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Borsa e fusioni la risposta alle sfide del made in Italy

di Giulia Crivelli

Per molti, resta un mistero cosa abbia spinto uno stilista come Giorgio Armani, già entrato di diritto nella storia della moda e da decenni tra i migliori ambasciatori del made in Italy, a criticare duramente e gratuitamente la quotazione di Prada alla Borsa di Hong Kong, un'operazione che dà lustro alla moda e all'imprenditoria italiana. Diego Della Valle una risposta se l'è data. Non è un'interpretazione lusinghiera delle parole dello stilista milanese, ma forse ci voleva la lucida franchezza dell'imprenditore marchigiano per dire a chiare lettere quello che in molti avevano pensato o sussurrato: le frasi di "King George" sono state fuoriluogo e soprattutto controproducenti per l'immagine dell'Italia. Che probabilmente non smetterà mai di essere la patria di grandi talenti creativi, i quali in molti casi continuano però a dimostrarsi incapaci di anteporre – anche solo per un istante – l'interesse del Paese al proprio ego. «Hong Kong è una borsa più facile delle altre, non facciamoci troppe illusioni – aveva detto Armani martedì scorso, a tre giorni dall'Ipo di Prada –. Le quotazioni servono per fare entrare dei soldi nelle casse di un'azienda. Io non ho debiti. Non ho il problema di restituire alle banche i soldi prestati per rendere forte il nome».

Ieri, in occasione del 3° Luxury Summit del Sole 24 Ore (si vedano anche gli articoli in pagina e quelli a pagina 28), la replica di Diego Della Valle, presidente e amministratore delegato del gruppo Tod's, quotato alla Borsa di Milano dall'ottobre del 2000: «Gli arzilli vecchietti non ci sono solo nella finanza, ma anche nella moda, a quanto pare. Nel commentare l'Ipo a Hong Kong di Prada Giorgio Armani si è arrampicato sugli specchi, dicendo cose che non hanno senso. È stata un'operazione perfetta, senza una sbavatura, poi arriva Armani e critica senza motivo. Se un'azienda si quota bisognerebbe fare un applauso, altrimenti non possiamo pensare di costruire aggregazioni».

A proposito di aggregazioni, Della Valle, che siede anche nel cda di Lvmh, ha definito ugualmente perfetta l'altra grande operazione del 2011, l'acquisizione di Bulgari da parte del polo del lusso francese guidato da Bernard Arnault. Tornando ad Armani e all'incapacità di dare un contributo costruttivo al sistema moda dell'Italia, il numero uno di Tod's ha suggerito allo stilista di seguire l'esempio di Patrizio Bertelli e Miuccia Prada, impegnandosi nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano o anche solo milanese. «Piuttosto che criticare le strategie di Prada, Armani dovrebbe imparare e investire sul territorio, come ho fatto anch'io a Roma, contribuendo al restauro del Colosseo. In un momento di crisi dei consumi, soprattutto sul territorio nazionale, è importante fare squadra e investire in opere pubbliche. Perché Armani non lo fa? Cosa gli impedisce, ad esempio, di presentare al Comune di Milano un progetto per il restauro del Castello Sforzesco? La moda e le grandi aziende ad essa collegate hanno il compito di dare un segnale preciso, non si devono perdere in invettive inutili, in un momento in cui la domanda interna ancora langue e la crisi finanziaria globale continua a minacciare l'economia reale». A dire il vero, le dichiarazioni di Armani non erano cadute completamente nel vuoto. Dal quartier generale di Prada non era arrivato alcun commento, ma Corrado Passera aveva risposto indirettamente allo stilista, che aveva iniziato la sua invettiva contro Prada dicendo «la moda è delle banche, che ovviamente hanno un'influenza molto importante sul business». «Non si trattava di quotare Prada per pagare i debiti», aveva detto lunedì l'amministratore delegato di Intesa SanPaolo, che ha conferito all'Ipo il 4% del capitale (ne deteneva il 5% dal dicembre 2006), incassando 360 milioni, 255 dei quali di plusvalenza. «Con i soli flussi di dividendi non ci sarebbero stati problemi a estinguere i debiti. L'obiettivo è favorire lo sviluppo e fare del gruppo un polo di nuove aggregazioni», aveva aggiunto Passera, anticipando in un certo senso le parole di Della Valle. Che sulle future operazioni del settore, prendendo spunto dal caso Bulgari, ha sottolineato: «È stato un affare per chi ha comprato e per chi ha venduto. Non c'è spazio per un male inteso senso di protezionismo, potremmo allontanare qualche investitore serio se gli facciamo credere che in corsa possiamo cambiare le leggi».

Oggi intanto i riflettori saranno puntati su un'altra importante Ipo: Ferragamo debutta sul mercato Mta di Piazza Affari.

 

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