Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borsa, dollari, obbligazioni più lunghe: le nuove ricette anticrisi

La partita sembrava lunga due anni fa. E adesso è chiaro che lo sarà davvero. I primi passi dell’Unione bancaria europea sono veri ma complicati, mentre di maggior integrazione politica e fiscale non se ne parla proprio. Eppure, fino ad oggi, crederci ha pagato bene.
I portafogli anticrisi del debito costruiti alla fine di novembre 2011 dagli esperti di Adviseonly.com — il social network degli investimenti che raccoglie e progetta centinaia di ricette finanziarie — hanno avuto infatti sorti molto diverse. Il più ottimista, quello battezzato Eurosalvezza, ha realizzato in due anni, con poche manutenzioni, una performance del 26%. Anche l’Euroincertezza, il mix dedicato agli indecisi che non volevano scommettere nè sulla resurrezione nè sulla disintegrazione della moneta unica, ha reso a due cifre, con un +12%. Gli unici a cui, per ora, è andata male sono i super pessimisti: il mix Eurotsunami, progettato per chi voleva posizionarsi senza tentennamenti in modo da massimizzare i guadagni in caso di catastrofe, in due anni ha perso il 4%. Non un bagno di sangue, insomma. Piuttosto il costo (2% l’anno circa) di una polizza assicurativa che non è stata necessaria. E che quindi, come tutte le polizze, va a finire nei costi di gestione annuali della famiglia.
Proiezioni
E adesso? «Adesso è ancora quasi tutto da fare — dice Raffaele Zenti, a capo delle strategie di consulenza finanziaria di Adviseonly.com—. Due anni fa, quando i portafogli sono nati, si poteva sperare in un percorso più veloce delle riforme europee. Oggi è chiaro che questi portafogli potranno accompagnarci ancora. Sicuramente per altri due anni. Poi si vedrà».
Così nelle stesse ore in cui gli Stati Uniti hanno apertamente criticato la Germania per aver «depresso» il resto d’Europa, mentre la Federal Reserve non ha ritenuto opportuno allentare il sostegno ai mercati, giudicando la ripresa troppo debole, la revisione biennale delle ricette anticrisi mette in campo alcuni principi generali che riflettono i cambiamenti in corso.
Il primo è: più azioni, meno bond. Nonostante il tira e molla delle banche centrali, l’idea che i tassi possano salire prima o poi suggerisce un riequilibrio, per ora non drammatico, della parte azionaria. Una scelta che riguarda il primo e il secondo portafoglio, non il terzo che continua ad essere una trincea di obbligazioni super virtuose e di valute forti. Un paracadute che potrebbe aprirsi e far guadagnare chi lo compra solo in caso di choc del mercato e di fuga precipitosa dei capitali verso i «porti sicuri» della finanza europea e non. Il secondo mutamento riguarda la selezione dei titoli obbligazionari. Due anni fa era stata dedicata particolare attenzione alla scelta di emissioni con scadenza molto ravvicinata. Ora, di fronte alla prospettiva di un processo molto lento e pieno di incognite, i bond scelti per proseguire hanno una vita residua media un po’ più lunga, che in qualche caso si spinge fino al 2018. Come sempre la scelta è stata fatta individuando emissioni liquide e acquistabili senza eccessive difficoltà anche da privati risparmiatori. Per le azioni, e in qualche caso anche per i bond, i candidati sono gli Etf (Exchange traded fund). Sono strumenti quotati in Piazza Affari che «copiano» l’andamento di indici e panieri specializzati a costi molto bassi. In questo modo anche con capitali ridotti è possibile spaziare sui mercati, scegliendo anche settori molto particolari, come le obbligazioni svizzere o i titoli sottovalutati rispetto al prezzo dei listini internazionali.
Ogni portafoglio è poi corredato da un indicatore di rischio atteso costruito da Adviseonly.com. Va da zero a 100 e quindi suggerisce in modo intuitivo quanto una ricetta possa essere volatile.
Sfide
La partita, quindi, si riapre. Il fatto che l’Euro-ottimismo abbia, fino ad oggi, avuto la meglio in termini di rendimento non può ipotecare in alcun modo le scelte future. Continuerà ad andar bene a chi vede rosa oppure no? A ciascuno la sua scommessa. Il consueto sondaggio svolto da Swg per CorrierEconomia negli ultimi giorni di ottobre su un campione di mille italiani adulti mostra, per esempio, che chi vede rosa sulla moneta unica è in minoranza (20%), mentre abbondano i dubbiosi (43%) e sono piuttosto agguerriti i pessimisti (37%).

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Circa 292 mila iscrizioni al registro delle imprese nel 2020 a fronte di 273 mila cessazioni:...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un debutto al rialzo. Il titolo Stellantis — che ha ereditato le due case automobilistiche Fia...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

L'acquisto della banca senese potrebbe permettere al gruppo milanese di ridurre la distanza dal lead...

Oggi sulla stampa