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Borse a picco, pesano le banche

Male le banche, male Piazza Affari. Il ritornello è noto per chi segue la Borsa italiana, da sempre molto sensibile all’andamento del comparto finanziario che da solo fa quasi il 40% del paniere Ftse Mib. Non stupisce quindi che ieri, giornata difficile per tutto il credito in Europa, la Borsa di Milano sia stata la peggiore di tutte con un tonfo a fine seduta del 2,87% a fronte di una perdita generale (indice Eurostoxx 50 dell’1,85%). La sensazione è che ai mercati manchino a questo punto – a meno di annunci a sorpresa della Banca centrale europea – nuovi spunti per continuare a crescere in un quadro in cui i prossimi dati sull’andamento dell’economia europea (inflazione e Pil) diventeranno decisivi.
A questo clima si è aggiunta la maxi sanzione (4,3 miliardi di dollari il conto complessivo) inflitta dalle authority di Usa, Gran Bretagna e Svizzera a sei big del credito (Hsbc, Rbs, Ubs, Citibank, Jp Morgan Chase e Bofa) accusate di aver manipolato il mercato dei cambi. Una doccia fredda che ha avuto pesanti ripercussioni sui corsi azionari dei titoli bancari: l’indice Stoxx di settore ha registrato un calo del 2,11%. Al contesto negativo generale le italiane hanno scontato una loro debolezza particolare legata ai segnali negativi dai risultati societari. Ieri il mercato è tornato a penalizzare le azioni del colosso UniCredit. Dopo il -3,3% registrato nel giorno dei conti, il titolo ha perso un ulteriore 5,6% con volumi di scambio ben oltre la media. Hanno pesato le bocciature degli analisti che hanno guardato più al bicchiere mezzo vuoto dei ricavi, scesi inaspettatamente a 5,5 miliardi rispetto ai 5,7 del trimestre precedente, che a quello mezzo pieno degli utili, balzati a 722 milioni (il 40% in più di quanto stimato dal mercato). BofA Merrill Lynch ha così abbassato l’asticella sul prezzo dell’azione da 7,3 a 6,5 euro, SocGen da 6,5 a 6,2 euro mentre Natixis ha portato il target price da 6,4 a 5,9 euro.
UniCredit è il nome di maggior peso ma non è stata la sola banca italiana a soffrire. A fine seduta in fondo al listino Ftse Mib figuravano tre istituti di credito: Bpm (-7,28%) e Bper (-6,02%) anch’esse reduci dai conti trimestrali e Banca Mps (-6,48%), volatile nonostante il divieto di vendite allo scoperto prorogato 48 ore fa dalla Consob. Sull’intero settore creditizio (ieri l’indice settoriale di Milano ha perso il 4,53%) ha pesato inoltre l’incognita “crescita” in vista della pubblicazione del Pil italiano relativo al terzo trimestre prevista per venerdì.
Tra gli altri titoli forti vendite anche su Enel (della trimestrale di ieri non è piaciuto in particolare il dato sul debito). Per contro è stata una seduta positiva per Mediaset (+6%). Agli investitori è piaciuta la previsione di utile a fine anno. Scatto anche per Moncler (+4,4%) a seguito di conti oltre le attese.
Sul mercato dei cambi continua a tenere banco il caro-dollaro (al top da 7 anni sullo yen e con l’euro sotto 1,245 sul biglietto verde) innescato dalla fine degli stimoli Usa. Nella partita rientrano le materie prime (scambiate in dollari) con il petrolio sotto pressione (anche a causa delle prospettive di debolezza della domanda globale, a fronte delle quali non si profilano strette ai rubinetti da parte dei produttori). Il Brent, sceso sotto 81 dollari, ha aggiornato i minimi da quattro anni.

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