Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borsa Italiana: un ballo senza debuttanti

di Alessandra Puato

Corrado Passera ha lanciato l'allarme giovedì scorso. «Siamo in piena recessione e durerà — ha detto il ministro per lo Sviluppo —. Le aziende non hanno più accesso al credito». Un'alternativa ai prestiti bancari, per raccogliere fondi, sarebbe la Borsa. Peccato che Piazza Affari continui a languire, senza l'alimento di nuove quotazioni. L'unica che ha chiesto l'ammissione quest'anno è Cucinelli, il 2 febbraio. Entro maggio dovrebbe debuttare se Consob darà l'ok, ma eloquente è la precisazione dell'Authority di Giuseppe Vegas: «Sempre che la società non ci ripensi». Perché di debutti mancati è pieno il carnet di Raffaele Jerusalmi, amministratore delegato di Borsa Italiana: le cui quotate coprono per fatturato, dice un'indagine Bocconi, il 21% dell'economia nazionale, contro il 45% in Francia e il 33% in Germania.
Da Sea a Mapei
Sono in sospeso per quotarsi da un anno, cioè già autorizzate da Borsa ma ferme per indecisione dell'azienda, la Lima che fa protesi ortopediche, la cartiera Fedrigoni e quella Sea che nell'attesa, sperando di evitare la quotazione, ha accolto per socio il fondo F2i di Vito Gamberale.
Brucia ancora il ricordo della retromarcia a ridosso del collocamento, nel 2011, di Philogen, Rhiag e Sem di Modena, acque minerali. E resta lungo l'elenco delle «eterne fidanzate», che dovevano quotarsi e non l'hanno mai fatto: Fideuram e De Cecco, Conte of Florence e la Rainbow delle Winx, Esaote e Fincantieri, Maccaferri e Moncler.
Resiste poi come un fante sul Carso la pattuglia delle grandi aziende familiari italiane che Borsa tanto vorrebbe accogliere, ma la quotazione l'hanno sempre scansata: Barilla, Armani e Ferrero, ma anche Marcegaglia e Mapei, aziende del presidente uscente e di quello entrante (Giorgio Squinzi) di Confindustria. Si aggiunge Benetton, che dal listino ha voluto uscire.
«La Borsa? Ci toglierebbe la possibilità di agire», ha detto di recente Guido Barilla, ribadendo che non vuole entrarci, né ora né mai. «Perché impone performance a breve e noi vogliamo muoverci sul lungo periodo — dicono a Parma —. Siamo un'azienda industriale che fa pasta e biscotti, non siamo legati a logiche finanziarie. Dividendi e trimestrali non sono il nostro mondo». In Marcegaglia si cita invece il motto del fondatore Steno: «Sono l'imprenditore povero di un'azienda ricca». E si spiega: «I profitti li reinvestiamo in azienda, non abbiamo bisogno di scadenze o investitori». Tantomeno di azionisti esterni da retribuire. In più, c'è la vecchia paura: «Perdere identità». Certo, aziende così grandi possono permettersi la scelta: l'accesso al credito bancario non pare un problema. Diverso è per le Pmi, alle quali Borsa non riesce ad aprire.
I problemi maggiori restano tre: l'esiguità degli scambi, le troppo piccole dimensioni, il mancato riconoscimento del valore dell'azienda nel prezzo del titolo. In una parola, la Borsa «sottile». Annosa questione.
Il problema dei pochi scambi va al di al là del periodo di crisi attuale. E porta chi si è quotato, come Enervit e Tesmec (che pure lo rifarebbero: per visibilità, disciplina, contatti esteri) a un bilancio critico: chi le ha acquistate in offerta pubblica non ha guadagnato. «Non ho mai capito perché Borsa Italiana abbia deciso di vendersi a quella inglese, non abbiamo avuto vantaggio alcuno. Tanto valeva restare un prodotto nazionale», dice Alberto Sorbini, presidente di Enervit. Che debuttò nel 2008 a 2 euro (ma con solo il 14% di flottante) e, nonostante «tre ottimi bilanci», non ha più raggiunto quel prezzo, salvo un picco isolato di 2,4 euro. Ambrogio Caccia Dominioni è invece il presidente di Tesmec, che debuttò nel 2010 a 70 centesimi e ora è ferma a 44, nonostante un utile al +27% (e malgrado l'ampio flottante del 40%, il capitale gira in Borsa dello 0,3-0,4% al giorno). «Con la Borsa abbiamo stretto affari da public company — dice —, ma il problema è come si forma il prezzo. La Borsa è un'alternativa seria per società come la nostra, ma va resa possibile rafforzando il ruolo degli investitori istituzionali. Perché il mercato, le Pmi, non le vuole».
Il nodo vale anche per Vincenzo Boccia, presidente della Piccola industria di Confindustria, e Gabriele Cappellini, a capo del Fondo italiano d'investimento nelle Pmi. «Con la stretta creditizia la Borsa può diventare un'opportunità per i piccoli, ma gli investitori assenti sono un problema che si aggiunge agli alti costi di quotazione», dice Boccia. E Cappellini: «Mancano due cose per attivare la Borsa: le Pmi e gli intermediari che operino nelle Pmi»
Un passo è stato fatto dal Tesoro. Ci sono 50 milioni pubblici, pronti per essere investiti nelle nuove Pmi quotate. Inutilizzati.
La leva di Sace
Sono i soldi del «fondo Sace», pensato per sostenere gli scambi azionari a fianco del progetto Elite (vedi altro articolo). Denari di Sace, che sei mesi fa ha dato mandato di gestirli a Symphonia sgr. La Sace (pubblica) prenderebbe insomma una quota delle quotate (private). L'idea piace, ma si aspettano le quotazioni.
Il punto è che, per la crescita, la Borsa serve e deve funzionare. Senza distorsioni. «È uno strumento di politica economica a costo zero per lo Stato, che non grava sulla comunità come gli incentivi fiscali — dice Stefano Caselli, docente in Bocconi e nel board di Elite —. Va promossa in modo più esplicito». Con una clausola, però: «Favorire le Ops e non le Opv». Cioè le offerte pubbliche di scambio, che portano aumenti di capitale, e non quelle di vendita, dove gli azionisti fanno cassa. E, magari, usano i soldi dei risparmiatori raccolti in Borsa per pagare i debiti con le banche: è successo fino a ieri.
 

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Alla fine, dopo un consiglio sospeso e riaggiornato a ieri pomeriggio, l’offerta vincolante per l...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Scatta l’operazione-pulizia del Recovery Plan. Dal primo giro di orizzonte del gruppo di lavoro di...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Negli ultimi giorni, la stampa è entrata improvvisamente nel mirino di alcuni governi in Europa del...

Oggi sulla stampa