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Borsa-Euronext «Jerusalmi resta e le decisioni saranno collegiali»

Borsa Italiana è ufficialmente entrata in Euronext. Il 29 aprile il gruppo guidato dal ceo Stéphane Boujnah ha reso noto che l’operazione – dal valore di 4,4 miliardi di euro – era stata completata: nello stesso giorno, Cdp Equity e Intesa Sanpaolo sono entrati come azionisti con un collocamento privato rispettivamente di 5,6 milioni di euro e 1 milione. Le nozze, annunciate a inizio ottobre scorso, sono quindi realtà.

A raccontare quale sarà il futuro di Piazza Affari è lo stesso Boujnah, che a L’Economia parla dell’autonomia, del modello di integrazione nel gruppo europeo (che gestisce i mercati di Parigi, Amsterdam, Oslo, Bruxelles, Lisbona e Dublino),e delle novità previste per Milano.

Avete assicurato che Borsa Italiana giocherà un ruolo rilevante e manterrà un certo livello di autonomia decisionale. Come avverrà?

«Mi lasci dire che sono estremamente soddisfatto di questo matrimonio. Abbiamo sempre guardato a Borsa Italiana con stima e attenzione, perché rappresenta senza dubbio un’esperienza di successo nel mercato dei capitali europeo. Per questo si può immaginare l’entusiasmo con cui diamo il via a questo nuovo capitolo. Siamo convinti che, nel circuito Euronext, Piazza Affari riconquisterà quella centralità che merita, grazie al nostro modello federale. Come è già stato fatto con le altre acquisizioni, Euronext non solo proteggerà i traguardi raggiunti da Borsa, ma ne supporterà ulteriormente lo sviluppo. Questo per una semplice ragione: il successo del gruppo sarà letteralmente indissolubile da quello di Borsa Italiana. In più, Euronext e la Borsa di Milano condividono un elemento culturale profondo: entrambi valutiamo il nostro successo sulla base di quanto riusciamo a supportare l’economia reale. È il nostro obiettivo».

Ci può dire qualcosa del piano industriale?

«Abbiamo appena annunciato il closing dell’operazione e ora avremo la possibilità di coinvolgere pienamente i team di Borsa Italiana nella definizione del piano di integrazione a cui abbiamo incominciato a lavorare».

Siete preoccupati per la grande attenzione della politica italiana sull’operazione? Due settimane fa alla Camera sono state votate due mozioni che chiedevano rassicurazioni sulla vendita di Borsa.

«Credo che sia estremamente salutare che le forze democratiche di un Paese si attivino per proteggere un infrastruttura preziosa e strategica come questa. È perfettamente comprensibile. Allo stesso tempo sono convito che questa giusta apprensione sarà risolta quando diventerà concreto l’impatto positivo del far parte di una federazione di mercati evoluti come Euronext. Quando le imprese noteranno una maggiore attenzione degli investitori grazie al pool di liquidità singolo, o quando i clienti di Euronext, compresi i grandi istituti bancari, inizieranno a spostare parte delle loro infrastrutture It in Italia, anche in una logica post-Brexit».

Si riferisce allo spostamento del Datacenter principale di Euronext a Bergamo?

«Esattamente. Si è trattato del più importante investimento tecnologico fatto da Euronext, dopo la realizzazione di Optiq, la nostra piattaforma di trading. Dall’Italia passerà il 25% di tutti gli scambi azionari in Europa, diventando il più grande hub europeo in termini di infrastrutture di mercato. Questo vuol dire che proprio qui nel tempo dovranno essere sviluppate le competenze professionali e le strutture per accogliere anche l’indotto portato dal datacenter di Euronext. Si tratta di un’operazione che avviene molto raramente nel nostro settore, ed è una ulteriore dimostrazione della centralità che l’Italia avrà nel gruppo».

Come sarà gestita la naturale competizione fra piazze europee?

«Il modello federale di Euronext è strutturato per prevenire forme di competizione tra i Paesi del gruppo. Ogni mercato di Euronext ha il proprio ceo e il proprio management. Prendiamo decisioni con un approccio collegiale, e tutti i Paesi sono rappresentati. Questa dinamica è riprodotta anche al livello dell’azionariato, dove l’Italia avrà un peso straordinario, grazie al contributo fondamentale di Cdp Equity e Intesa Sanpaolo. Come manager, sono davvero felice che entrino a far parte della federazione azionisti di questa caratura. Elemento fondamentale per il corretto funzionamento di questa meccanica è che il monitoraggio regolamentare rimarrà, come detto,  di competenza delle autorità locali».

Ha citato il management. Quali cambiamenti ci saranno per Borsa Italiana? L’attuale amministratore delegato Raffaele Jerusalmi sarà confermato?

«Il management e i dipendenti di Borsa sono stati una componente fondamentale per il successo della società. Il ruolo di Raffaele Jerusalmi non cambia alla luce del closing. Ci saranno invece nuove nomine, che saranno annunciate nel corso dei prossimi mesi, per assegnare ai manager di Borsa Italiana alcune funzioni di gruppo».

Non sposterete quindi le funzioni di Borsa Italiana in altre sedi europee?

«Borsa Italiana rimarrà la principale infrastruttura di mercato italiana e il punto di riferimento per investitori e emittenti, e le sue sedi principali continueranno a essere a Milano e a Roma. Stessa cosa succederà per Montetitoli, Mts, CC&G ed Elite che manterranno le loro sedi in Italia. Al contrario, come dicevamo, sarà l’intero gruppo ad aprire il proprio network internazionale alle eccellenze delle società di Borsa Italiana, come ad esempio Mts, che diventerà il centro di eccellenza europeo per il trading di reddito fisso».

Le società quotate in Italia saranno quotate anche sulle altre piazze? E Borsa Italiana manterrà il segmento Star?

«Il segmento Star continuerà ad essere parte di Borsa Italiana per le società che si quoteranno in Italia. Non solo: grazie alla visibilità che le società acquisiranno in seguito all’integrazione, riteniamo che con Euronext si profili una opportunità di crescita interessante per questo segmento. Le piazze di quotazione non verranno influenzate dall’integrazione: le società continueranno a essere quotate su Borsa e l’autorità regolamentare rimarrà Consob».

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