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Borsa, il risveglio dei fondi attivisti Ora puntano anche alle banche

Un altro colpo dei fondi attivisti: fanno saltare l’operazione del gruppo Caltagirone per togliere Caltagirone editore da Piazza Affari. L’Opa della holding romana col 71% era condizionata a raggiungere il 90% del capitale: ma il prezzo era basso, e malgrado un ritocco ha aderito appena lo 0,077%. Così è «priva di efficacia».
Un’affermazione per il fondo Amber che era salito quasi al 10% della società, ed è tra i pochi che in Italia investono per bloccare operazioni ritenute poco amiche del mercato (anche delle minoranze silenziose quindi), o per suggerire nuove strategie ai manager poco attenti ai piccoli soci. Negli Usa la nicchia dei guastafeste è affollata, con platee di recente assiepate dentro Ge, General Motors, Procter & Gamble. Ma nessun nome è troppo grande per gli “attivisti”, che là cercano di ingaggiare un mercato di soci immenso, con azioni di comunicazione che ormai usano Facebook e LinkedIn.
In Europa la tendenza è in crescita, sia perché meno battuta sia per i prezzi meno esosi delle azioni. In Italia è una pratica per un pugno di nomi tra Amber, Elliott, Liverpool, Litespeed, Gamco. Il perché sta nella peculiare cornice politico-normativa e nei tempi biblici della giustizia, tanto che il Global financial centres index 2017 sulle piazze migliori mette Londra davanti a New York, mentre Milano è solo al cinquantaquattresimo posto e Roma al settantaquattresimo. Comunque l’Italia nel primo semestre ha avuto i suoi dossier: oltre a Caltagirone editore la contesa dei fondi con i francesi di Parmalat e con i giapponesi di Ansaldo Sts. Vi è chi include tra gli “attivisti” anche Vincent Bolloré, che con i suoi blitz su Telecom e soprattutto Mediaset (dove ha rastrellato la minoranza di blocco, poi congelata da Agcom) spesso usa modi da assaltatore.
Comunque non un gran bottino, se si pensa che tra gennaio e giugno 55 società quotate in Europa sono state oggetto di attivismo. Nei dati di Morrow Sodali, leader nella consulenza alle difese che lavora per migliorare i punti deboli delle quotate, i paesi più battuti sono Svezia e Gran Bretagna, con 14 e con 22 casi, specie nel settore finanza. La motivazione è agli opposti: in Svezia la proprietà è molto concentrata così talora c’è la tentazione di schiacciare i diritti delle minoranze; nella City la proprietà è tanto diffusa che con pochi titoli si può incidere su gestione e governance.
Il capitalismo italiano negli ultimi anni ha perso peso al punto da esporsi agli strali degli attivisti. Le aziende del Ftse Mib hanno soci di controllo con un 36,2% medio delle quote, dal 44,4% del 2012: e poiché in assemblea ci va sempre il 66% medio, in molti casi non c’è più una maggioranza. Tuttavia, se la critica ai compensi dei capi è frequente (un terzo dei soci di minoranza in media vota no), finora a Piazza Affari solo il lancio di ardite operazioni fa arrivare i guastatori. Con qualche esito, guardando gli ultimi dossier. I francesi di Parmalat hanno dovuto pagare più cara la “loro” Lag, e dopo iniziali schermaglie Consob ha ricusato alcuni amministratori poco indipendenti e rimosso il collegio sindacale; inoltre il delisting di Parmalat non è riuscito per il basso prezzo offerto. Neanche Ansaldo Sts, che Leonardo ha ceduto a Hitachi su un doppio binario con la meno ambita Breda (Consob ha eccepito e pende un ricorso al Tar) è riuscita a sbatter fuori gli attivisti dal capitale, malgrado il ritocco dell’Opa chiesto da Consob.
Prossima fermata dei guastafeste, le banche. Che a furia di ricapitalizzare hanno padroni dispersi, e con la riforma delle popolari hanno perso i diritti speciali tipo “una testa, un voto”. Il fondo Amber, da un anno primo socio di Popolare di Sondrio con il 5,39%, a luglio ha depositato atti di intervento presso la Consulta e il Consiglio di Stato, in opposizione a quelli dei soci storici (in parte accolti) che lo scorso dicembre fecero sospendere la trasformazione in spa. Solo a gennaio le alte corti si esprimeranno; frattanto Amber avvisa che farà valere i suoi diritti di investitore.
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