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Borsa e spread, torna l’alta tensione

ROMA — Lo scossone è stato forte. La risposta di lunedì, alla chiusura dei seggi, era stata solo un assaggio della negativa reazione dei mercati ai risultati delle elezioni italiane. Ieri Piazza Affari è crollata, cadendo del 4,89% e bruciando 17 miliardi di capitalizzazione, mentre gli spread hanno preso il volo anche se l’ingovernabilità dell’Italia sancita dal voto ha in pratica affossato tutti i mercati europei, trascinando ai minimi anche la moneta unica. Certo, il Tesoro ha superato il test della seconda giornata di aste dei titoli pubblici, quella dei Bot semestrali, ma per collocarli tutti, ha dovuto pagare il pegno di un forte rialzo dei rendimenti. Ed oggi dovrà affrontare l’asta più delicata e difficile dei Btp decennali. Senza contare l’avvertimento di Standard and Poor’s arrivato puntualmente ieri: il rating del debito sovrano italiano non sarà «immediatamente» influenzato dall’esito delle elezioni ma saranno le scelte politiche che farà il prossimo governo a determinare il voto.
Le tensioni ieri sono scoppiate sin dal mattino, all’apertura delle contrattazioni. Ad iniziare dall’euro che, dopo il deprezzamento nei confronti delle principali valute iniziato nel pomeriggio di lunedì, ha toccato presto il minimo dall’inizio di gennaio a 1,3019 nei confronti del dollaro e a 119,04 contro lo yen. In seguito la moneta unica ha parzialmente recuperato per poi però riportarsi in area 1,3055 contro il dollaro e 119,65 contro lo yen.
Sul secondario lo spread fra i rendimenti dei Btp decennali e i Bund di uguale durata ha aperto schizzando a quota 343 punti dai 293 di lunedì, per poi chiudere sui massimi da inizio dicembre a 344 punti base, ad un tasso salito al 4,90%. Tensioni politiche hanno penalizzato anche il Portogallo, con lo spread decennale in rialzo di 41 punti base, a 491, dopo che il fronte dell’opposizione al governo ha chiesto che l’accordo con la Ue venga rinegoziato. In sofferenza anche la Spagna che ha registrato un appiattimento della curva dei Bonos, con rialzi dei tassi più elevati sulle scadenze più brevi: lo spread sul decennale si è attestato a 390 punti. In rialzo pure il differenziale titoli del fondo salva-Stati, EFSF, in particolare sulle scadenze intermedie nonostante il buon esito del collocamento odierno del nuovo titolo a 3 anni per un importo di 3 miliardi, ma del resto, così come avviene nei momenti di incertezza hanno registrato un forte calo i rendimenti del Bund decennale, scesi a 1,46% sui quali, appunto, si calcolano gli spread.
Questa mattina si è svolta l’asta dei Bot a 6 mesi, offerti per 8,75 miliardi. Le richieste hanno raggiunto i 12,6 miliardi – con un indice di copertura (cover ratio) quindi di 1,44, inferiore all’1,6 medio per questo titolo – e l’aggiudicazione è avvenuta a un rendimento medio ponderato di 1,24%, in aumento dello 0,51% rispetto la precedente asta di fine gennaio. Secondo gli esperti questo rialzo è dovuto per la metà alla reazione immediata all’esito delle elezioni, e per il resto al nervosismo della vigilia del voto. In pratica il balzo è stato determinato per intero dall’incertezza politica pre e post elettorale. E domani tocca ai Btp, con scadenza a 5 e 10 anni, che saranno offerti per un massimo di 6,5 miliardi. Sul secondario ieri, come si è visto, i rendimenti dei decennali hanno già fatto un bel balzo e c’è chi prevede tassi in deciso aumento, fino a poco sotto il 5%, anche per l’emissione del nuovo titolo oggi in asta.
Ma ieri hanno tremato soprattutto le Borse, in deciso calo in tutto il Vecchio continente, con i titoli assicurativi e bancari, soprattutto italiani ma anche spagnoli, francesi e tedeschi, molto pesanti. La peggiore è stata Milano che ha aperto in rosso ed ha ampliato le perdite dopo l’asta dei Bot che ha confermato il nervosismo degli investitori dopo l’incerto voto politico. Il listino è crollato del 4,89% bruciando 17 miliardi di capitalizzazione.
Per gli istituti di credito è stato un vero e proprio sisma, con cali importanti per Banco Popolare e Mediolanum seguiti da Intesa Sanpaolo, Unicredit, Mediobanca, Carige e Unicredit. Fuori dal bancario in forte calo Telecom seguita da Enel, Eni, Finmeccanica, Mediaset e Fiat.
Il timore per una possibile situazione di instabilità dell’Italia, in difficoltà nel decifrare una formula stabile di governo, dopo il boom della formazione di Beppe Grillo e la rimonta del Pdl, ha però contagiato le altre Piazze europee con Madrid in calo del 3,20%, Francoforte del 2,27%, Parigi del 2,67% e Londra dell’1,34%. Il risultato avrebbe potuto essere anche peggiore se non fossero arrivate buone notizie dagli Usa, che hanno fatto chiudere Wall Street in positivo: il Dow Jones in rialzo dello 0,84% e il Nasdaq dello 0,43%. Si tratta dell’aumento dell’indice dei prezzi delle case e, soprattutto, dell’annuncio che la Federal Reserve non bloccherà gli interventi di stimolo all’economia, cioè l’acquisto di titoli in circolazione per dare liquidità al sistema.

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