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Borsa italiana, Consob rilancia: «Londra garantisca autonomia»

Quanto all’ipotesi di chiudere la Borsa per evitare il massacro delle vendite scatenate dal coronavirus, Savona ha rivelato in audizione di aver ricevuto «forte pressione dall’interno del Paese per chiudere tutte le contrattazioni di Borsa, poteri che la Consob non ha. Può intervenire solo se esistono problemi tecnici, non economici, di suo funzionamento, che non sussistevano nel momento più grave, nè sussistono oggi». L’unica Borsa a chiudere, due giorni per motivi tecnici di operatività, è stata Manila. «Fin dalle prime avvisaglie della crisi – ha ricordato – Consob e Borsa italiana sono intervenute. Consob ha adottato provvedimenti per la sospensione delle vendite allo scoperto». In generale Savona ha detto di non essere pessimista sull’evolvere della situazione: «Sono convinto – ha detto – che il sistema produttivo italiano si riprenderà appena le imprese potranno tornare a operare con tutte le sicurezze sanitarie». Infine, per aiutare le imprese a ricapitalizzarsi, il presidente Consob ha suggerito di consentire ai cda di varare aumenti di capitale, senza dover passare dalle assemblee, fino a 25 milioni, aperti anche al retail e assistiti da garanzie pubbliche.

C’è preoccupazione a livello politico sul destino di Borsa italiana, asset dichiarato strategico ai fini degli interessi nazionali tanto da meritare la tutela del golden power. La Borsa però è di proprietà del gruppo London Stock Exchange, soggetto giuridico di un Paese che ha deciso di uscire dall’Unione europea e che al momento è impegnato nell’acquisizione di Refinitiv, un’operazione da 27 miliardi di dollari, che rimpasterà l’azionariato a favore della compagine americana (oggi il primo singolo azionista è il fondo sovrano del Qatar) e sposterà il baricentro operativo della società dal trading azionario al business dei dati. Fin qui, nulla di nuovo. Nei mesi scorsi il ceo dell’Lseg David Schwimmer era già stato in visita in Italia, accompagnato dall’ad di Borsa italiana Raffaele Jerusalmi, per rassicurare le autorità italiane – Tesoro, Consob e Banca d’Italia – che niente sarebbe cambiato.

Ma ieri a eccitare gli animi sarebbero state le parole del presidente Consob, Paolo Savona, in audizione alla Camera. Rispondendo a una domanda del deputato 5Stelle Davide Zanichelli, che chiedeva delle possibilità di rientro della Borsa italiana all’interno della compagine Ue o addirittura dei confini nazionali, Savona ha risposto che – a partire dal 2 agosto, quando è stata annunciata l’operazione Refinitiv – Consob si è preoccupata di una sola cosa e cioè di garantire l’autonomia operativa di Borsa italiana e la sua crescita sia in termini di personale sia di nuove tecnologie. Quanto alla proprietà, ha chiarito Savona, non è un tema di competenza Consob e tuttavia l’Authority di mercato è in costante contatto con il Ministrero delle Finanze, cui spettano le scelte. Oltre ad avere incontrato l’ad del London Stock Exchange, la Consob ha anche costituito un gruppo di lavoro sul tema. Se Governo e Parlamento intendono invocare il golden power, possono farlo (Borsa italiana e le sue controllate, Mts, Cassa di compensazione e garanzia e Montetitoli, sono tutte state dichiarate strategiche e assoggettabili perciò ai poteri speciali dello Stato), ha ricordato Savona che, di suo, ha detto che è qualcosa che «adombriamo, ma non è nei nostri poteri». Col messaggio, rivolto a Londra, che se non vengono fornite garanzie in termini di autonomia operativa e di crescita di Borsa italiana, è possibile intervengano altre Autorità a complicare i loro disegni.

Nei mesi scorsi sia Deutsche Börse sia Euronext non hanno fatto mistero di essere interessate ad aggregare Borsa italiana e, in particolare, il mercato federale centrato su Parigi – che riunisce anche i listini di Amsterdam, Bruxelles, Lisbona, Dublino e Oslo – lo ha dichiarato espressamente al London Stock Exchange che finora, però, ha negato di volersi privare di Borsa italiana. Tra l’altro proprio ieri Euronext ha aggiunto un nuovo tassello al suo modello federativo, con l’acquisizione del 70% di Vp securities, la Montetitoli danese.

I deputati della Lega Laura Cavandoli e Giulio Centemero hanno auspicato che ci sia «un piano e una visione strategica» da parte dell’Lseg per lo sviluppo del mercato dei capitali in Italia, «così come avvenuto negli ultimi anni grazie all’attuale management, a supporto della tenuta e della crescita del nostro sistema economico» e che se Londra dovesse vendere il Governo abbia una «strategia chiara» alla luce del fatto che può appunto esercitare il golden power.

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