incidente tecnico eccezionale nel processo di calcolo degli indici, poco dopo l'apertura. Il processo di calcolo è ripreso alle ore 9.53 e i valori diffusi dal quel momento in poi sono risultati corretti. Ma non c'è stato un impatto sulle negoziazioni dato che il trading su azioni, Etf, warrant, certificati e derivati non è mai stato sospeso». Dalla sede parigina della società precisano inoltre che «sono in corso verifiche» sul sistema Utp (Universal trading platform, la piattaforma utilizzata anche a Wall Street che consente la gestione integrata di trading e sistemi informativi) per individuare la natura del problema. Verifiche che sono ancora in corso anche a Piazza Affari, come nuovamente confermato da Borsa Italiana, dopo che la Consob ha chiesto lumi su quanto accaduto martedì. Sul listino milanese, a differenza del tilt degli indici Nyse Euronext di ieri, sono rimasti bloccati anche gli scambi. A causa di un guasto al sistema informativo Ddmplus, utilizzato per divulgare i prezzi dalla gran parte degli intermediari agganciati a Piazza Affari. Motivo per cui è stato deciso di sospendere i mercati Mta (azioni), Etf (exchange traded securities), SeDeX (certificates e covered warrant) e Mot (obbligazioni retail).

Nell'attesa che da Borsa Italiana arrivi il report finale sulla vicenda per l'eventuale archiviazione del caso, nelle stanze dei trader circolano alcune ipotesi sulla sospensione di inizio settimana che peraltro segue quella del 27 dicembre (quando la Borsa di Londra, chiusa per il bank holyday, ha staccato la spina ai mercati, staccando allo stesso tempo anche quella di Piazza Affari) e del 3 gennaio (causato da errore di gestione dati da parte del Ftse, sorto nel momento di inserire nel paniere delle blue chip le nuove azioni Fiat Spa e Fiat Industrial).

«Già da lunedì, causa le notizie geopolitiche, è tornato il "fast market" e con esso la volatilità, assente da molti mesi, per cui titoli che di solito oscillavano di 10 centesimi, tra prezzo minimo e massimo, hanno subito escursioni anche di mezzo euro – spiega Davide Biocchi, vincitore del Premio Top Trader di Borsa nel 2007 –. Se a ciò si aggiunge che, sempre da lunedì, a Piazza Affari c'è stata anche la modifica dei tick di negoziazione (escursione minima tra due prezzi nel book, ndr), ecco serviti gli ingredienti per cui un sistema non più abituato allo stress informativo, vista le recente contrazione di scambi e volatilità, è andato in difficoltà. D'altronde se Borsa Italiana ha annunciato da tempo la migrazione verso una nuova piattaforma di trading significa che quella attuale qualche limite lo deve avere. E infatti in passato qualche blocco informativo era già capitato, anche se non frequente e non di questa portata. Credo che l'enfasi non derivi dal problema in sé, che ci può stare, ma dal momento topico in cui si è manifestato, cosa che ha scatenato sospetti e illazioni».

A guardare il numero dei contratti medi del Ftse Mib (820.592.660 pezzi al giorno) contro i 978.699.560 dell'ultima settimana l'ipotesi di sistemi informatici sotto stress può aiutare a dare un senso all'incidente tecnico. Ma la verità potrebbe essere più complessa. Oppure molto più semplice e magari nascondersi dietro una sequenza o un algoritmo sbagliato.
 

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