Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borsa, febbre da Popolari

Al mercato piace la riforma delle banche popolari. Anche ieri i titoli del comparto hanno preso il volo, con rialzi che vanno dal 9,8% del Banco Popolare al +3,2% di Bper, passando dal +3,6% di Bpm al +3% di Ubi. Fuori dal paniere principale da registrare la fiammata della Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio (+27,28%), ma anche i progressi di Pop Sondrio (+11,2%) e Creval (+10,8%).
È in questo contesto che i banchieri dei principali istituti coinvolti nella riforma si incontreranno oggi pomeriggio a Milano. Un vertice già fissato da tempo e che si terrà nella sede di Icbpi per la riunione del comitato dei principali azionisti dell’Istituto centrale. Sul tavolo il tema della scelta dell’advisor a cui affidare il dossier relativa alla cessione del gruppo (per cui è giunta un’offerta da 2,2 miliardi dal fondo Permira, come anticipato dal Sole 24 Ore), con Mediobanca in pole position.
Ma il vero tema di confronto sarà quello della definizione delle posizioni da prendere dopo il blitz dell’Esecutivo. Con un decreto legge, il cui testo ieri peraltro era soggetto alle ultime limature da parte degli uffici dell’Esecutivo, il Governo Renzi obbliga le 10 banche popolari con più di 8 miliardi di attivi a trasformarsi in Società per azioni nel giro di 18 mesi e ad abbandonare lo schema il principio del voto capitario.
Tecnicamente il timer dei 18 mesi inizierà a scattare dalla pubblicazione delle disposizioni tecniche da parte di Banca d’Italia. Difficile che i banchieri cerchino il muro contro muro con il governo, anche perchè sia Banca d’Italia che la Bce tengono alta l’attenzione sulla materia. Tuttavia non è escluso che in sede di conversione del decreto in Parlamento le banche chiedano di limare il provvedimento introducendo qualche correttivo, così per ammorbidire l’impatto della trasformazione.
Del resto, la riforma del governo, da molti ritenuta necessaria per modernizzare il settore, è stata interpretata come uno “strappo” alla luce delle modalità scelte (un decreto anzichè un disegno di legge) e delle tempistiche, vista l’accelerazione improvvisa degli ultimi giorni. Senza contare che in seno ad Assopopolari stava lavorando la commissione coordinata dal professor Angelo Tantazzi con Piergaetano Marchetti e Alberto Quadrio Curzio, che era stata chiamata alla formulazione di una proposta di autoriforma attesa entro la primavera. Una scelta voluta dal presidente dell’Assopopolari, Ettore Caselli, che sin dal suo insediamento aveva evidenziato la necessità di un cambio di passo del settore, aumentando il peso degli investitori istituzionali nei Cda delle banche. Da qui si dovrà ripartire per proporre eventuali modifiche al provvedimento, il cui impianto, tuttavia, difficilmente potrà essere stravolto nelle sua essenza, a meno di clamorosi colpi di scena.
Certo è che il mercato ha già dato il suo giudizio all’ipotesi del cambio di scenario, a vedere i rialzi di borsa. Anche perchè la trasformazione in Spa delle popolari non può essere altro che il prologo a un avvio delle fusioni nel comparto. Lo stesso ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan in una intervista a Reuters a Davos ha confermato di aspettarsi «un qualche tipo di iniziativa. Mi aspetto entrambi (consolidamento e takeover) e forse anche altre combinazioni». Padoan ha negato che l’accelerazione della riforma abbia «a che vedere con le necessità di Mps». Tuttavia «se il mercato funziona meglio in termini di accesso al capitale questo faciliterà tutte le transazioni, compreso forse Mps».
Gli analisti di Equita vedono «una forte accelerazione nel consolidamento» e non escludono aggregazioni che «coinvolgano più di due soggetti (PopMilano, Bper, Creval e/o Banco Popolare), con la creazione di due superpopolari che facciano capo a Ubi e Pop Milano». L’obiettivo, per tutte le banche, è evitare che la trasformazione in Spa sia occasione per diventare facilmente scalabili. «Il periodo di 18 mesi – spiegano gli analisti di Mebiobanca – consente alle popolari di considerare opzioni di fusioni e acquisizioni all’interno del loro campo». Per questo è possibile che le banche scelgano prima con chi aggregarsi, e poi di trasformarsi in Spa.
Certo è che «lo snellimento del sistema bancario non è una scelta facoltativa per le banche medio-piccole, ma obbligata – spiega Massimo Figna, fondatore e gestore di Tenax Capital, fondo di investimenti con base a Londra – perchè così come è la regolamentazione, e con tassi così bassi attuali, il Roi rimarrebbe sempre inferiore al costo dell’equity». Il decreto «potrebbe generare un miglioramento della redditività del 2-3%, che in parte il mercato sta già largamente incorporando nei prezzi. Ma molto dipenderà anche da modalità e qualità delle fusioni».

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa