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Borsa e bond: Affrontare i mercati

di Giuditta Marvelli

Di certezze ce ne sono pochissime. Di preoccupazioni molte di più. Di sogni e di speranze finché ne volete. Se solo un paio diventassero reali, il 2012 dei mercati potrebbe anche lasciare la storia (e i gufi) a bocca aperta. Che ne dite di una recessione solo accennata? Oppure, osando di fantasia, del ritrovamento di un'antica ricetta Maya in grado di sciogliere al sole il più ostinato debito pubblico europeo?
La verità è che per i mercati finanziari non sarà una passeggiata. Impossibile proclamare dei vincitori: gli studi degli esperti di tutto il mondo si limitano a dire, abbastanza in coro, che gli asset più rischiosi (cioè la Borsa e i bond emessi dalle aziende) potrebbero rivelarsi scelte migliori del resto, non fosse altro per il fatto che, con i tassi di interesse al minimo storico, il capitale di rischio in genere prospera.
Quadro
Le jatture già in corso, purtroppo, sono quasi esclusivamente europee, a cominciare dalla recessione per arrivare ai piedi della montagna del debito pubblico. Questa, in realtà ce l'hanno anche altri, ma solo contro la nostra si può speculare con agio e grande quantità di strumenti. C'è però anche chi ammette con spirito ecumenico che il maggior rischio rimane una recessione globale. Che potrebbe venire sì dalla stressatissima Europa — spiega per esempio l'outlook 2012 della banca svizzera Ubs — ma anche, perché no, da un improvviso peggioramento degli Stati Uniti piuttosto che da un «atterraggio duro» dell'economia cinese.
Il più diffuso elemento consolatorio è la definitiva scomparsa di timori inflattivi: «la caduta dell'inflazione — scrive Keith Wade, chief economist di Schroders, «potrebbe sostenere i redditi e fortificare le spese dei consumatori». E il raffreddamento del ciclo porterà poi con sé ulteriori tagli dei tassi di interesse in Europa: ne è convinto Giordano Lombardo di Pioneer im, che «vede» il costo del denaro nel Vecchio Continente dell'euro allo 0,5% nel giro di qualche mese. Una simile idea viene sposata da una folta maggioranza di money manager che hanno risposto al sondaggio di Bofa Merrill Lynch tra centinaia di gestori in tutto il mondo nelle prime due settimane di dicembre.
Il secondo elemento positivo è invece «la solidità delle aziende, che hanno accumulato cassa e costruito profitti», prosegue Wade. «Molte società restituiscono liquidità agli azionisti attraverso sostanziosi dividendi — aggiunge Mark Burgess di Threadneedle —. Inoltre, in base a svariati parametri, le valutazioni azionarie sono molto interessanti rispetto all'andamento storico e a gran parte delle altre asset class».
Vero. Anche questa idea è condivisa da molti studi. Ma non bisogna dimenticare che i profitti, per lo meno in Europa, sono sempre più a rischio di revisioni al ribasso. Se vogliamo però limitarci allo stato attuale delle cose, le aziende sono messe decisamente meglio degli Stati. Hanno tirato la cinghia dopo il 2008 e hanno archiviato buoni risultati negli ultimi due anni.
Idee
Che fare allora con il proprio portafoglio? CorrierEconomia ha messo insieme alcune idee che tengono conto di tutti gli scenari possibili. Di quelli più ottimisti, che sperano e vogliono credere in una svolta nella capacità europea di gestire il problema del debito pubblico e di rimettersi su un sentiero di crescita. Ma anche di quelli più pessimisti, dove l'uscita dal tunnel resta lunga e faticosa, e dove la rimonta dei Btp e delle azioni europee (forse con l'eccezione della sola Germania) è rimandata ad un futuro più lontano del 2012.
Se è vero che in un'ipotesi di recessione «selettiva» la crescita che serve al mondo per continuare a girare verrà dai Paesi Emergenti e, forse, dagli Stati Uniti, nessun portafoglio, nemmeno il più piccolo, dovrebbe escludere l'idea di investire lontano, lontano almeno una piccola parte di sé.

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