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Borsa fredda sull’Opa Parmalat

di Massimo Sideri

MILANO— Che fosse una partita complessa le banche italiane lo avevano intuito dall’inizio: almeno da quando alcune tra esse avevano dovuto fare un’inversione a «U» dopo la conquista di Bulgari e lo strappo in Edison passando dall’acquistare titoli per Lactalis alla difesa dell’italianità. Ma forse nemmeno loro — nonostante il pragmatismo della finanza— avevano immaginato che potesse finire così: l’encefalogramma della cosiddetta «cordata italiana» è piatto. C’era anche chi si era spinto a ipotizzare una «super-holding» pronta a scendere in campo. Sta di fatto che la contro-Opa allo stato attuale sembra fantascienza. A tal punto che il mercato ieri non sembrava credere nemmeno tanto all’Opa dei francesi a 2,6. Il titolo ha beccheggiato vicino alla chiusura di martedì chiudendo poi a 2,55 euro. Un po’ troppo distante dal livello ormai ufficiale dell’offerta. Sembra quasi che qualcuno si attenda qualche grana— la Consob e Bruxelles stanno aspettando di valutare i documenti— oppure un accordo a latere del mercato. Cosa che tecnicamente non potrebbe nemmeno avvenire. «Bisognerebbe rendere coerente l’accordo con il meccanismo dell’Opa ormai avviato» spiega una fonte della Consob. L’unica cosa certa è che la Cassa Depositi, forse per rispondere all’impulso del ministro Giulio Tremonti che nonostante tutto vuole che si vada avanti, potrebbe entrare con una quota di minoranza per «monitorare» la filiera del latte e del lavoro italiano. Di fatto, visto quanto si era speso il governo e le banche capitanate da Intesa Sanpaolo è una Caporetto del latte (il copyright è di Enrico Letta). L’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che fin dall’inizio e prima della tragedia che ha colpito la famiglia Ferrero, aveva tentato di imbarcare gli imprenditori di Alba come anti-Besnier, ieri ha riconosciuto la serietà della mossa di Emmanuel Besnier: «Un investimento di cinque miliardi in un'azienda italiana è una notizia importante. Ora appare un’operazione industriale di mercato che, speriamo, dia adeguate garanzie all'intera filiera produttiva. Ora il dossier passa nelle mani del consiglio di amministrazione della Parmalat. Noi oggi non facciamo altri commenti» . Insomma, un’Opa per definizione è una perfetta operazione di mercato e sarà difficile contestarla, anche se c’è chi sottolinea l’opacità totale dei conti Lactalis: il gruppo, appoggiandosi a una legge francese, paga ogni anno una multa per non diffondere i propri bilanci. E sul mercato si parla di un indebitamento notevole, visto anche la campagna acquisti monstre dell’ultimo decennio con 21 aziende acquistate tra cui Galbani con cui di fatto si è internazionalizzata. Una stilettata all’amministratore delegato di Collecchio, Enrico Bondi, è arrivata a freddo anche da Alessandro Profumo, che da amministratore delegato di Unicredit aveva dichiarato guerra alle revocatorie e alle pretese legali del manager aretino, tanto che era stato l’ultimo tra le grandi banche a capitolare e pagare. «Il capo azienda in queste situazioni deve utilizzare la cassa: certamente era merito suo se c'era la cassa in Parmalat, ma nessuno può dire oggi che è colpa di qualcun altro se non è stata utilizzata» . Certo è che la Parmalat snobbata per anni come argomento troppo popolare e cheap si è trasformato in un vero caso politico tanto da essere affiancata alla guerra in Libia nel vertice Italia-Francia. Parmalait, com’è stata francesizzata fin dalle prime mosse dei Besnier la Parmalat, resterà a lungo una spina nel fianco degli italiani. Riesumata dal più grande crac della storia finanziaria europea (14 miliardi), riportata così bene sul mercato che negli ultimi messi si sono fatti vivi dalla Francia, dalla Scandinavia e addirittura dal Canada (dove peraltro Parmalat è molto forte ancora oggi) per averla, coccolata troppo in ritardo dal governo Berlusconi ora come ora sembra ormai territorio straniero. E magari qualcuno adesso inizierà anche a rimpiangere la calata dei fondi stranieri — ancora al vaglio del magistrato Eugenio Fusco e del nucleo valutario— che avevano sempre detto di voler rispettare la bandiera italiana. L’amministratore delegato in pectore dei fondi, Massimo Rossi, si era anche lanciato in una commossa chiamata alle armi contro la calata degli «stranieri» , che per lui erano i francesi. E tanto ci credeva che aveva anche preso l’impegno di passare ad incontrare il vescovo di Parma.

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