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Borsa e spread «votano» la manovra

di Mara Monti

Occhi puntati dei mercati di tutto il mondo sull'Italia e sulla manovra da 24 miliardi di euro che ieri il premier Mario Monti ha illustrato nel corso del consiglio dei ministri al termine delle consultazioni con le parti sociali. La reazione attesa questa mattina sarà un segnale per capire se la sfida è stata centrata alla luce di quanto affermato nei giorni scorsi dal canceliere tedesco Angela Merkel secondo la quale il futuro dell'euro è nelle mani dell'Italia. Un macigno che pesa sulle spalle del premier Monti oggi atteso in Parlamento per il via libera delle Camere alla manovra, una doppia prova che dovrà servire soprattutto per raffreddare le tensioni sullo spread che gli operatori si attendono possa portarsi sotto 400 punti base: «Soltanto quando il differenziale sarà sceso sotto i livelli della Spagna potremo dire di essere tornati ad una situazione di normalità», spiega Alberto Zaffignani responsabile del capital market per l'istituto francese Natixis.
Venerdì lo spread del BTp con il Bund tedesco aveva chiuso a 451 punti base pari a un rendimento del 6,640%, un livello ritenuto ancora troppo alto se paragonato a quello iberico a 344 centesimi che corrisponde a un rendimento del decennale del 5,572%: come l'Italia, anche il neo premier spagnolo Mariano Rajoy annuncerà a giorni i dettagli della manovra sui conto pubblici; dalla Spagna al Belgio dove questa mattina è previsto l'insediamento del nuovo governo dopo l'accordo raggiunto dal premier designato Elio di Rupo su una legge di bilancio che prevede tagli per 11 miliardi di euro nel 2012.
«Nell'ultima settimana il sentiment sui titoli di Stato europei è migliorato, tutti gli spread sono calati benché l'Italia in termini relativi meno degli altri paesi», ha aggiunto Zaffignani. Se lo spread della Francia si è quasi dimezzato passando da 200 punti base a 110 in chiusura venerdì, c'è chi fa notare come questo miglioramento sia dovuto in parte all'innalzamento dei rendimenti del decennale tedesco al 2,128% contro l'1,7% di qualche settima fa, prima del flop dell'asta di titoli pubblici. L'Italia, dunque, può fare meglio e l'obiettivo di uno spread a 350 punti base come stimavano alcuni analisti con l'arrivo del governo Monti, è raggiungibile e molto dipenderà dall'accoglienza che il Parlamento darà alla manovra.
«Non credo ci saranno problemi di approvazione dei provvedimenti – commenta Gregorio De Felice, capo economista di Intesa Sanpaolo -. Di fronte all'emergenza, sono state privilegiate misure che garantiscono il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013. Dopo la messa in mora dell'Italia a fine ottobre, il governo Monti ha fatto quanto ci ha richiesto l'Europa – ha aggiunto De Felice -. Ora possiamo presentarci al vertice europeo con i conti in ordine e partecipare a pieno titolo alle riforme per garantiranno il proseguimento dell'Unione Monetaria mentre sul fronte interno dovranno presto essere adottate misure per stimolare gli investimenti infrastrutturali, migliorare la competitività delle imprese e aiutare le famiglie a basso reddito».
Gli incontri europei saranno centrali nella settimana che si apre oggi: dall'atteso bilaterale tra Angela Merkel e Nicolas Sarkozy oggi a Parigi, al vertice del Ppe a Marsiglia, domani e mercoledì, al direttivo giovedì della Bce che potrebbe decidere un nuovo taglio dei tassi dello 0,25% per portali all'1 per cento. L'attesissimo Consiglio Ue giovedì e venerdì è destinato a ridare fiducia all'economia dell'Europa: secondo quanto affermato dal numero uno dell'Eliseo, Parigi e Berlino presenteranno delle "proposte" per giungere all'unificazione fiscale dopo quella monetaria, e "garantire l'avvenire dell'Europa" minacciata di affondare sotto il peso del debito. Sullo sfondo c'è la visita del Segretario del Tesoro Usa, Timothy Geithner, che in settimana incontrerà i premier europei (l'8 dicembre è in programma il faccia a faccia a Milano con Monti).
L'ultimo appuntamento in calendario è la riunione dell'Eba per definire le ricapitalizzazioni delle banche europee. Una scadenza da tutti scongiurata al punto che da più parti si chiede di soprassedere in un momento in cui le banche sono chiamate a sostenere l'economia reale. Le precedenti due versioni degli stress test sono state accompagnate da aspre critiche per via della promozione a pieni voti accordata a istituti che sono dovuti ricorrere di lì a poco a pesanti interventi governativi. Ma secondo gli analisti, i risultati degli stress test che verranno pubblicati in settimana sono destinati a suscitare critiche ancora maggiori: «La logica sottostante l'analisi dell'Eba – spiega Matteo Ramenghi analista di Ubs – applica a tutti i titoli di Stato europei detenuti dalle banche europee la valutazione di mercato, per natura volatile, e richiede di raggiungere un core tier 1 ratio del 9 per cento. Questo approccio – continua Ramenghi – rischia di esasperare le richieste di maggior capitale proprio quando le banche dovrebbero sostenere l'economia con il rischio di fare contrarre il credito. Non solo, se i titoli di Stato vengono valutati al mark-to-market, ma così per gli attivi tossici. Infine, vengono ignorate importanti differenze nel calcolo del core tier 1 ratio che in altri paesi beneficia di metodologie molto meno stringenti di quella imposta da Banca d'Italia».

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