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Borsa giù, attesa per il governo

Chiusura di seduta in ribasso per Piazza Affari appesantita nel pomeriggio di ieri dal nervosismo e dall’incertezza legata alla formazione del nuovo governo e della debolezza interna di riflesso all’aumento dello spread. Gli operatori attendono novità sull’esecutivo, in particolare sulla scelta del nuovo ministro dell’economia, per il quale ieri circolava con insistenza il nome dell’economista euroscettico Paolo Savona. L’indice milanese Ftse Mib ha ceduto lo 0,71% a 22.749 punti, l’All Share ha terminato a -0,59%. L’andamento negativo è risultato in linea con quello delle altre borse europee che pure hanno risentito delle tensioni tra Usa e Corea del Nord, della minaccia di sanzioni protezionistiche statunitensi sulle auto, della situazione politica italiana e l’andamento negativo di Wall Street. L’indice di Piazza Affari poi ha accelerato al ribasso dopo che il presidente Usa, Donald Trump, ha cancellato il summit del 12 giugno con il leader della Corea del Nord, Kim Jong-un.Le principali borse europee hanno chiuso ieri in calo. A Londra, l’indice Ftse 100 ha perso lo 0,92%, per terminare a 7.716,74 punti. A Francoforte l’indice Dax ha ceduto lo 0,94% a 12.855,09 punti. A Parigi l’indice Cac ha lasciato sul terreno lo 0,31% a 5.548,45 punti.

Alta volatilità sui titoli di stato, con lo spread che ha chiuso a 193 punti. Se in mattinata, ieri, lo spread era arrivato a scendere anche sotto quota 180 punti, nel corso del pomeriggio ha ripreso a correre portandosi a quota 193, poco sopra i valori della chiusura di mercoledì. Il rendimento del Btp decennale ha superato nel corso della giornata il 2,4%, sui livelli di fine 2014.

Oltre alle incertezze sul nuovo governo e sul futuro ministro dell’economia, a pesare sui nostri titoli di stato anche le parole del leader della Lega, Matteo Salvini, che nel pomeriggio di ieri ha dichiarato che «gli italiani ci hanno votato per fare l’esatto contrario di quello che l’Ue ci ha suggerito e imposto negli ultimi anni».

A Piazza Affari, sul listino a farne le spese sono stati i titoli bancari, per cui si valuta il possibile impatto negativo delle misure contenute nel contratto di governo. Banco Bpm e Bper sono scese dell’1,23%, Intesa dello 0,93%, Mediobanca del 2,35%, Unicredit dell’1,81%, Ubi dello 0,95%. Giù anche i finanziari e l’energia, con Eni -0,92%, Snam -1,38%, Italgas -2,84%, Saipem (-3,07%).

Tra le altre blue chip Fca ha perso l’1,84% mentre ci si interroga sull’esito dell’indagine annunciata da Trump sull’importazione di auto negli Usa. Altri ribassi per Ferragamo (-2,16%). Bene Brembo (+4,50%), Moncler (+2,30%), Stm (+1,76%).

In luce Brembo (+4,5% a 12,55 euro) su cui gli analisti di una primaria casa d’affari italiana hanno alzato il prezzo obiettivo a 13,8 da 12,8 euro, Moncler (+2,3%) e Stm (+1,76%).

In calo Atlantia (-0,96% a 25,7 euro) su cui comunque Banca Imi ha alzato il prezzo obiettivo da 30,2 a 31,6 euro, confermando la raccomandazione add. Gli analisti, che evidenziano i pochi passi mancanti per la finalizzazione del deal su Abertis, in generale apprezzano l’approccio di allocazione del capitale di Atlantia.

Sul resto del listino si segnala Trevi Fin. (+4,04% a 0,425 euro) dopo la notizia che il gruppo sta proseguendo nelle negoziazioni con Bain Capital Credit per una possibile operazione avente ad oggetto l’indebitamento complessivo del Gruppo Trevi anche se a ieri non è stato assunto alcun impegno, neppure di esclusiva.

In rialzo Fincantieri (+0,8% a 1,38 euro) dopo che la controllata Vard si è aggiudicata un piccolo contratto dal valore di circa 40 mln. Sull’Aim si evidenziano i progressi di Ecosuntek (+7,81% a 6,9 euro).

Il mercato dei cambi ha registrato ieri per l’euro un leggero rialzo sul dollaro scambiato a 1,1728. In calo, invece, il petrolio, con il Wti trattato a 71,06 dollari al barile (-1,09%) e il Brent a 79,21 (-0,74%).

Intanto, Deutsche Bank ha confermato ieri, nella riunione a Francoforte, che il numero complessivo di dipendenti scenderà dagli attuali 97 mila ben al di sotto dei 90 mila (si veda ItaliaOggi di giovedì 24 maggio, ndr). Deutsche Bank è finita in un circolo vizioso. Sta perdendo clienti, investitori e dipendenti che generano profitto, e ha un disperato bisogno di ripristinare la fiducia di tutte e tre le categorie in questione. Christian Sewing, il nuovo amministratore delegato della banca, non ha menzionato alcun intervento in grado di arginare queste perdite durante l’assemblea annuale degli azionisti di ieri. Sewing ha confermato che la banca tedesca taglierà circa il 10% del suo staff e snellirà l’attività di trading e i finanziamenti agli hedge fund, riducendo il suo bilancio approssimativamente del 10%. Per quanto riguarda i costi, Sewing ha detto che entro il 2019 saranno risparmiati 2 miliardi di euro, numeri che dovevano originariamente essere raggiunti quest’anno. Inoltre, potrebbe dismettere degli immobili negli Usa. Il titolo della banca è tornato al punto in cui era durante i «tempi bui» della fine del 2016 e i suoi costi di finanziamento sono decisamente troppo alti. Ieri il titolo ha chiuso la seduta lasciando sul terreno il 4,79%, a 10,376.

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