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Borsa, vendite su minerari e hi-tech

Il crollo dei prezzi dell’oro e delle altre commodities minerarie (vedi articolo sotto) fa sentire i suoi effetti sui corsi azionari dei produttori di materie prime, i cui titoli ieri sono stati pesantemente venduti sui listini continentali. A fine seduta l’indice di comparto Stoxx 600 Basic Resources mostra una flessione del 3,36% che gli vale la palma di peggior paniere settoriale seguito da Tecnologia (-1,62%) e Oil & Gas (-1,25%). 
I ribassi che hanno colpito le società petrolifere hanno motivazioni analoghe a quelle dei minerari, cioè la flessione dei prezzi della materia prima di riferimento: il petrolio, ieri nuovamente in difficoltà. Per quanto riguarda i tecnologici invece la ragione che ha innescato le vendite è da ricercare nei deludenti conti trimestrali pubblicati da diversi big americani. A partire da Apple.
Con una capitalizzazione di oltre 750 miliardi di dollari l’azienda fondata da Steve Jobs è la maggior società al mondo per valore di mercato. Un primato conquistato grazie a risultati di bilancio eccezionali (negli ultimi cinque anni utili e fatturato sono triplicati). Anche i conti dell’ultimo trimestre sono stati migliori delle attese. Ma le previsioni sull’andamento dei prossimi trimestri sono state prudenti e una voce molto importante del bilancio, quella delle vendite di iPhone (prodotto di punta) ha deluso le attese. Ciò è bastato per innescare un pesante storno in Europa sui titoli dei semiconduttori. Settore che trae una consistente fetta dei propri ricavi dalle forniture ai produttori di smartphone.
Il saldo finale degli indici di Borsa riflette il calo che ha penalizzato questi settori. La piazza di Londra, in cui sono quotati i colossi mondiali del settore minerario come Bhp Billiton (-5,71%), Glencore (-5,41%) e Rio tinto (-3,64%), è quella che ha sofferto di più registrando un calo dell’1,5 per cento. Ribassi più contenuti invece si sono visti a Francoforte (-0,75%) e Parigi (-0,47%). Flessioni insignificanti infine si sono registrate a Milano (-0,13%) e Madrid (-0,22%) in cui il peso dei settori tecnologia e materie prime è molto minore. A Milano il tonfo di Stmicroelectronics (-6,64%) e del comparto petrolifero (-1,18%) è stato controbilanciato dalla lieve ripresa delle banche (+0,19%).
Una certa avversione al rischio, anche se più contenuta, si è vista anche sul mercato dei titoli di Stato con gli investitori che hanno preferito i solidi titoli governativi tedeschi (il tasso del Bund a 10 anni è sceso allo 0,74%) ai titoli di Stato dei Paesi periferici. Tra i BTp e i Bonos tuttavia il mercato continua a preferire i primi. Il rendimento del decennale italiano ieri ha chiuso all’1,93% contro l’1,99% dell’analogo spagnolo.
Sul mercato dei cambi si conferma la forza del dollaro che continua a beneficiare della prospettiva di un futuro rialzo dei tassi entro l’anno. Il dollari index (paniere che misura i principali cambi rispetto al biglietto verde) viaggia sui livelli di aprile sostenuto anche dai positivi dati sul settore immobiliare.

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