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Borsa, rally dei petroliferi dopo l’intesa Opec

La notizia dell’accordo in sede Opec su un taglio alla produzione di petrolio è arrivata nella serata di mercoledì. A mercati europei chiusi. Inevitabile quindi che ieri le azioni del comparto energia quotate sui listini continentali si siano allineate a quelle dei concorrenti americani che già mercoledì avevano festeggiato la notizia. In scia all’impennata del prezzo del greggio (dopo la fiammata della vigilia il Brent si è ulteriormente rafforzato superando 49 dollari al barile), l’intero comparto ha messo a segno forti rialzi: l’indice Stoxx Europe 600 Oil & Gas ha chiuso in rialzo del 4,31%.
Nonostante la reazione euforica dei mercati tra gli analisti è prevalso un certo scetticismo sugli effetti concreti dell’intesa raggiunta dai membri del cartello. Citi in particolare ha stigmatizzato l’assenza di quote prestabilite tra i Paesi Opec e di qualunque meccanismo che assicuri il rispetto degli impegni tra le parti. BofA Merrill Lynch, da parte sua, ha lasciato invariate le sue previsioni sulle quotazioni future del Brent (61 dollari al barile in media per tutto il 2017) alla luce di un accordo considerato troppo «soft».
Si vedrà nei prossimi mesi quale sarà l’esito di questa complicata partita. Per il momento il mercato ha approfittato per risposizionarsi su un settore, quello dell’Oil&Gas, ancora sotto del 29% rispetto ai massimi dell’estate 2014. Il crollo dell’ultimo biennio è andato di pari passo con il prosciugamento di utili e ricavi.
Sulla spinta del comparto petrolifero e di quello minerario (+3,06%) che si è mosso a traino, gli indici continentali hanno chiuso la seduta in positivo con Parigi in rialzo dello 0,26%, Madrid dello 0,64%, Londra dell’1,02% e Piazza Affari dello 0,72%. Unica eccezione Francoforte con il Dax che ha perso lo 0,31% in una seduta in cui gli investitori hanno bersagliato Commerzbank dopo l’annuncio del piano di ristrutturazione che prevede il taglio di 9600 posti di lavoro e la sospensione del dividendo. Le azioni Deutsche Bank, dopo una seduta relativamente tranquilla a Francoforte (+1,02%) sono state oggetto di pesanti vendite a Wall Street sull’indiscrezione, rilanciata da Bloomberg, secondo cui alcuni fondi che utilizzano la banca tedesca come controparte per operare sul mercato dei derivati avrebbero ritirato le loro posizioni (vedi approfondimenti a pagina 29).
Se la giornata sul mercato azionario è stata positiva, non si può dire altrettanto della seduta sull’obbligazionario. I titoli governativi nell’area euro hanno infatti registrato la peggior ondata di vendite delle ultime tre settimane a questa parte. Il tasso del Bund a dieci anni è risalito da -0,13% a -0,11%, quello del BTp è invece passato dall’1,18% all’1,21% con lo spread che è rimasto fermo a 133 punti. Questa ondata di vendite ha molto a che vedere con il balzo del petrolio. E in particolare con il rialzo delle aspettative di inflazione che si è registrato di pari passo con l’apprezzamento di una commodity, il petrolio, che riveste un ruolo chiave nel determinare l’andamento dei prezzi al consumo. L’indice misura le aspettative di inflazione tra 5 anni per i successivi 5 nell’area euro è salito ieri del 2,15% con il tasso atteso passato dall’1,32% all’1,35%. Bisognerà vedere se l’intesa Opec provocherà veramente un rialzo del petrolio tale da far ripartire i prezzi e spingere la Bce a normalizzare la propria politica monetaria ultraespansiva. Scenario questo che giustificherebbe il rialzo dei tassi sui bond governativi visto ieri. Per il momento si registrano primi incoraggianti segnali dalla prima economia dell’Eurozona: la Germania, il cui tasso di inflazione ha registrato a settembre la sua miglior performance da maggio 2015 con un rialzo dello 0,5%.
L’impennata dei tassi dei titoli governativi sul mercato secondario non ha giocato a favore del Tesoro ieri impegnato con il collocamento di debito a lunga scadenza per 6,5 miliardi di euro di controvalore. Allineandosi ai valori del secondario, il costo della raccolta è salito rispetto ai livelli di agosto: i 2,5 miliardi di BTp decennali con scadenza dicembre 2026 sono stati così piazzati all’1,21%, tasso in rialzo rispetto all’1,14% del mese scorso. Nel caso del quinquennale si è passati da 0,19 a 0,28% e una limatura all’insù si è vista anche per il CcT indicizzato all’Euribor luglio 2023 piazzato allo 0,33 per cento.

Andrea Franceschi

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