Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Borsa da brividi, banche a picco

MILANO.
Un mercato a due facce: sprofonda il listino di Borsa, vanno bene i Btp. Sul trentennale, titolo difficile per i risparmiatori per durata e rischiosità, il Tesoro ha collocato 9 miliardi con richieste per 25,4 miliardi e circa il 75% è andato a operatori esteri (2,758% il rendimento). Altro elemento positivo, il rimbalzo del prezzo del petrolio (+8%) che ha dato sostegno a Wall Street, ma non alle Borse europee, ancora colpite dalla crisi di aspettative e fiducia sulle banche.
A Piazza Affari l’indice Ftse Mib ha perso il 2,85%, tornando indietro al settembre 2013. Milano è stata ieri la peggiore in Europa, ancora una volta a causa dei bancari: Banco popolare -10%, Ubi -8,99%, Mps -6,67%, Unicredit -5,93%, Bpm -5,71%, Intesa Sanpaolo -5,25%, tra raffiche di sospensioni (quando l’indice è giunto a perdere il 4%). In forte calo anche Carige, Creval e Popolare Sondrio. L’indice Euro Stoxx bancario però non ha fatto meglio: -4,13%.
Da inizio anno le banche italiane quotate hanno perso 35 miliardi di capitalizzazione. Da un giorno all’altro i valori cambiano anche sensibilmente, complicando ancora il giro di aggregazioni che sta faticosamente partendo. Oggi si svolgerà un faccia a faccia milanese tra il numero uno della Bpm Giuseppe Castagna e il suo omologo veronese Pier Francesco Saviotti. Anche ieri gli advisor di Milano e Verona hanno trattato a tutto campo: un accordo non è ancora raggiunto ma si continua la trattativa avanzata sul numero dei consiglieri del polo nascente, sui concambi, sulle deleghe e sui tempi in cui tenere il tetto di possesso al 5% del nuovo capitale. L’intesa, se verrà, non sarà comunque prima delle approvazioni dei bilanci (l’8 Bpm, il 9 il Banco), quando si conosceranno i rispettivi accantonamenti a fronte di crediti in sofferenza e le eventuali necessità di altro capitale.
Anche se la prima fusione ci fosse davvero, difficilmente provocherebbe un big bang ravvicinato e automatico per le altre banche italiane non più in grado di proseguire da sole in uno scenario sempre più complesso. C’è la montagna di sofferenze da 200 miliardi di euro, una situazione di calante fiducia tra i gruppi più fragili e i loro clienti, la risicata dotazione patrimoniale di una manciata di istituti. Per il settore è una salita di sesto grado. E va percorsa nella mancanza di un fattivo coordinamento tra le autorità di controllo e quelle politiche: Tesoro, governo, Bce, Banca d’Italia e Consob, la Commissione sembrano angoli di un poliedro di forma misteriosa, divergenti per culture e interessi in gioco, e che comunicano a intermittenza. «Servirebbe una cabina di regia», dicono banchieri e investitori, chi rimpiangendo i tempi in cui per esercitare la moral suasion e completare un giro di valzer bancario bastava il sopracciglio di un Antonio Fazio.
Ma Fazio è lontano. E urge la sistemazione di Mps, Carige, le “nuove” Etruria, Marche, Carife, Carichieti, più Vicenza e Veneto banca, che tra poche settimane hanno in agenda ricapitalizzazioni miliardarie previe quotazioni in Borsa (doppio salto mortale, se si presume che si emetteranno nuove azioni Veneto e Vicenza a valori decimali rispetto a quelli stabiliti d’ufficio un tempo). Così nella sovrana incertezza gli investitori continuano a vendere azioni e bond. Ormai Mps a 0,54 euro capitalizza 1,6 miliardi, circa il 15% del suo patrimonio netto. Tra le sale operative di Milano e Londra sono sempre di più quelli che scontano sulla banca senese lo scenario “equity zero”, in cui ogni futura messa in sicurezza vedrebbe il capitale azzerato, e i bond subordinati chiamati a coprire altre perdite. Un po’ lo schema adottato per le quattro piccole banche salvate a novembre. Su Siena circolano subordinati per ben 5 miliardi di euro, per metà nei portafogli di piccoli soggetti che vedono con timore le quotazioni calate anche a 70 su 100. «I valori di Borsa sono da tenere sotto controllo perché sono un indice di soddisfazione dei nostri azionisti – ha detto l’ad Mps Fabrizio Viola – però in termini di capacità di reggere credo abbiano un effetto non determinante». Sulla fusione imposta dalla Bce sei mesi fa ha detto: «Mps soprattutto per le dimensioni è una sposa che deve trovare un marito adeguato», e sulla sua provenienza: «Ho sempre detto che non faccio questioni di nazionalità ».
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Siamo certamente partiti con il piede giusto». Carlos Tavares, amministratore delegato di Stellan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

«L’intervento del Pnrr si colloca nel solco degli sfidanti obiettivi definiti in sede europea e n...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Squadre di lavoro ad hoc per asili e i nuovi “ospedali di comunità”. Si avvia la fase operativa...

Oggi sulla stampa