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Borsa e spread brindano alla fiducia

La fiducia al governo Letta fa bene alla borsa italiana e ai Buoni del Tesoro. Piazza Affari ieri è stata l’unica borsa europea a chiudere in positivo grazie a un rialzo finale dello 0,68%, e ha raggiunto così i massimi degli ultimi due anni (18.100 punti) durante la seduta. Nel contempo lo spread tra BTp e Bund si è ristretto di sei punti, a 255 punti base, in virtù di un calo del tasso decennale al 4,36%. Una flessione che ha permesso di ridurre ulteriormente (a 12 punti) il divario con il tasso dei titoli spagnoli.
Draghi non sorprende
L’euforia suscitata dal voto di fiducia al governo Letta (il Ftse Mib ha toccato +1,7%) è andata via via riducendosi nel corso della seduta. E per almeno tre motivi. A pesare in negativo anzitutto è stato il discorso di Mario Draghi, che nel consueto meeting mensile della Bce, tenutosi nel pomeriggio a Parigi, non ha aggiunto dettagli sul possibile varo del terzo Ltro, il finanziamento di lungo termine alle banche. Per il numero uno dell’Eurotower una nuova apertura del rubinetto della liquidità a basso costo, come già accaduto nel 2011 e 2012 per un totale di circa mille miliardi, è semplicemente una possibilità, non una certezza. «Non escludiamo nessuna opzione» dice Draghi, anche un «terzo Ltro». Nulla di più che i mercati non sapessero già, visto che di un nuovo Ltro lo stesso Draghi aveva già parlato lo scorso 23 settembre al Parlamento europeo. «Gli operatori si attendevano maggiori certezze sui tempi del nuovo finanziamento – spiegano dal desk operativo di una delle principali banche italiane – ma da Draghi è arrivata solo una generica volontà di intervento».
Le parole “non dette” di Draghi hanno quindi prima rafforzato l’euro, spingendolo a 1,36 contro il dollaro, ai massimi dallo scorso febbraio. E poi hanno raffreddato le speranze degli operatori europei, che hanno schiacciato sul pulsante delle vendite sull’azionario. Parigi ha così lasciato sul terreno lo 0,92%, Francoforte lo 0,69%, Londra lo 0,35%. Solo Madrid si è salvata dal rosso, con un rialzo di appena lo 0,09 per cento.
La seconda ragione che ha fatto prevalere il risk-off (ovvero l’avversione al rischio) sono le notizie provenienti dagli Stati Uniti. Il paese si ritrova a fare i conti con la prosecuzione dello shut down, ovvero la parziale interruzione dell’attività del governo federale (e della relativa spesa). Il mancato accordo tra repubblicani e democratici, come ricordato ieri da Draghi, pone «rischi per la ripresa degli Usa e dell’economia mondiale». Che la crescita a stelle e strisce sia singhiozzante lo dimostra anche il fatto che il settore privato americano abbia creato in settembre 166.000 posti di lavoro, secondo Adp. Il numero è inferiore alle attese degli analisti, che si attendavano 180mila posti di lavoro. Nulla di grave, sia chiaro, ma il dato è stato mal visto da Wall Street, che ha aperto la seduta con un’intonazione negativa che ha pesato sull’Europa.
Piazza Affari e Berlusconi
Se il Ftse Mib e i BTp, pur positivi, hanno ridimensionato in breve i rialzi registrati non appena il governo Letta ha registrato la fiducia al Senato è perchè il dietrofront di Silvio Berlusconi è stato interpretato come una mossa tattica, di breve respiro. «Dal punto di vista della stabilità politica, era meglio un Pdl definitivamente spaccato e un Cavaliere all’opposizione – spiega Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Sgr – All’opposizione e senza i numeri, avrebbe perso qualsivoglia potere contrattuale». All’interno della maggioranza, invece, «può tentare di ricucire gli strappi, riguadagnare progressivamente il controllo del partito, e con esso un grip sul governo».

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