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Borsa in altalena insieme al voto poi la frenata per l’ingovernabilità Spread oltre quota 290, euro a picco

MILANO — «Venti investitori ci hanno chiamato dall’estero chiedendoci: cosa sono ‘ste proiezioni? Non sapevamo rispondere». Il caos di Piazza Affari lo racconta tutto Sandro Valeri, amministratore delegato di Intermonte, la prima Sim italiana. Ieri alle 16,11 il listino milanese è tornato Babele, un mercato dove le lingue sono incomprensibili a parte quella della paura, del caos. L’indice Ftse Mib s’è mangiato un 3% di rialzo in tre quarti d’ora per chiudere in linea con il resto d’Europa (+0,73%), lo spread si gioca una quarantina di punti. E tutti, pur non capendo, concordano che siamo solo all’antipasto. L’ingovernabilità uscita dal responso a caldo dell’urna elettorale ha sprofondato gli investitori indietro di un anno, il redivivo Berlusconi l’avevano sotterrato troppo presto, e la protesta di Beppe Grillo ha dimensioni troppo ampie per permettere agevoli esercitazioni di governo. Quindi da oggi si balla, e non per un giorno, con gli occhi dell’Europa e degli Usa — ieri l’euro è piombato da 1,331 sul dollaro (ore 17) a 1,309 (ore 20). E la disaffezione infastidita del Capitale, che non riesce davvero a capire come gli italiani non abbiano saputo voltare pagina politica.
La giornata comincia tranquilla e fiduciosa. Gli operatori leggono un Wall Street Journal benedicente: «È il più importante appuntamento politico dell’anno nell’euro, gli investitori internazionali puntano su un governo di coalizione tra Pd e Mario Monti, che dà maggiori garanzie per continuare le riforme». Per la Bibbia del denaro una vittoria del centrosinistra «potrebbe portare a un rally sui bond italiani, ogni altro risultato porterebbe scompiglio ». Tra le letture più ariose c’è chi monitora Nota politica, sito di sondaggi clandestino che parafrasa le corse dei cavalli (i sondaggi sono vietati da giorni). «Ben dieci diversi cronometristi certificano che a vincere è la scuderia guidata da Pier le Smacchiateur, che chiude in 36’’ netti. Alle sue spalle Maison Liberté con 30’’, a cui non riesce la rimonta finale». Capito le allusioni? Intanto l’indice Ftse Mib prende slancio fino al 2,2% di rialzo, con acquisti concentrati su banche e assicurazioni — più sensibili al taglio spread sui Btp — e sugli energetici.
Alle 15,00 chiudono i seggi, aprono gli exit poll. Al Senato, dove è più incerto il premio di maggioranza, il centrosinistra ha il 37%, il centrodestra il 29%. Grillo è a bada (16,5%), Monti delude (9,5%) ma pazienza, perché Pierluigi Bersani sembra poter governare da solo. Partono ordini d’acquisto sull’Italia, soprattutto di speculatori, ma anche di compratori di medio lungo termine, arrivati “corti” all’appuntamento. Lo spread torna fino a 257 punti, il Ftse Mib sale quasi al 4%, molte azioni sono sospese per eccesso di rialzo. È un rally più che altro sintetico, costruito comprando futures sull’indice (impegni a comprare il Ftse Mib a scadenza). Ma resta un sollievo. No.
Alle 16,11 “l’aggiotaggio del sondaggista” è in agguato. Le proiezioni Rai/Piepoli sul Senato danno l’alleanza di Berlusconi in testa, al 31%. Non è un errore ed escono altre stime, contrarie alle precedenti, e alla stabilità. «Avevamo ordini stranieri di acquisto in lista d’attesa, anche grossi —
racconta il capo di un’altra Sim — ci hanno ritelefonato chiedendo di annullarli». I day trader e i robot guidati da algoritmi fanno il resto, ampliando il movimento anche se i volumi in vendita sono più sottili. «Raramente ho visto un tale caos — racconta un veterano — nessuno capiva più nulla tra poll, proiezioni, e dati del Viminale». Sul sito degli Interni, mentre le “proiezioni” prefigurano uno stallo politico genere elezioni greche 2012 (con voto bis), le prime 5mila sezioni vere scrutinate danno il Pd in larga maggioranza. Lo scarto Btp-Bund torna ad allargarsi, anche Wall Street — dove il Dow Jones ha appena aperto su nuovi record — ritraccia fino a perdite attorno all’1% e alla fine perde l’1,5%, cioè circa 200 punti.
Viene giù anche l’euro. Alle 17 c’è il rimbalzino, con cui il Ftse Mib chiude (+0,73%). C’è un caso Mediaset: saliva del 10% con Bersani fisso a Palazzo Chigi, lima fino a +2,08% nel bailamme finale. Sulle chat si azzardava che con un governo Pd il Cavaliere venderebbe le tv, a tycoon stranieri. Più tecnicamente, lo stallo può deprimere la raccolta anche del Biscione, che sta per pubblicare il suo primo bilancio in rosso.
Il fixing non consola nessuno: sei operatori su sei ieri alle 18 prevedevano un riavvio odierno in rosso per Piazza Affari. Lo segnala lo spread, che in serata si è aperto fino a 300 punti base, con un deprezzamento del Btp del 2,6%. E oggi, purtroppo, è in agenda un’asta Bot semestrali per 8,75
miliardi, che prelude al nuovo Btp decennale 2023 mercoledì. «Se i numeri sono questi — dice Valeri (ieri alle 18,30, ndr) — non c’è maggioranza, e la Borsa potrebbe avvitarsi nella paura. Sembra non esserci una maggioranza al Senato, neanche con un’alleanza Bersani-Monti». «Finalmente ci accorgiamo che il problema non sono i politici, ma gli italiani — sbotta Alberto Segafredo, capo dei gestori di Carthesio a Lugano — iniziano settimane molto pesanti per Piazza Affari. Come investitore spero in un possibile accordo Bersani-Monti- Grillo. Mentre un bis elettorale non ce lo possiamo permettere, ingesserebbe il paese per 3-4 mesi ».

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