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Borsa, effetto-Popolari: la riforma lancia il rally

La Borsa di Milano svetta in Europa (+1,17%) grazie a bancari, in vista della riforma sul credito che sarà varata oggi dal Consiglio dei ministri: raffica di sospensioni al rialzo tra le Popolari per le attese legate all’eliminazione del voto capitario, prevista nell’Investment compact, che favorirebbe nuove aggregazioni tra gli istituti. E già si registra il primo passo: Permira ha offerto 2,2 miliardi per rilevare Icbpi, l’istituto centrale delle banche popolari.
È stata la giornata delle banche popolari a Piazza Affari. Con un rialzo medio vicino al 10% i titoli del settore hanno spinto il Ftse Mib, che ha chiuso la terza seduta consecutiva in guadagno (+1,17%) dopo il +5,9% messo a segno la settimana scorsa. I titoli del settore sono stati in adrenalina sin dalle prime battute, con ripetuti sospensioni perché oggi il governo guidato da Matteo Renzi dovrebbe varare un decreto sul mondo del credito. E il mercato scommette che il provvedimento conterrà la riforma delle banche popolari quotate, con l’abolizione del voto capitario (che garantisce ad ogni azionista un voto in assemblea indipendentemente dal numero di azioni possedute).
La trasformazione delle popolari in spa potrebbe favorire una serie di processi di aggregazioni, fino ad oggi resi difficili proprio dalla modalità di voto. Ecco perché i titoli delle popolari sono stati comprati a mani basse. Al primo posto Bpm (+14,8%). Forte rialzo anche per Banca popolare dell’Emila Romagna (+8,5%), Banco popolare (+8,3%), Ubi banca (+9,6%). Tra le popolari più piccole in luce Creval (+9,63%), Banco popolare Sondrio (+8,06%) , Banca popolare dell’Etruria e del Lazio (+8,2%), Banco Desio e Brianza (+3,92%). Sprint anche per Cattolica Assicurazioni (+6,1%), che come le banche popolari è una società cooperativa.
Le novità danno vigore a ipotesi di acquisizioni, fusioni o integrazioni tra gli operatori del settore. Del resto lo scorso venerdì Renzi ha parlato chiaro: «Non abbiamo avuto paura di intervenire sul numero di parlamentari, non avremo paura di farlo sul numero dei banchieri». Dello stesso parere anche gli addetti ai lavori. «Non escludiamo inoltre che l’obiettivo della riforma possa essere quello di agevolare il consolidamento di Banca Mps e Carige», osservano analisti di Equita. La banca senese ha guadagnato il 3,73%, l’istituto ligure il 2,23%. In scia sono andate bene anche anche le altre banche. UniCredit (+2,3%), Intesa Sanpaolo (+1,2%) e Mediobanca (+4,5%). Si sono poi distinte le azioni del lusso, mentre a Milano sono in corso le presentazioni per le collezioni maschili per il prossimo autunno-inverno.
Positivi anche gli altri listini europei, ma sotto il punto percentuale. Fanno eccezione Zurigo (che ha rimbalzato del 4,35% dopo il -15% della settimana scorsa a causa dello shock derivante dallo sganciamento della Banca nazionale svizzera della soglia di protezione del franco con l’euro a 1,2) e Atene (+2,68%) quando ormai mancano pochi giorni alle elezioni parlamentari (25 gennaio) che potrebbero consegnare la maggioranza a Syriza, il partito di sinistra favorevole alla rinegoziazione del debito. Il rimbalzo del listino di Atene è arrivato dopo che la cancelliera tedesca Merkel ha affermato che l’Europa è impegnata a evitare il Grexit.
I mercati hanno gli occhi puntati sul «quantitative easing» (allentamento monetario) che con ogni probabilità verrà annunciato dalla Banca centrale europea giovedì. Secondo il consensus di 60 economisti intervistati da Bloomberg la Bce potrebbe lanciare un piano da 550 miliardi di euro, fra cui anche titoli di Stato dell’Eurozona. Anche per questo motivo per i bond governativi è stata un’altra giornata tranquilla. Dopo aver a aggiornato il minimo storico all’1,63% nel corso della seduta il decennale italiano con scadenza dicembre 2024 ha chiuso all’1,67% in linea con la chiusura di venerdì. Il titolo marzo 2025 (utilizzato da Reuters per il calcolo dello spread) ha chiuso a 1,73% per un differenziale con il Bund a 130 punti. Chiusura in leggero rialzo dell’euro sul dollaro sopra 1,16 nel giorno in cui da Wall Street (chiusa per il Martin Luther King day) e dall’economia Usa non sono arrivati grandi spunti.
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