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Borsa e Btp ad alta tensione «In guardia sulla speculazione»

È arrivato inaspettato. Il dato dell’Istat che riporta il Prodotto interno lordo dell’Italia in territorio negativo ha sorpreso anche gli esperti della congiuntura e delle previsioni. Nel primo trimestre di quest’anno,il Pil che nell’ultima parte del 2013 era tornato a crescere dopo nove trimestri di flessione, è diminuito dello 0,1%, che si traduce in un calo dello 0,5% su base annua, contro attese rispettivamente di una miglioramento dello 0,2% e di una discesa limitata allo 0,1%. 
Certo si tratta di una diminuzione minima, che forse non basta a fare immaginare un’inversione di rotta della ripresa. Certo, come ha commentato subito il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il ristagno dell’economia «è comune» alla maggior parte dei Paesi europei (solo in Germania le aspettative sono state premiate). Ma la paura che il cammino della crescita, pure se lentissimo, possa essersi interrotto, quella sì, è tornata a farsi sentire. Tanto più che si è riaffacciata sui mercati, come ha segnalato ancora Padoan in un suo tweet , la speculazione: lo spread fra i rendimenti dei Btp decennali e i Bund tedeschi di uguale durata si è ampliato rapidamente e in modo consistente rendendo ancora più tesa una giornata iniziata con la doccia fredda dell’Istat e scivolata tra voci, indiscrezioni e smentite.
Il differenziale italo-tedesco dei tassi è quindi balzato a 185 punti base dai 154 punti del giorno prima, per poi chiudere a quota 180, segnando i massimi da circa due mesi col Btp che si è riportato sopra la soglia del 3% al 3,09%. In forte aumento — a fronte anche del calo dei rendimenti dei meno rischiosi titoli tedeschi — anche lo spread spagnolo e portoghese. Il rialzo dei tassi, in realtà, più che dal deludente andamento del Pil è stato alimentato dalle notizie negative provenienti dalla Grecia secondo cui si profilerebbe una sconfitta della coalizione di governo in occasione delle prossime consultazioni europee. E ancora di più dalle indiscrezioni, peraltro successivamente smentite, sull’introduzione di una tassazione sui titoli ellenici detenuti da investitori esteri. La smentita di Atene è servita però solo a spostare il focus su Italia e Spagna ed a un certo punto il nervosismo è stato così alto che il ministero dell’Economia è intervenuto a chiarire che anche nel nostro Paese — dove scatterà a breve il rialzo al 26% delle aliquote sulle rendite finanziarie — non c’è in vista alcun ritocco per Bot e Btp. «Il governo italiano non ha mai ipotizzato alcuna modifica retroattiva della tassazione sui suoi titoli di Stato» ha fatto sapere Padoan per mettere fine alle speculazioni.
La tensione però si era già trasferita su Piazza Affari, che in una giornata negativa per tutte le Borse europee, frenate dalle base stima della crescita, è crollata del 3,61% a 20.419, bruciando quasi 18 miliardi di euro. Un «giovedì nero» per i listini lo hanno definito gli operatori.
«Non mi faccio illusioni, un più zero o un più uno non mi deprime. Resto fiducioso» ha commentato il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. «Teniamo alta la guardia: testa alla crescita, occhi sui conti, cuore all’occupazione», ha sintetizzato nel suo tweet Padoan, guardando alle prossime mosse della politica economica, che ieri, dopo la diffusione dei dati dell’Istat, è stata ancor di più al centro dei commenti e delle polemiche dei politici impegnati nella campagna elettorale per il voto europeo. «Ci aspettiamo che il taglio dell’Irpef abbia un effetto sull’andamento dell’economia attraverso la ripresa dei consumi e al tempo stesso che politiche annunciate dalle istituzioni europee diano una spinta concreta alla crescita», ha precisato una nota del ministero di via XX settembre aggiungendo che «dal 1° luglio, durante il semestre europeo di presidenza italiana, sicuramente l’Unione europea darà una svolta alle politiche in favore di crescita e occupazione».
Ad alimentare il dibattito anche i dati sulla cassa integrazione che hanno segnalato un miglioramento: ad aprile sono state autorizzate 86,8 milioni di ore tra Cig ordinaria, straordinaria e in deroga, in calo del 13,2% rispetto ad aprile 2013. Per Cisl e Uil, però il calo della Cig ordinaria e l’aumento della straordinaria denunciano la «grande sofferenza» delle imprese. Infine le entrate tributarie e contributive, diminuite nel periodo gennaio-marzo dello 0,6% (-860 milioni di euro), rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

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